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Inps. Forte coi deboli...

Un caso esemplare, e a quanto sembra non isolato: per recuperare delle somme erogate indebitamente, si azzera la pensione di una signora che percepisce 583 euro al mese  

di Massimo Frattin 

Per andare al recupero di soldi versati impropriamente, l’Inps sta riducendo alla fame alcuni titolari di pensione. È capitato ad una ottantenne di Pistoia, ma pare che i casi siano molti di più. Avendo impropriamente pagato una quota di reversibilità non più dovuta, infatti, l’Istituto per la previdenza ha chiesto all’anziana signora la restituzione immediata di quanto ricevuto. O, per meglio dire, ha provveduto d’ufficio a trattenere la cifra corrispondente, defalcandola dalla pensione di gennaio e di febbraio e lasciando alla suddetta, avvilita signora la faraonica cifra di 9 (nove, proprio così) euro con la quale provvedere alla propria sopravvivenza per un paio di mesi.

La vicenda è emersa grazie ad una interrogazione, presentata dal vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, assieme ad altri senatori della Commissione lavoro del Pd, con la quale si depreca l’indegna situazione di difficoltà «causata ai numerosi anziani ai quali l’Inps ha ricalcolato le ritenute fiscali dell’intero anno 2010 recuperandole integralmente nei soli mesi di gennaio e febbraio 2011».

Un fatto che mostra una volta di più le spaventose contraddizioni del nostro Paese, in perenne oscillazione tra il peggiore lassismo e la più spietata burocrazia. E che pone il problema della informatizzazione totale, che priva di qualsivoglia umanità e buonsenso le operazioni conseguenti alla cieca elaborazione dei dati da parte dei computer. Un paese sempre più a doppia velocità, in cui se si appartiene alla “casta” dei grandi evasori si ha anche il diritto a parlare con solerti incaricati dispostissimi a patteggiare e a mettersi d’accordo circa la restituzione del maltolto – anzi, del mai dato – mentre se si fa parte della plebe indifesa bisogna accontentarsi delle voci digitalizzate dei call center automatici, delle minacciose ingiunzioni di Equitalia o addirittura scoprire, come nel caso specifico, che ti hanno svuotato le tasche senza nemmeno interpellarti, lasciandoti a vivere di nulla.

Per chi esporta capitali all’estero o evade bellamente il fisco c’è sempre la possibilità di essere corteggiato e coccolato da una schiera di funzionari pronti a predisporre un piano di rientro, a rate, da portare avanti con comodo, milioncino più milioncino meno: il bilancio 2010 della Guardia di Finanza parla di redditi non dichiarati per quasi 50 miliardi di euro con la scoperta di 8.850 evasori totali. Chissà se vengono trattati come la signora pistoiese. Nei confronti della quale non serve nemmeno una comunicazione: ricca com’è – grazie ai suoi 583 euro al mese – potrà sopportare tranquillamente che l’Inps le trattenga il dovuto alla fonte, senza prendersi il disturbo di preavvertirla.

Nel paese dei furbi e dei disattenti, per chi si comporta secondo le regole c’è sempre meno spazio, e le fasce più colpite sono sempre di più quelle deboli e rispettose del sistema: quelle che dopo una vita di lavoro si trovano con poche centinaia di euro di pensione; o quelle che si muovono invano alla ricerca di un lavoro dopo anni di studio e di speranze. E anche per loro i numeri cantano un ritornello triste: nuovo record negativo per la disoccupazione giovanile, arrivata ormai a ridosso del 30 per cento.

È la vergognosa sintesi dell’Italia di oggi. Giovani e anziani abbandonati a se stessi: gli uni senza futuro, gli altri vessati da una burocrazia disumana e indegna.

Massimo Frattin

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