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Click. E Internet sparisce

La Rete ha fama di essere libera e inarrestabile, ma le cose stanno diversamente. Come dimostrano anche le vicende egiziane, a decidere sono i governi

di Valerio Lo Monaco

C'è un ulteriore aspetto da tenere in considerazione, a margine di quanto sta avvenendo in Egitto (e in altre parti del mondo): i "regimi" non si fanno scrupoli, in alcun modo, nel chiudere Internet. 

Ora è la volta dell'Egitto, da dove, al momento, oltre che attraverso i media ufficiali, e il che è tutto dire, ci arrivano notizie unicamente da un canale di Twitter lasciato (inavvertitamente?) aperto, oltre che da pochi altri media, peraltro non ufficiali. Pare insomma che al momento stia funzionando solo un piccolo operatore di telefonia mobile, il quale peraltro prende il traffico da Telecom Italia Sparkle. Questa indiscrezione l'abbiamo trovata sul web, infatti.

Il governo, dopo aver dichiarato che avrebbe preso "misure decisive" contro i manifestanti, ha dato dunque seguito alla cosa, tanto per iniziare chiudendo le comunicazioni. Troppo tardi, a conti fatti, ma il punto resta. 

Beninteso, non è la prima volta in cui, anche nel recente passato, in occasione di momenti di particolare tensione in alcuni paesi, una delle prime cose "a saltare", ovvero a essere oscurata, sia proprio il web. Iran, Afghanistan e Cina, per esempio. Come dire: la più grande possibilità di comunicazione moderna, sulla quale si esprimono i grandi guru della modernità, non è affatto libera. Anzi. 

L'argomento è ovviamente molto ampio, e racchiude tutti quelli che premono sulla libertà nel web, anche in considerazione alle tante battaglie che si stanno combattendo, a vario titolo, in merito al copyright, alla pubblicazione di altri contenuti e insomma in rapporto a tutta una serie di attività che non possono che essere direttamente collegate ai vari gruppi di potere economico-politico-mediatico che ci sono nel mondo.

È ovvio, o dovrebbe esserlo, che anche in internet, tutto si è fuorché totalmente liberi. Anche nel caso in cui un soggetto qualunque, che sia una redazione di un media o un libero cittadino, abbia la possibilità di detenere in proprio un server sul quale fare girare il proprio sito, decida di non utilizzare nessun sistema esterno e ulteriore per comunicare (Facebook, Twitter, e altri social media) ma comunichi unicamente attraverso un proprio sito personale, di cui è proprietario, ebbene anche in questo caso, a chi di dovere, e potere, basta spegnere la luce. Basta contattare il Registrar sul quale si è registrato il dominio, o il fornitore dei servizi di comunicazione, dunque la linea internet, per decidere di oscurare il sito incriminato.  

Se Wikileaks, come abbiamo visto nelle settimane precedenti, è riuscita per ora a mantenere i propri server disponibili a tutti, ciò dipende dalla “farm” dove tali server sono ospitati che - per ora - mantiene accesa la luce. Paypal, Mastercard e Amazon hanno infatti, di punto in bianco, staccato la spina ad Assange e ai suoi. Ciò significa che la libertà del web è solo presunta. E che in qualunque momento, se il proprio operato - come ad esempio l'informazione dall'Egitto, nel caso specifico - dovesse andare troppo al di là di quanto dai "vertici" è consentito, basterà silenziare il tutto. Con un click.

Chi è, in questo caso, dunque, che ha i fili del potere in mano? Le grandi aziende di telecomunicazioni, naturalmente. Le grandi webfarm. I grandi colossi del web. I quali a loro volta, ovviamente, per diventare tali, hanno dovuto stringere patti d'acciaio con altre realtà. Come per esempio i governi dei Paesi più influenti. Ai quali, e il cerchio è chiuso, basta alzare il telefono per far sparire il cittadino di turno presente sul web.

Tutto questo per dire che se da un lato è vero che il web ha aperto delle possibilità di comunicazione, delle possibilità di fare altra informazione e anche contro informazione altrimenti impossibili nel passato, il nodo più importante da capire è che non basta, non può bastare, per chi ha intenzioni di reazione, di attivismo di vario titolo, operare alla base. Cioè, solo alla base. Se non si punta ai vertici, se non si punta, in qualche modo, a sedere sulle poltrone da cui si controllano i nodi della comunicazione, si sarà sempre soggetti al pericolo di oscuramento. Si può, e si deve, reagire al sistema dall'esterno. Ma si deve sapere che l'obiettivo non può che essere anche quello di sovvertire i vertici. In tutti i campi strategici.

Valerio Lo Monaco

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