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L'austerità Made in Usa, come volevasi dimostrare

Il debito pubblico è uno dei problemi più grandi di tutta la modernità occidentale, e non solo. Non deve stupire pertanto che anche la punta di lancia del nostro modello, ovvero gli Usa, debbano affrontare problematiche inerenti la riduzione del debito. Come per tutti i Paesi del mondo, questo può avvenire - a meno di non ripudiare il debito... - mediante il taglio di alcuni servizi, e dunque la riduzione delle spese, oppure mediante l'incremento delle tasse, ovvero del gettito.

Obama, uno dei Presidenti statunitensi più sfortunati della storia, considerando che si è insediato in piena decadenza Usa (e mondiale), malgrado dichiarazioni di vario genere, non può fare altro che tagliare. 

La manovra annunciata si pone l'obiettivo del taglio del deficit di 1100 miliardi nei prossimi dieci anni. Una enormità. Numericamente impossibile da raggiungere, ovviamente.

Lo avevamo segnalato diversi mesi addietro: il 2011 sarà un anno di svolta drastica nella nostra storia. E gli Usa sono parte fondamentale di questo processo. Il disavanzo degli Stati Uniti, questa la previsione, salirà a 1650 miliardi di dollari nel 2011, ovvero il 10.9 del pil. Urgono interventi, insomma.

Oltre alla pletora di previsioni e proiezioni - che da anni, ormai, si rivelano puntualmente sbagliate - il dato che emerge è il varo di tagli molto drastici.

Obama ha dichiarato che si tratta di una operazione che "mette il paese sulla via per ridurre il deficit già nel 2012". E ancora: "il budget per il 2011 salirà al 3,1 % del Pil e al 4 % nel 2012. La disoccupazione scenderà così all'8,6 % nel 2012, rispetto al 9,3 % previsto quest'anno, e al 5,9 % nel 2015". Dati e proiezioni, appunto. O numeri da giocare al Lotto?

Cosa diversa, invece, per quanto riguarda il monito e il motivo di tali tagli: quelli proposti "sono necessari nella lotta al deficit e al debito. E' una proposta di scelte difficili e sacrifici. Il governo americano deve saper vivere con i propri mezzi e prendersi le responsabilità dei propri deficit. Serviranno scelte dure, che comporteranno tagli su cose alle quali tengo profondamente". Solita storia, insomma, la parola austerità veleggia in ogni parte del globo, naturalmente senza fare cenno a chi ha portato a questa urgenza di austerità. 

Di cosa si tratta?

La finanziaria prevede tagli a tutte le agenzie federali, Pentagono incluso, e quindi alla Nasa, ma soprattutto il fatto che il budget dei risparmi arriverà per due terzi da un taglio alle spese e per un terzo dall'aumento delle tasse. Di più, per ora non si sa.

Ma la prospettiva è invece chiara, e porta dritta a una stretta attorno al collo sia dell'economia sia della popolazione americana. Per intenderci, 1100 miliardi di Dollari, a fronte di un sacrificio che, secondo Obama, durerà (almeno) un decennio, è quanto le Banche di affari si sono fatte consegnare nello spazio di un paio di settimane durante gli inizi della crisi del 2007/2008.

Quel denaro andò dritto nelle tasche di chi aveva creato la bolla, e nei portafogli privati dei grandi manager che hanno iniziato subito, nuovamente, a elargirsi munifici emolumenti e premi, mentre il popolo americano, puntualmente, pagherà di tasca propria trovandosi, al momento, con una ipoteca da 1100 miliardi in dieci anni.

Questo il punto, al di là di varie (e spesso avariate) dichiarazioni del caso.

La sintesi è brutale, e oltre alla parte prettamente economica, e morale, che abbiamo appena detto, conferma uno dei punti che a livello geopolitico è sotto gli occhi di tutti quanti vogliano vederlo per quello che è: gli Stati Uniti contano infinitamente meno, a livello mondiale, politico, economico, militare e strategico, rispetto a un decennio addietro. E un mondo nel quale manca una superpotenza di guida come questa - al di là, per ora, di un giudizio di merito, comunque negativo, per quanto ci riguarda - è un mondo inedito.

La storia sta girando, appunto.

 

Valerio Lo Monaco


Secondo i quotidiani del 16/02/2011

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