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Anonymous, i cyber guastatori

Si descrivono come un’organizzazione che difende i diritti umani e la libera informazione, ma le loro attività potrebbero provocare tutt’altro. Come nel caso dei preannunciati attacchi contro ll’Iran

di Pamela Chiodi

Sta per scoccare l’ora x. Domenica alle 13 «mentre tante persone in Italia saranno in piazza a protestare, anche noi sferreremo il nostro attacco. Per voi, per noi, per l’Italia».

La settimana scorsa Anonymous aveva già agito attaccando il sito del governo e impedendovi l’accesso. Adesso il gruppo italiano di Anonymous è partito di nuovo all’assalto del cyber spazio. E stavolta non sarà nemmeno magnanimo com’è stato in precedenza quando aveva informato «il gestore del sito [quello del governo, Ndr] e i provider, in modo che potessero adottare adeguate contromisure». Ora cambia tattica e decide di non comunicare quali saranno gli obiettivi. D’altronde, nemmeno questa è una novità. Loro stessi avevano già anticipato che «le prossime iniziative avranno come scopo quello dell’effetto sorpresa». Per il Centro nazionale anticrimine informatico è quasi una beffa: tutto quello che si sa è che «ci saranno azioni contemporanee» su diversi fronti, nessuno dei quali «sarà di certo un media».

Se la tattica di Anonymous è evidente, gli esiti sul piano strategico sono molto meno chiari. Sul sito le affermazioni di principio non mancano, ma per quanto condivisibili appaiono anche generiche. Si va dal battersi per la libertà d’informazione e d’espressione allo scagliarsi «senza pietà contro chi sfrutta i mass media per convertire forzatamente l’opinione pubblica della gente», ponendosi «contro chi usa la censura e nega la controcultura e il giornalismo vero» e «contro lo sfruttamento delle persone, l’illegalità, la mancanza di rispetto verso la gente, la vita e contro i regimi classisti».

Per ora, però, il bersaglio del gruppo italiano di Anonymous è «l’attuale governo italiano». Nell’ultimo comunicato si sottolinea che «gli italiani meritano qualcosa migliore di Berlusconi e la sua classe politica». E per questo si chiede perentoriamente «libertà di stampa (anche a mezzo televisivo) e un internet accessibile senza restrizioni e censure», come anche che «siano rispettati unitamente alla rimozione della tassa Bondi/Siae ed alla cessazione dell’offuscamento di thepiratebay.org da parte degli ISP Italiani». Poi la minaccia: «Non siamo disponibili ad accettare condizioni o a prefissare scadenze per la nostra protesta; essa durerà finché le nostre richieste non saranno riconosciute e soddisfatte senza riserve da parte del governo».

Il rischio è che invece di pervenire a un «risveglio culturale» e ad una consapevolezza politica a tutto campo, si finisca col promuovere, ed avallare, un cambiamento che è solo di facciata. Una spolverata e nient’altro. La stessa che potrebbero utilizzare anche in altri paesi. Come l’Iran che oggi sarà attaccato. Il bersaglio è il sito della presidenza iraniana e quello della Guida suprema. Non è un giorno scelto a caso. L’11 febbraio si celebra la rivoluzione iraniana del 1979 e il cyber attentato di Anonymous vuole essere una protesta contro il “regime” di Ahmadinejad e a favore dell’opposizione, cui rivolge il comunicato nel quale dichiarano il loro appoggio.

«Noi sappiamo», dicono, «quanto siete grandi. Siete stati uccisi, imprigionati, torturati e ridotti al silenzio da un regime illegale che si è appropriato del vostro paese per 32 anni. Loro possono uccidere una persona ogni otto ore, ma non uccideranno il vostro spirito né la vostra libertà. Sappiate che noi siamo con voi e che non siete soli». Peccato che, magari inconsapevolmente, con il loro gesto aiuteranno un altro regime, quello di Tel Aviv. Il premier israeliano una settimana fa ha dichiarato il suo timore di una possibile alleanza dell’Iran con l’Egitto, se in quest’ultimo dovesse imporsi un nuovo governo rivoluzionario islamico. Netanyahu, evidentemente, si riferisce ancora una volta al partito dei Fratelli Musulmani e al sospetto che «il risveglio islamico» tanto desiderato dall’Iran possa davvero attuarsi. Con l’effetto di determinare un nuovo assetto geopolitico sfavorevole per Israele che così perderebbe la sua influenza sul blocco più importante del Medio Oriente. Destabilizzare il governo iraniano sembra sia una delle tante soluzioni possibili per impedirlo. E Anonymous, incitando la rivoluzione verde e l’opposizione potrebbe favorire questa ipotesi.

Pamela Chiodi

 

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