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Rispunta il fantasma di al-Qaeda

Un comunicato della fantasmagorica organizzazione terroristica potrebbe ostacolare la “transizione pacifica” in Egitto. E intanto il segretario generale della Nato chiama l’Europa a investire di più nella «sicurezza globale»

di Pamela Chiodi

Nella notte tra il 29 ed il 30 gennaio scorsi, dalla prigione egiziana di Khalifa e da quella di Wadi Natrun sono evasi migliaia di detenuti. Tra loro c’erano anche degli estremisti islamici, tra cui 34 membri e sette dirigenti dei Fratelli Musulmani. Ma il vice presidente egiziano Omar Suleiman sembra prenderne coscienza solo ora, a dieci giorni di distanza. E ieri, infatti, ha esordito con la sua apocalittica denuncia: «Tra gli evasi dalle carceri del Paese ci sarebbero alcuni membri delle organizzazioni jihadiste legate ad al-Qaeda. Questa è una grave minaccia e dobbiamo compiere ogni sforzo per riportarli in prigione». Suleiman lancia l’allarme alcuni giorni dopo la comparsa di un comunicato postato online dallo Stato islamico dell’Iraq, una cellula di al Qaeda, su un forum jihadista, “scovato” dal centro americano di sorveglianza dei siti islamici, il Site. Che ne ha poi diffuso i contenuti per bocca del vicepresidente egiziano. 

Nel messaggio al-Qaeda inviterebbe i manifestanti egiziani allo jihad. L’inizio di una guerra santa per instaurare un nuovo «Stato islamico». Per riuscirci avrebbe fatto sapere che «le porte del martirio sono aperte», così come il «mercato dello jihad»; “letto tra le righe”, con questo messaggio avrebbe offerto il suo tipico aiuto esplosivo. In più, ammonisce i manifestanti a «ignorare il cammino fuorviante della democrazia» e di avere gli occhi aperti per evitare di lasciarsi ingannare dal «nazionalismo pagano e marcio». Lo jihad sarebbe necessario «per gli egiziani, per i palestinesi e per tutti i musulmani che conoscono l’oppressione del tiranno d’Egitto e dei suoi padroni di Washington e Tel Aviv». 

Suleiman rincara la dose di allarmismo. Spiega ad un popolo già abbastanza scosso che «le forze di sicurezza e di intelligence egiziane hanno compiuto sforzi notevoli per ottenere l’estradizione in Egitto di militanti islamici dall’estero e di membri di organizzazioni jihadiste legate a leader esterni, in particolare ad al-Qaeda». Uno shock. Puntualmente seguito dalla diffusione del panico negli stessi Usa. Il ministro della Sicurezza Interna Janet Napolitano ha subito avvertito che la minaccia del terrorismo è «al suo punto più alto dagli attentati dell’11 settembre». Ha inoltre riferito che già ci sarebbero degli individui pronti a sferrare degli attacchi e ha aggiunto che «non possiamo garantire che non ci saranno nuovi attentati e non possiamo chiudere il nostro paese in una campana di vetro. Tuttavia, continuiamo a fare di tutto per ridurre il rischio di terrorismo nella nostra nazione». 

Contemporaneamente in Iraq c’è stato un triplice attentato che avrebbe provocato almeno sei vittime e un centinaio di feriti. Una delle esplosioni è avvenuta proprio davanti alle telecamere. Una curiosa coincidenza che probabilmente ha suscitato un forte impatto emotivo visto che proprio in Iraq sarebbe installato uno dei rami più pericolosi di al-Qaeda. Il tutto può far pensare ad un eventuale intervento della Nato, pronta a sbarcare nelle zone calde mediorientali con il pretesto di inseguire per l’ennesima volta la famigerata cellula terroristica. E infatti, guarda caso, il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen, sta incitando gli Stati europei ad investire di più nella sicurezza. Avevano tagliato i fondi alla Difesa per far cercar di far quadrare i conti disastrati dalla crisi economica. Ma sono stati richiamati all’ordine. Non «possono permettersi di uscire dal business della sicurezza» in un momento delicato come questo. Devono sviluppare una «difesa intelligente» e riprendere ad investire nel settore. «Il Vecchio Continente deve rinvigorire il suo ruolo di primo partner per la sicurezza degli Stati Uniti e adattarsi al nuovo ambiente per la sicurezza globale». Il monito di Rasmussen è perfettamente sincronizzato con il bollettino di al-Qaeda. 

Riunendo i pezzi, sembra che il quadro complessivo disegni uno scenario tutt’altro che pacifico. Intanto, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, sollecita la richiesta per l’Egitto di «una transizione ordinata e pacifica, quanto prima possibile». Fantasma di al Qaeda permettendo.

Pamela Chiodi

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Secondo i quotidiani del 10/02/2011