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Pil negativo: recessione in Italia

L’Italia è in recessione. A dirlo è il Centro Studi di Confindustria che, dopo aver precedentemente vaticinato un +0,2%, prevede per il 2012 un calo dell‘1,6% del Prodotto interno lordo. La questione non è nuova: già a fine novembre le stime di Fondo Monetario (Fmi), Commissione Europea, Bankitalia e la stessa Confindustria prevedevano un Pil in netto calo per l’anno corrente e il prossimo, e solo la scorsa settimana il presidente dell’ISTAT Enrico Giovannini aveva rincarato la dose mostrando i dati deludenti della produzione in Italia.

Secondo Confindustria qualche lieve miglioramento si avrà a partire dall’autunno prossimo anche se solo nell’ipotesi «che sia affrontata in modo risolutivo la crisi dei debiti sovrani dell'eurozona grazie al gioco cooperativo tra Stati e istituzioni, rientrino rapidamente le tensioni sui tassi di interesse a lungo termine, siano ripristinate condizioni operative normali nel credito e torni la fiducia tra le imprese». Pura fantascienza, come si evince. 

Il che però in ogni caso, e salvo taglio delle stime, non riuscirà a portare l’Italia fuori dal pantano: l’incremento previsto è del solo 0,6%, e per il 2013, per giunta. Accanto al Pil calerà (ancora) l’occupazione - ci saranno 219mila disoccupati in più solo nel biennio 2012-2013 - portando la perdita di posti di lavoro a quasi un milione dal conclamarsi della crisi. Non solo. Il Centro Studi ritiene molto probabile che «si attenui il reintegro delle persone in Cig, aumentino i licenziamenti e il tasso di disoccupazione salga più velocemente e raggiunga il 9% a fine 2012, rimanendo poi a tale livello nel corso del 2013». Nemmeno a dirlo, chi ne farà le spese saranno soprattutto i giovani tra i 15 e i 34 anni, la cui disoccupazione sfiora già il 30%, oltre a chi ha un’istruzione inferiore. 

La pressione fiscale aumenterà ancora.  Anzi, raggiungerà livelli record: 45,5% del Pil nel 2014. Inoltre la pressione effettiva, che esclude il lavoro sommerso dal calcolo perché non produce entrate per l’erario e che già è sopra il 51% per il 2011, supererà abbondantemente il 54%. La situazione è insostenibile non solo alla luce delle condizioni economiche delle famiglie italiane, sempre più povere, ma anche e soprattutto «se si considera che non corrispondono servizi pubblici adeguati».

Per completare il quadro bisogna sapere che la recessione nel bel Paese «è iniziata prima e risulterà più marcata». E questo in barba alle rassicurazioni di sedicenti politici al potere che dal 2008 a oggi non hanno fatto che raccontare di una Italia sana a livello finanziario e incolume, o comunque “meno interessata” di altri Paesi, dalla crisi economica. 

Sara Santolini

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