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Silvio: Europa, aiutami tu

Messo alle strette dalla Procura di Milano, il premier prova a uscire dall’angolo rivolgendosi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Appellandosi, in modo risibile, a una presunta violazione della sua privacy

di Sara Santolini 

Dopo aver annunciato una causa contro lo Stato, e il ricorso alla Corte Costituzionale, la difesa di Silvio Berlusconi contro le accuse di concussione e sfruttamento della prostituzione minorile ha deciso di puntare sul diritto europeo.

Stavolta, accanto agli avvocati, si è mosso il ministro degli Esteri in persona, Franco Frattini, annunciando l’intenzione di rivolgersi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per chiedere di veder tutelato il diritto alla riservatezza del Presidente del Consiglio. Troppe pagine di giornale, troppe intercettazioni, troppe congetture rischiano di far vacillare l’impero berlusconiano, oltre che di riuscire a portare finalmente il Premier di fronte alla giustizia.

Il Garante per la privacy ha già spiegato ai parlamentari del Pdl di non poter intervenire, come da loro desiderato, per bloccare la pubblicazione delle notizie riguardanti le indagini a carico di Silvio Berlusconi. In particolare perché queste sono di interesse pubblico, riguardando «persone note o che esercitano funzioni pubbliche». Queste persone «fermo restando il rispetto del principio di essenzialità e non eccedenza dell'informazione, hanno una protezione della loro riservatezza necessariamente attenuata, come è previsto nel Codice deontologico dei giornalisti e riconosciuto dalla giurisprudenza».

Allo stesso modo la pratica delle intercettazioni tanto demonizzata non è illecita, qualora segua il sospetto di un reato. Non c’è nessuna persecuzione personale nei confronti del Premier, le cui telefonate personali assunte dalla procura di Milano sarebbero pochissime e nemmeno inserite negli atti per la loro inutilità ai fini delle indagini. Le intercettazioni nei confronti delle persone coinvolte sono iniziate il giorno dopo le dichiarazioni di Ruby che, tirando in ballo Lele Mora, Emilio Fede e la Minetti, hanno fornito agli inquirenti delle “notizie di reato” che non potevano essere ignorate.

Fare dell’utilizzo delle intercettazioni, e della agitazione mediatica che si è creata attorno al caso Ruby, un caso di violazione del diritto alla privacy è dunque una forzatura bella e buona. Che, qualora dovesse arrivare alla Corte Europea, avrebbe presumibilmente il solo vantaggio di far guadagnare un po’ di tempo agli avvocati del Premier. La Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, all’articolo 8, tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare, anche nei confronti delle autorità pubbliche, ma non nel caso in cui «tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere economico del paese, per la difesa dell'ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui».

La limitazione, presente anche nella legislazione nazionale, è dovuta al fatto che i reati non avvengono quasi mai alla luce del sole. È chiaro che il sistema giudiziario debba avere la possibilità di indagare, di fronte al sospetto che un reato sia stato commesso. Anche se questo comporta la violazione di una sfera strettamente personale degli indagati – la presunta privacy cui si appella capziosamente il presidente del Consiglio – con perquisizioni, pedinamenti, congetture, accesso ai dati sensibili, intercettazioni. Le prove raccolte e non utili ai fini investigativi vengono distrutte: mantenendo solo quelle che sono, o che appaiono, compromettenti.

Per l’accusa di concussione, poi, Berlusconi punta a negare qualsiasi coinvolgimento, e dichiara di aver agito per evitare un incidente diplomatico con l’Egitto, nel falso presupposto che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Ma nel caso in cui il Premier abbia fatto quelle telefonate nell’esercizio delle funzioni pubbliche non esiste alcuna tutela della privacy. Tanto è vero che, alla notizia che il ministro degli Esteri si stia occupando delle vicende giudiziarie di Berlusconi, Felice Bellisario, capogruppo dell’Italia dei Valori al Senato ha dichiarato: «sorprende che il ministro parli di violazione della privacy quando lo stesso Berlusconi sostiene, in un clima di ilarità internazionale, di essere intervenuto come presidente del Consiglio per evitare un incidente diplomatico. Frattini vada pure avanti: l'Europa continuerà a ridergli dietro».

 

Sara Santolini

 

 

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