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USA, i lavoracci del futuro

Inquietante studio sulle prospettive occupazionali di qui al 2018: si riducono gli spazi per le attività intellettuali, anche di tipo tecnico, e aumentano quelli per mansioni di basso profilo. Per le quali però, paradossalmente, sarà richiesta la laurea

di Massimo Frattin

Tra i più richiesti ci saranno gli “addetti alla paesaggistica degli spazi verdi”, gli "assistenti domestici per la salute", i "rappresentanti del servizio alla clientela". Ovvero giardinieri, badanti e addetti ai call center, prontamente gratificati da una terminologia professionale più altisonante. Sono alcune delle figure professionali  per le quali si attende una forte domanda da parte del mercato del lavoro fino al 2018.

È questo il sorprendente esito di un’indagine statunitense sviluppata in origine dal  U. S. Bureau of Labor Statistics e conclusa dal Georgetown University Center on Education and the Workplace. Secondo gli estensori di tale rapporto, nei prossimi anni è meglio scordarsi di essere competitivi  con  professioni tradizionalmente considerate “elevate” e impegnarsi a cercare la soddisfazione lavorativa in impieghi come cuoco, cameriere, vigilantes, camionista, infermiere. Il futuro occupazionale dei giovani statunitensi sarà garantito infatti, per quanto possibile, da questi settori.

Senza nulla togliere a tutte le sopra citate attività, si tratta di uno studio che assesta una botta non da poco al morale di un’intera generazione, e non solo americana, dal momento che il mondo è piccolo e  quel che succede negli  USA prima o poi finisce per essere esportato in tutto l’Occidente. Come spiegare agli studenti universitari degli States che in questi anni stanno investendo su aspettative sbagliata? Sarà per la consapevolezza di questo problema che il rapporto sul lavoro del futuro insiste, rischiando il grottesco, sulla necessità di studi comunque approfonditi per lo svolgimento delle suddette professioni. Come se davvero, per riuscire bene in questo tipo di attività, ci volesse chissà quale background culturale.

Se questo è quello che si aspetta l’amministrazione Obama per uscire dalla fortissima crisi occupazionale che attanaglia gli USA, c’è davvero da allarmarsi. Se da un lato è vero che per indirizzare i giovani verso lavori realmente richiesti è necessaria un’accorta programmazione – e lo studio in esame va verso questa direzione – salta altresì agli occhi che stiamo parlando di pura quantità a scapito della qualità. Quello che si dovrebbe fare per risolvere i deficit occupazionali sarebbe di intervenire sul mercato del lavoro plasmandolo e orientandolo, non mostrare completa sudditanza verso le sue imposizioni. In questo modo c’è la seria possibilità di andare verso un futuro ancora più precario e frustrante, che cancella allo stesso tempo sia le soddisfazioni professionali che quelle economiche.

Stupisce che mentre simili relazioni dovrebbero  sortire  l’effetto di una frustata, vengano invece divulgate con relativa asetticità e quasi rassegnato compiacimento. Viceversa siamo di fronte ad un contesto in cui la grave crisi mondiale, dopo avere colpito duramente il presente, sta per condannare anche il futuro, rimanendo inchiodata a un modello socio-economico che ha mostrato tutti i suoi limiti e che perciò andrebbe ridiscusso alla radice.

Le generazioni chiamate in causa da questo rapporto, già alle prese con l’ingombrante eredità di problemi e di squilibri strutturali, rischiano di essere lasciate in balia di se stesse – casi fortunati a parte – avendo come uniche alternative disponibili o la disoccupazione, o un lavoro obbligato e completamente avulso dalle effettive propensioni individuali, con ripercussioni sociali inimmaginabili. E purtroppo i numeri parlano fin troppo chiaro: a fronte di oltre 15 milioni di laureati in materie scientifiche, il mercato statunitense può assorbirne solo 4,8, mentre gli altri vanno sacrificati sull’altare dell’automazione: un progresso che non si sa fino a che punto possa dirsi tale. Se fino al 2018 ci sarà necessità di appena 300mila ingegneri informatici, serviranno invece oltre 500mila baristi, 825mila badanti, quasi 2 milioni di camionisti e circa 3 milioni di addetti al telemarketing. Tutti laureati, però.

Massimo Frattin

 

Secondo i quotidiani del 15/02/2011

I gattopardi. Dappertutto