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Che cavolo stai dicendo, Grillo?

Ieri l'altro, poco prima della presentazione del suo ultimo libro, Beppe Grillo ha rilasciato alcune dichiarazioni ai giornalisti su Monti e il nuovo governo. Dichiarazioni che suscitano più di una perplessità. Dice l’ispiratore del Movimento 5 Stelle: «avevo parlato di Monti già nel 2009, e di persone credibili come lui, per traghettare questo paese alle elezioni nel 2013».

Secondo il comico, il nuovo Presidente del Consiglio dovrebbe occuparsi di bloccare il debito, modificare la legge elettorale e fare una legge contro il conflitto d’interessi. «Monti non ha iniziato male», dice. «Io non mi permetto di dare un giudizio completamente negativo, ma qua dobbiamo sederci lì e capire cos’è la democrazia». Il resto è la solita giaculatoria sui cittadini che dovrebbero impegnarsi in politica, riappropriandosene dal basso, eccetera eccetera.

Grillo è stato ed è ancora fortemente criticato da una parte dei suoi sostenitori per aver gradualmente abbandonato nel corso degli anni la critica ai superpoteri bancari, al signoraggio e ai coordinamenti sovranazionali che agiscono fuori da qualunque controllo democratico. Dichiarazioni del genere confermano che non si tratta solo di temi piano piano messi nel dimenticatoio dal guru a cinque stelle, ma che addirittura, con uno scarto che lascia attoniti, in qualche modo lo trovano aperto e disponibile.

Ci vogliono coraggio o una buona motivazione per definire Monti e i suoi ministri credibili, con i curriculum che hanno, legati a doppio filo alla piovra bancaria e finanziaria internazionale, o infarciti di quei conflitti di interesse che, secondo il comico, dovrebbero regolamentare. E una buona motivazione per il comico genovese potrebbe essere la febbre di chiudere alla veloce la transizione, per poter così misurare se il 5-6% di consensi che viene attribuito al suo Movimento è reale o virtuale. Grillo cioè, forse vittima della febbre elettorale, dimentica o finge di non vedere le stridenti contraddizioni insite nella presenza al governo di uomini chiamati ad eseguire i diktat della grande finanza speculativa.

Il suo problema, nell’ottica elettorale e del consenso, è la collocazione. Saltato lo schema destra-sinistra, su cui gli era facile giocare, e con l’emergere di un governo tecnico, privo di “colore”, doveva scegliere tra l’appoggio al governo lacrime e sangue, nell’ottica, in realtà una chimera, di salvare il paese, e l’opposizione ad esso. Grillo sceglie di collocarsi tra i “responsabili”, per darsi una statura politica e forse anche per marcare una differenza con l’Italia dei Valori, di cui spesso il suo Movimento sembra essere una fotocopia sbiadita.

Come spesso gli capita, però, nelle sue dichiarazioni Grillo tracima, e brucia in una frase anni di parole (chiacchiere?) proclamate dal suo blog. Dire che Monti non ha iniziato male, di fronte a una manovra che eccelle per iniquità e inutilità dal punto di vista del modello strutturale, significa trasformare in fuffa tutti i suoi post pubblicati finora a favore di pensionati, fasce deboli, famiglie e contro i ricchi, gli evasori e le banche. Categorie, queste ultime, che forse il comico ha deciso di smettere di spaventare, per lasciarsi aperte un po’ di porte nell’accesso alla cabina elettorale.

L’inciampo logico diventa una catastrofe quando, infine, inizia a parlare di ridefinizione della democrazia. Farlo dopo aver elogiato un governo eletto da nessuno, evidentemente imposto da forze sovranazionali, a loro volta tutt’altro che elette o rappresentanti della maggioranza dei cittadini, è un pessimo biglietto da visita. Dà la prova di quello che si è sempre sospettato: Grillo e il suo movimento hanno poche idee, ma confuse.

Grazie a queste premesse, che smentiscono una lunga storia di predicazioni spesso anche condivisibili, il prosieguo del suo “ragionamento” assume il sapore dell’aria fritta, spacciata come autorevole e “nuova”, nella migliore tradizione di quella politica a cui il movimento grillista vorrebbe essere alternativo. In esso, democrazia significa praticamente solo «coinvolgere i movimenti sul territorio», con ciò intendendo il suo movimento, che in molte parti d’Italia sta fagocitando, azzerando e rendendo innocui attivismi territoriali spesso anti-sistema radicati da molto tempo. Il che fa sicuramente il gioco di quelle forze sovranazionali mandanti del commissariamento dell’Italia. Le stesse che Grillo elogia indirettamente, nell’elogiarne direttamente gli esecutori materiali, Mario Monti e i suoi ministri.

Davide Stasi

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