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Ocse: poveri sempre più poveri

Uno dei primati dell’Italia è quello della differenza tra i redditi. Secondo l’Ocse nel nostro Paese lo stipendio medio del 10% della popolazione più ricco è oltre 10 volte superiore a quello del 10% più povero. La media è ben al di sopra di quella degli altri membri e la situazione risulta ancora più grave se si pensa a quante persone facciano effettivamente parte dei ricchi e quanti dei poveri: solo l‘1% della popolazione detiene il 10% del reddito nazionale complessivo. 

Inoltre, grazie alle manovre “anti-crisi”, nel futuro queste differenze non potranno che aumentare. Per due motivi. 

Innanzitutto perché i servizi pubblici, che dovrebbero ridurre le disparità tra cittadini, sono stati drasticamente tagliati: una scuola pubblica di qualità, una sanità gratuita, un trasporto efficiente e a buon prezzo, sono i mezzi primari che ha lo Stato per «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3 Cost).

In secondo luogo a causa dello stato del mondo del lavoro: la disoccupazione e il lavoro precario che aumentano, e la retribuzione media che cala, sono la spia dell’impossibilità della maggioranza della popolazione di migliorare la propria situazione economica. Anzi, al contrario sono il segnale di un progressivo peggioramento delle condizioni delle famiglie italiane.

E il Governo che fa? Taglia le pensioni e le risorse per gli enti locali, aumenta l’Iva, reintroduce di fatto l’Ici per tutti. Eppure secondo la stessa Ocse «la quota crescente di reddito per la popolazione con le retribuzioni più elevate suggerisce che la sua capacità contributiva è aumentata. In tale contesto, le autorità potrebbero riesaminare il ruolo redistributivo della fiscalità onde assicurare che i soggetti più abbienti contribuiscano in giusta misura al pagamento degli oneri». 

(ss)

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