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Il solito veto dei soliti Usa

Una direttiva dei repubblicani obbliga la Casa Bianca a bloccare la risoluzione Onu contro Israele. Per Obama significa un’ulteriore perdita di credibilità, che potrebbe dischiudere la porta a una mediazione russa tra Tel Aviv e i Palestinesi 

di Pamela Chiodi 

Un’alzata di mano e Israele è salva. Non dovrà pagare nessuna sanzione per aver continuato a costruire edifici abusivi nella zona di Gerusalemme Est e nei territori palestinesi. Per celebrare la vittoria, lo stato ebraico ha deciso di fabbricarne altri 250. E in più, non contento, continua anche a dare ordini per demolire quelli palestinesi. In totale si stima che dal 1967 al 2010 ne siano stati distrutti quasi trentamila. È illegale? Sì. È possibile intervenire? No. Finché Israele avrà l’appoggio di almeno uno dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu, potrà tranquillamente violare i Trattati Internazionali, la Convenzione di Ginevra e, nello specifico, il diritto dei palestinesi di abitare la propria terra. 

Venerdì scorso, infatti, l’ambasciatrice Usa Susan Rice si è opposta alla risoluzione che avrebbe condannato Israele per aver costruito alloggi illegali in un territorio che non le appartiene. Contro i 14 voti espressi a favore, ne è bastato solo uno per bloccare qualsiasi tipo di sanzione. Così funziona il Consiglio di Sicurezza. I suoi cinque membri permanenti, ovvero Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito, hanno il potere di bloccare con un loro singolo voto qualsiasi tipo di risoluzione. E così è stato per Israele, particolarmente legato agli Usa. Tra i due governi, però, non sembra ci sia l’affinità di una volta. Mentre Tel Aviv «apprezza profondamente la decisione del presidente Obama di porre il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza», l’ambasciatrice Usa specifica che «il “no” alla risoluzione non significa appoggiare gli insediamenti israeliani. Anzi, noi respingiamo con fermezza la politica di espansione di Israele». Con questa dichiarazione, è come se il governo democratico di Obama si fosse dissociato da ciò che lui stesso ha appena votato. Sembra un atteggiamento schizofrenico. In realtà è solo l’ennesima dimostrazione della “presa” della Casa Bianca da parte dei repubblicani. 

Obama è stato costretto ad attuare una direttiva formulata proprio dai suoi avversari, e approvata al Congresso, in base alla quale si obbliga l’esecutivo a bloccare qualsiasi risoluzione contro Israele. E così è stato. Il Presidente aveva tentato di far desistere il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmud Abbas, dal presentare in sede Onu il documento che denuncia Israele. Voleva evitare la pubblica ammissione del fallimento nei negoziati di pace. Perciò chiama due volte il presidente dell’Anp che invece resta fermo nel suo proposito. Obama fallisce ancora una volta. A sottolineare il crack della sua immagine è sia l’Autorità Nazionale Palestinese che definisce il veto degli Usa «una decisione sciagurata e squilibrata, che influenzerà la credibilità dell'amministrazione americana», sia l’opinione pubblica internazionale. 

L’Unione Europea, ad esempio, ha espresso il suo «rammarico per l’impossibilità di raggiungere un consenso sulla risoluzione sugli insediamenti al Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite. La posizione dell’Ue sugli insediamenti, compresi quelli a Gerusalemme Est è chiara: sono illegali secondo il diritto internazionale, costituiscono un ostacolo alla pace e rappresentano una minaccia alla soluzione dei due stati». L’Autorità Nazionale Palestinese però, non è disposta a lasciar cadere nel nulla i trattati di pace e dichiara di voler «rivedere il processo negoziale». Ma se gli Usa hanno fallito, chi potrebbe riuscirci? Il venti gennaio scorso il presidente russo Dmitrij Medvedev è andato in visita in Palestina. Durante uno dei suoi incontri ha dichiarato che «al momento le posizioni del Quartetto degli operatori per la pace in Medio Oriente, sono in gran parte identiche. È chiaro che gli Stati Uniti hanno una grande influenza su Israele – o Israele ha una grande influenza sugli Stati Uniti – mentre la Russia ha ottimi rapporti sia con il mondo arabo che con Israele. Tuttavia, l’attività d’insediamento blocca tutto e, idealmente, Israele deve fermarsi». 

La Russia ha due vantaggi, come ha specificato il presidente russo. È amica sia di Israele sia del mondo arabo. Con il globo in pieno riassetto geostrategico chissà se potrà essere lei il filo che li unisce.

 

Pamela Chiodi

 

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