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Flamanville. Il nucleare a caro prezzo

Un’inchiesta di France Soire svela i retroscena di sfruttamento dei lavoratori, di inefficienza e di cupidigia dietro i lavori della nuova centrale in Normandia. Lo stesso modello che l’attuale governo vorrebbe importare anche in Italia

di Andrea Bertaglio

Un terzo dei 3.200 operai impiegati presso il cantiere della nuova centrale nucleare di Flamanville, nella Bassa Normandia, è composto da persone immigrate, soprattutto da Romania e Bulgaria. Tenuti da tempo in una situazione di semi-schiavitù, gli operai hanno iniziato a lamentare condizioni ed orari di lavoro inaccettabili persino per chi è abituato ai turni ed ai ritmi più duri. 

Ad affermarlo è un’inchiesta del quotidiano France Soir, che dimostra quanto i problemi del dispendioso nucleare di nuova generazione, lo stesso che dovrebbe approdare in Italia, non riguardano solo l’ambiente, ma anche i diritti dei lavoratori. Vittime di uno sfruttamento che li porta a lavorare per più di 15 ore al giorno, e a vivere in bungalow tanto malsani quanto costosi. Un deteriorarsi delle condizioni di vita e di lavoro avvenuto in seguito al continuo aumento dei costi e dei ritardi collezionati dal cantiere, alla parziale privatizzazione di EDF e al dilagante fenomeno dei subappalti. Che, in un contesto di perenne riduzione dei costi e massimizzazione dei profitti, sta avviando dinamiche decisamente pericolose.

Il disagio degli operai è stato espresso da un adesivo, apposto di recente fuori dal cantiere di Flamanville: «Stress, oppressione, disperazione, siamo stanchi». Come abbiamo accennato in apertura, circa un terzo dei 3.200 lavoratori sono stranieri. Secondo France Soir, «per lo più rumeni e bulgari, ma anche spagnoli e portoghesi». Una situazione che ha messo in allarme i sindacati francesi. Jacques Tord, delegato speciale della Cgt (Confédération générale du travail), l’equivalente della Cgil italiana, ritiene che le condizioni di lavoro degli immigrati siano ben diverse da quelle dei lavoratori francesi, e che «attualmente è impossibile sapere quanto sono pagati e quante ore fanno effettivamente. A volte iniziano alle 6 del mattino e terminano alle 22 di sera». «È inaccettabile», conclude Tord.

Le condizioni inumane degli operai non si limitano all’orario di lavoro. «A qualche chilometro dal cantiere del super reattore EPR di Flamanville», scrive l’autore dell’inchiesta, Michel Manfredi, sul quotidiano francese, «più di cinquecento lavoratori stranieri, in maggioranza rumeni, sono alloggiati nel vecchio Camping du grand large», uno spazio municipale con 250 bungalow “d’altri tempi” nei quali ogni operaio, per 250 euro al mese, deve condividere con un altro locatario un alloggio minuscolo, munito solo di angolo cottura, un tavolo, una panca ed una camera da letto di non è più di 4 metri per 2. Porte che non si chiudono, isolamento inesistente, finestre tappezzate con fogli di giornale per affrontare meglio il freddo. Ma ciononostante gli affittuari di questi tuguri devono fare parecchia attenzione, perché se una sedia si rompe devono sborsare di tasca loro 70 euro, mentre una bruciatura di sigaretta sul tavolo ne “costa” 20. La cosa più assurda, però, è che durante le loro poche ore libere questi operai non possono ricevere visite.

Flamanville non è l’unico esempio di sfruttamento, perché superano le 22 mila unità i precari dell’industria atomica d’Oltralpe. Persone che, nella maggior parte dei casi, vivono in condizioni a mala pena accettabili. Vengono chiamati “jumper” o “nomadi del nucleare”: lavoratori senza fissa dimora che percorrono la Francia a chiamata. Ora si sono messi a parlare, sia a Flamanville che altrove, incrinando le certezze dei grandi gruppi che gestiscono il business dell’atomo francese ed i segreti dei perimetri invalicabili dei siti nucleari. Uno spirito di corpo che ha iniziato a scomparire in seguito alla parziale privatizzazione di EDF.

«Il fatto che abbiano cominciato a vuotare il sacco è il segnale che la situazione è veramente grave», avverte Alain de Halleux, autore del documentario R.A.S - Nucléaire. Rien à signaler. «Fino agli anni ‘90 il nucleare civile in Francia era legato a una nozione di servizio pubblico», aggiunge il video-maker francese: «Alla base c’era un’idea di per sé “generosa”: quella di fornire energia a basso prezzo a tutti i cittadini». Ma lo scenario è completamente cambiato: «L’imperativo ora é fare soldi e farli in fretta, anche a scapito della sicurezza», afferma la sociologa del lavoro Annie Thébaud-Mory. 

La causa sembra risiedere nel sistema dei subappalti, che fra le funeste conseguenze ha avuto quella di aver reso più lievi i controlli e ridotto al minimo i tempi degli arresti di produzione, necessari durante le periodiche manutenzioni dei reattori. Un allarme lanciato da antinuclearisti, associazioni di scienziati indipendenti ( HYPERLINK "http://www.criirad.org" http://www.criirad.org e  HYPERLINK "http://www.global-chance.org" http://www.global-chance.org), e da Philippe Billard, “decontaminatore contaminato” che, con comprensibile pessimismo, afferma: «Faremo la stessa fine di quelli dell’amianto. E non potremo chiedere il conto a nessuno perché le contromisure sono già state prese: hanno subappaltato tutto, rischi e responsabilità». Persino Marcel Boiteux, ex-direttore generale di EDF (dal 1967 al 1987), ha ammesso: «Ormai si è oltrepassato il segno. Il fenomeno dei subappalti è diventato una mania. Il rischio è quello di una perdita del controllo sulla catena produttiva e di un impoverimento delle competenze e della professionalità, che un giorno potrebbe portare al disastro». Della stessa opinione il radiologo Christian Ugolini: «Ho preferito andarmene. La gestione delle centrali oggi si basa esclusivamente sul ricatto e la paura. Prima chi sbagliava ammetteva il proprio errore, lo comunicava alla direzione e ai colleghi per porvi rimedio . Ora sta zitto nel timore di venire allontanato. È una dinamica molto pericolosa».

È una casta tecnocratica quella che pianifica lo sviluppo di un settore chiave come quello del nucleare, e lo fa esercitando forti pressioni sia su quelle ditte che, per accaparrarsi le commesse, tendono a tagliare i costi, che sui propri dipendenti. Lavoratori precari irradiati e senza diritti. Che, nel contesto italiano, si presume avrebbero la stessa sorte. Se non peggio, con Enel, governo Berlusconi e persino il Vaticano che vedono nel nucleare francese un esempio da seguire, un efficace “modello per l’Italia”.

 

Andrea Bertaglio

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