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Mezza verità: meno morti sul lavoro

L’Inail sottolinea che nel 2010 le vittime sono calate del 2 per cento rispetto al 2009, confermando una tendenza positiva. Quello che si scorda di fare, però, è tenere conto che nel frattempo si è decisamente ridotto anche il totale delle ore lavorate 

di Sara Santolini 

Giuseppe Lucibello, direttore generale dell'Inail, ha dichiarato durante un convegno dal titolo “Sviluppo imprese in sicurezza” che gli incidenti sul lavoro sono calati, nel 2010, del 2 per cento, confermando un trend positivo iniziato nel 2009. Il dato proviene direttamente dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, e dunque prende le mosse dai suoi archivi gestionali nazionali.

Eppure la situazione non sembra così rosea. A Bologna, tanto per fare un esempio, c’è stata un’impennata degli infortuni mortali tale da rendere necessaria la costituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta. Qui il problema fondamentale è stato focalizzato, nelle parole del senatore bolognese ed ex sindacalista Paolo Nerozzi, sulle «catene di appalti e subappalti e sul sistema che premia l’appalto al massimo ribasso», meccanismo «comune in tutta Italia e grande problema per la sicurezza sul lavoro». La concorrenza tra aziende si giocherebbe sul risparmio in tutte le voci di costo, investendo anche la messa in regola dei luoghi in cui l’attività si svolge.

Una seconda problematica sta nei controlli, per i quali non vengono mai stanziate le risorse necessarie. Basti pensare che nel Lazio gli ispettori del lavoro sono solo 20. «Con questo numero assolutamente inadeguato per una regione dove c'è un continuo sviluppo edilizio», ha denunciato Roberto Cellini, responsabile della Fillea Cgil di Roma e Lazio, la sezione che si occupa in particolare dei lavoratori edili, «se si volessero controllare tutti i cantieri, sarebbe possibile una sola ispezione ogni vent'anni in ciascun cantiere». Per questo, secondo Walter Schiavella, segretario nazionale della stessa Fillea Cgil, «gli imprenditori senza scrupoli risparmiano proprio sulla sicurezza, certi di farla franca perché i controlli sono pochissimi»

Si tratta solo di esempi locali e limitati a un unico settore, che però danno il quadro generale di quello che sta accadendo in questo Paese. Seppure i dati diffusi dall’Inail si confermassero positivi, non lo sarebbero quanto sembrano a prima vista. Nelle zone dove si concentra il lavoro il livello della sicurezza si è pericolosamente abbassato. Non basta inoltre parlare di variazioni positive rispetto agli anni precedenti, se non si tiene conto anche del monte ore complessivo. Infatti, secondo Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil, nell’analisi di questi dati «bisogna sempre tener presente che la crisi ha determinato, con la sensibile riduzione delle ore lavorate, una corrispondente riduzione dei rischi così come, allo stesso tempo, non va sottovalutato l'incremento del lavoro nero che spesso è un'occasione per l'omissione di denuncia degli incidenti». L’economia sommersa, oltretutto, tende a crescere. In nero lavorano non più solo gli immigrati ma anche gli italiani che hanno perso la loro precedente occupazione e, non riuscendo a trovarne una nuova, accettano di lavorare senza stare troppo a sindacare sulla sicurezza, pur di farlo. 

Nell’uno come nell’altro caso gli infortuni sul lavoro troppo spesso, e troppo facilmente, sfuggono alle statistiche.

 

Sara Santolini

 

 

Secondo i quotidiani del 10/02/2011

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