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Processo breve, giustizia a termine

Il ministro Alfano rilancia la famigerata normativa che cancella tutte le cause che vanno per le lunghe. Un colpo di spugna che ha effetti retroattivi e che, guarda caso, avvantaggia innanzitutto Berlusconi

di Sara Santolini

Quello di cui ha bisogno l’Italia è di avere giustizia in tempi ragionevoli, non di (continuare a) non averne affatto. Angelino Alfano lo sa bene e dunque quando parla della «richiesta dell’Ue di restringere i tempi dei processi in Italia» per giustificare la ricalendarizzazione del processo breve in Parlamento sa anche che si tratta semplicemente di un modo per distrarre l’attenzione dalle sue reali motivazioni.

D’altra parte il primo provvedimento di Angelino come ministro della Giustizia è stato quello di confezionare il tristemente noto “lodo Alfano”: una legge anticostituzionale che avrebbe dovuto proteggere le tre più alte cariche dello Stato (leggi: il Presidente del Consiglio) da qualsiasi tipo di procedimento legale. È chiaro che la sua priorità non era quella di snellire e rendere più efficace la Giustizia, ma di evitare al suo capo, di governo e di partito, i tre processi che ancora non è riuscito a ridurre a un “nulla di fatto” (Mediatrade, Mills, Mediaset). I problemi giudiziari restano. La priorità non cambia.

Il “processo breve” rientra nella triade di leggi, assieme al lodo Alfano e al Legittimo Impedimento, create ad uso e consumo di Silvio Berlusconi al fine, ancora non raggiunto, di sottrarlo per sempre alla Magistratura italiana. Benché approvata al Senato il 20 gennaio 2010, la normativa è stata poi accantonata. Il Pdl, di fronte alle proteste della società civile, della magistratura e, soprattutto, all’opposizione di Gianfranco Fini, non aveva potuto che ripiegare sul Legittimo Impedimento. Ora, che quest’ultimo è stato dichiarato, seppure “parzialmente”, anticostituzionale, sta facendo marcia indietro. 

Come spesso accade, la mistificazione comincia dai nomi. Nonostante la definizione con cui è noto sembri riferirsi a una semplice abbreviazione dei tempi di giudizio, il “processo breve” è ben altro. La norma prevede tempi certi e inderogabili per i processi e, pertanto, stabilisce il proscioglimento d’ufficio degli imputati, che appaiano colpevoli o no, non appena i tempi vadano oltre i limiti disposti per legge. Non solo. Le norme transitorie, che sono le più controverse della legge, prevedono l’applicazione a molti processi in corso. In particolare, qualora la legge venisse approvata, i processi Mills e Mediaset non verrebbero più celebrati. Inoltre sembra che verrà inserita nel testo anche una diminuzione dei tempi di prescrizione per gli imputati incensurati, proprio come Berlusconi. Presumibilmente il primo effetto del processo breve, oltre quello di funzionare come una specie di “amnistia” mascherata, sarà un allungamento di quelle azioni che invece, prima della sua entrata in vigore, si risolvevano in breve tempo: gli avvocati preferiranno portare avanti ogni processo, nella speranza di superare i limiti di tempo previsti, invece di accettare qualsiasi tipo di rito abbreviato o di patteggiamento. 

«Solo i processi per i reati cosiddetti “bagatellari”, a carico dei poveracci, potranno giungere a conclusione prima della prescrizione» ha dichiarato Nino Di Matteo, presidente dell’ANM di Palermo,«tutti gli altri processi, anche quelli per i reati più gravi, andranno in fumo». Tra gli altri, tanto per citarne qualcuno, il processo per il crollo della Casa dello Studente e del Convitto Nazionale dell’Aquila durante il terremoto del 2009, il processo per il disastro ferroviario di Viareggio e quello per il caso Parmalat.

Sara Santolini

 

 

Polveriera Nord Africa. L’Algeria

Secondo i quotidiani del 02/02/2011