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Quando la politica batte il cabaret

Alessandra Mussolini insorge contro Crozza: secondo lei la presa in giro della Minetti, andata in onda martedì scorso a Ballarò, «offende le donne». Le allegre seratine di Arcore, invece... 

di Ferdinando Menconi

Il monologo di Crozza in apertura di Ballarò è stato esilarante come al solito: con tutti a ridere, anche gli invitati di sinistra quando venivano bastonati, e quelli di destra con le solite facce schifate da contratto P2L per far credere, invano, che Crozza non fa ridere. Meglio farebbero a lasciarsi andare. Così si può solo pensare che o hanno un autocontrollo pauroso, oltre che servile, o che mancano del tutto di senso dell’umorismo e dell’autocritica. «La seconda che hai detto» avrebbe concluso il Guzzanti di “Quelo”.

Tema del monologo: le foto sexy di Arcore col Cavaliere nudo, quelle, insomma, che esistendo anche se pubblicate nulla cambierebbero alla situazione, salvo soddisfare il voyeurismo degli impotenti della politica. Quelli, per capirci, che non essendo in grado di abbattere Berlusconi politicamente, ripongono le loro speranze nel Bunga Bunga... La colpa di Crozza, che ha fatto scattare le ire della Mussolini, è di aver ironizzato sulle capacità linguistiche della Minetti, a parole riferendosi a inglese e francese, ma mentre la bocca mimava la fellatio: perciò Crozza avrebbe «offeso le donne». Inammissibile in una Tv di Stato. Se vengono offese da quelle commerciali del datore di poltrone, invece, nessun problema.

Nel caso, però, Crozza avrebbe offeso solo la Minetti o, al limite, la cricca di HARDcore, e questo non si estende a “le donne” tutte, al contrario, ma siccome, more solito, la questione ha preso il solito andazzo di categoria offesa, pare che ciò porti più consensi del diritto penale, e visto che la sinistra ha indetto la solita inconcludente manifestazione, la gara adesso è a chi offende di più le donne: il bunga bunga o l’Unità in minigonna. Questo anche se, a ben vedere, la categoria che esce maggiormente lesa, se i fatti Hardcoriani saranno confermati, è quella dei maschi. Sono loro ad uscire veramente malconci e sono loro che dovrebbero manifestare: anche quando arrivano al massimo del potere devono ricorrere al sesso a pagamento per poi essere tenuti per le palle da quattro sgallettate. Meditate maschi, meditate.

Sgallettate e neppure puttane per bene iscritte all’albo, ammesso che ne abbiano uno come avviene per la prostituzione a mezzo stampa, visto che, pare, anche queste scenderanno in piazza per manifestare a favore della dignità della donna: c’è qualcosa che suona strano, ma in fondo anche loro hanno una professionalità da tutelare e poi quelle battono in strada e per necessità, forse. Loro sono veramente delle sfruttate, cosa che non è per le intercettine.

La Mussolini può essersi sentita attaccata personalmente – altrimenti la reazione inviperita non si spiega – quando ha visto che Crozza se la prendeva con una persona che, come lei, è entrata in politica dalla porta principale senza alcun merito. Naturalmente nessuna insinuazione sul fatto che il sesso abbia aiutato la Mussolini nella sua carriera elettorale, però un cognome non può essere considerato un merito: si fosse presentata col cognome della madre, Scicolone, difficilmente avrebbe avuto il successo che ha. Sarebbe stata subito soprannominata vajassa, e mai ducetta. Strano, poi, che una che deve tutto al cognome della linea paterna ora voglia che i cognomi dell’uno o dell’altro genitore possano essere indistintamente mischiati o scelti, a seconda del comodo: militasse almeno nella più becera sinistra femminista e non parlasse più di nonni e tradizione, tenuto conto anche che nonno, ma con molto più stile e senza aiuti chimici, non si risparmiava certo.

In fondo, però, chi poteva battere un cabarettista se non una subrettina? Un’antesignana del riciclarsi in politica, dopo che neppure la copertina di giornali che  offendono le donne era bastata per farla sfondare nel mondo dello spettacolo. Ma, chissà, prima che il suo cognome tornasse di moda la morale era un’altra e le donne si offendevano in altro modo. Poi si sa: chi umilia le donne sono coloro che comprano quei giornali, non chi prende i soldi per posare. Non si pensi mai che le prime a offendere le donne sono certe altre donne. Visto che è inevitabile trovarsi invischiati nelle questioni Hardcoriane meglio ricordare che le intercettine non sono affatto delle vittime: le vittime sono tutte le donne meritevoli messe da parte, ma questo avviene in maniera bipartisan e non solo in politica. Non ci si illuda: non è monopolio del Berluscazz, come lo chiamava Bossi, quando il traditore era lui e non Fini.

Certo, sono stati degli uomini a dare spazi a chi non li meritava, ma che razza di uomini? Uomini che, prima di offendere le donne, offendono gli uomini, così come le donne che usano questo tipo di uomini sono le prime ad offendere la donna: in piazza si dovrebbe scendere fuori da categorizzazioni strumentali e idiote. Tenuto conto, poi, che, se è vero quanto dice Buontempo, anche diversi maschi si sono prostituiti per un posto in lista. Quella che è stata offesa, da ben prima di Ruby, è la dignità di tutti: Crozza non ha offeso “la donna” ma “una donna” ben individuata, che ne ha offese tante, anche se questo non ha rilevanza penale. E poi la Mussolini farebbe bene a ricordarsi che in “Crozza Italia” il comico si è mostrato sempre molto sensibile alla sessualità femminile, con estremo garbo e senza ipocrisie.

Sarà, forse, che appena si entra in politica si attiva una memoria selettiva, per cui ci si ricorda di nonno ma non di quando si sbattevano le tette in copertina, che naturalmente offendevano la donna meno delle battute ironiche sulle doti linguistiche della Minetti. Ma che altro poteva fare, Crozza? Come faceva a ironizzare sulla Minetti in versione politica? Manca il materiale. Poveri comici satirici. Lasciateli lavorare, che per loro è sempre più dura con gente che, dopo aver usurpato un posto in politica, è talmente clownesca da pretendere di usurpare pure il duro lavoro del cabarettista.

Se proprio volevate far ridere, gentilissime signore e signorine, potevate almeno rimanere soubrette. E provarci seguendo le regole.

Ferdinando Menconi

 

Il video incriminato

 

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