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    venerdì
    dic022011

    Titoli italiani sicuri? Macché, la Bce li considera tossici

    In merito all'annosa questione dei Btp, anche sul web stesso, che in teoria - in teoria, come si vede - dovrebbe essere un terreno più facile alla comprensione vera della situazione, visto che oltre ai media embedded ci sono anche altri siti di informazione veramente libera, gira ancora parecchia confusione. Confusione soprattutto nel mettere a fuoco la truffa, che di questo si è trattata, ai danni dei cittadini che lo scorso lunedì, durante il Btp Day, si sono recati in banca per acquistare i titoli di Stato italiani.

    Molti, ancora, non sono convinti della natura di tale truffa. È necessario tornare sull'argomento perché nelle ultime ore ci sono state novità piuttosto rilevanti, in tal senso. E indicative, a patto naturalmente che si abbia l'onestà intellettuale per voler comprendere la situazione.

    Giorni addietro avevamo scritto (qui) che gli italiani che avevano comperato i Btp, illusi dalla "rinuncia" alle commissioni bancarie per il Btp Day, erano state truffate poiché avevano acquistato dei titoli che con molta probabilità (certezza?) andranno incontro alle procedure di ristrutturazione del debito (stile Grecia). E molti avevano commentato la cosa dicendo che avevamo scritto la solita solfa complottista.

    Forse allora può aiutare rilevare l'imbarazzo di Luigi Abete, a capo del gruppo Bnp Paribas, che nel corso di una puntata di Otto e Mezzo, su La7 di qualche giorno addietro, aveva dovuto ammettere, con una capriola logica e argomentativa, che i titoli di Stato erano sicuri, i cittadini avevano fatto la scelta giusta, ma che al tempo stesso le Banche - tutte le Banche - avevano ricevuto l'avvertimento, ovvero di fatto l'imposizione, da parte della Bce e dell'Europa, di dismettere il più possibile dai propri assets proprio i titoli di Stato.

    Sorprende che sulla cosa ci sia bisogno di commento: il vertice di una Banca che sta vendendo titoli di Stato perché gli è arrivata la soffiata della sòla che ha in tasca doveva allo stesso tempo rassicurare e imbonire gli investitori a comperare i titoli stessi. Speriamo che almeno in questo caso non vi sia più bisogno di insistere.

    Adesso, peraltro, il nostro governo ha ventilato la possibilità di pagare, dal punto di vista pubblico, le tante aziende che aspettano pagamenti dallo Stato proprio con dei titoli. Chi sente odore di bruciato?

    Chi la sente sta avvertendo giusto. Queste aziende, spesso con subappalti di piccoli artigiani e in ogni caso nella grande maggioranza dei casi piccole aziende a conduzione quasi familiare, aspettano pagamenti da anni da parte dello Stato. Quest'ultimo, adesso, invece dei pagamenti opta - cioè impone - di pagare mediante dei titoli di Stato. Il che significa due cose, l'una peggiore dell'altra. La prima che tali pagamenti vengono spostati ulteriormente nel tempo, ovvero mediante i titoli a tre, cinque o dieci anni. La seconda che in caso di - molto probabile: confermiamo - ristrutturazione del debito del nostro Paese, cosa che si sta ventilando da più parti, tali aziende vedranno tali pagamenti ridotti ulteriormente. Ciò non impedisce allo Stato, naturalmente, di imporre il pagamento immediato (e non con titoli o dilazioni) dell'Iva e di altre tasse da queste aziende che hanno fatturato senza vedere indietro il saldo. Pagare subito, insomma, per incassi che le aziende non hanno visto e probabilmente non vedranno.

    Al di là di supposizioni tutte da verificare, e le verificheremo, che vi sia molta - attenzione: molta - preoccupazione sulle sorti dell'Italia, è ormai cosa certa.

    Non si spiegano altrimenti tutte le manovre che a livello europeo e anche oltre, tante Banche stanno facendo al momento per prepararsi a una situazione di fallimento dell'Euro.

    La Banca d'Inghilterra sta facendo i suoi studi, e anche negli Stati Uniti si stanno facendo proiezioni di ogni sorta, e valutazioni seguenti, su come reagire al possibile (possibile?) default dell'Italia e conseguentemente di altri Paesi europei. Cosa che naturalmente segnerebbe la fine della moneta unica per come la conosciamo.

    Ora, se tali proiezioni vengono fatte, se si pensa addirittura di cambiare i trattati europei, se si parla da più parti di aiuti dell'Fmi al nostro Paese, se la Bce intima agli istituti di credito di liberarsi dai titoli di Stato italiani (che evidentemente si reputano praticamente tossici) per quale motivo, che non sia appunto ignoranza nel cadere nella trappola, il cittadino italiano dovrebbe riporre fiducia in tali titoli?

    Valerio Lo Monaco

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