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Portogallo: Tassi record (e i Piigs riprendono a sprofondare)

Il Portogallo ricomincia a sprofondare, visto? Difficile. Difficile che la maggior parte dei lettori lo abbiamo visto per un semplice motivo: il dato attuale relativo al rendimento dei titoli pubblici portoghesi a dieci anni, nel nostro Paese è stato comunicato poco e male. Quando non per nulla.

Impegnati come siamo, dalle nostre parti, a seguire soap opera di vario tipo, perdiamo di vista ciò che invece è essenziale per cercare di leggere il presente. Presente legato, purtroppo, immancabilmente alla crisi economica in corso.

Dunque il dato è questo: oggi il rendimento decennale sui Titoli di Stato portoghesi ha toccato un nuovo record, salendo fino al 7.255%. Inutile insistere, almeno per i nostri lettori, su cosa questo significhi: il titolo sale quando il Paese è messo male e dunque il mercato, per comperare i titoli messi all'asta, vuole guadagnarci di più, visto che il rischio aumenta.

Ma l'economia non si stava riprendendo, come continuavano imperterriti a ripeterci tutti? I Piigs, di cui fa parte il Portogallo (e l'Italia) non stavano in condizioni migliori rispetto a un mese addietro? Evidentemente no, come si vede. E il dato appena citato lo conferma.

Quanto è difficile, dunque, discernere il reale stato della crisi e dell'economia? Molto, in particolare modo se si segue il tutto sui media tradizionali. Meno, se ci si estranea un po' e si guardano i meri dati numerici, oltre ad avere in mano, naturalmente, una diversa chiave di lettura generale.

Il punto dovrebbe essere chiaro: le misure tampone prese qui o là in varie parti del mondo, possono appunto tamponare una situazione critica momentaneamente - e non sempre - ma ovviamente non cambiano la natura delle cose né, chiaro, risolvono il problema. Fondi salva stati, Europa a doppia velocità, patti di stabilità vari quando non proprio interventi diretti della BCE nell'acquistare titoli pubblici dei Paesi a rischio, mediante il gioco delle tre carte con alcune Banche consenzienti, può evitare che i Titoli di alcuni stati schizzino verso l'alto repentinamente. Ma nel momento in cui tutte queste misure tampone basano la scommessa della propria riuscita sulla ripresa della crescita economica, come i vari banchieri sperano, è evidente che la situazione non possa migliorare.

Perché ripresa economica reale non c'è, in primo luogo. E perché anche quando ci fosse, non sortirebbe gli effetti voluti per un secondo motivo, ancora più importante: la crisi che stiamo vivendo è diretta conseguenza della crescita. Sperare di uscirne con ulteriore crescita è come tentare di salvare un tossicodipendente in crisi di overdose con una ulteriore dose di eroina.

E dunque, puntuali, i debiti pubblici continuano ad aumentare, le economie continuano a stagnare, il tutto mentre l'inflazione cresce dunque la ripresa economia è ancora più lenta e, effetto finale, i Titoli di Stato dei vari Paesi ritornano ad alzarsi pericolosamente. Appunto.

Naturalmente l'attività di speculatori di vario genere va avanti, solo alcuni giorni addietro esponenti della Ue e del Fondo Monetario Internazionale sono andati ad Atene per verificare che davvero fosse stato messo un cappio al collo ben stretto attorno al popolo ellenico.

E naturalmente, altra notizia di oggi, la Banca Centrale Europea, attraverso il bollettino mensile da Francoforte, ammonisce che "le incertezze restano elevate" e che "è indispensabile che i governi dell'area Euro diano nel 2011 piena attuazione ai rispettivi piani di risanamento, anche con misure straordinarie". Ovvero tasse e tagli. Che sono dietro l'angolo anche per noi.

Intanto, alle Banche irlandesi servono ulteriori 50 miliardi di euro, e presto. In Grecia la produzione industriale cala ancora di un ulteriore 5%. La Spagna mendica qualcosa al duo Merkel-Sarkozy (mal tollerati da Bruxelles, visto che si sono autonominati salvatori dell'Euro) e in Italia si pensa a Ruby.

 

Valerio Lo Monaco

 

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