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Tutta questione... di culo

Madri in rivolta a Milano: vicino alla scuola elementare dei loro figlioli era comparso l’ennesimo manifesto con una modella che mostra le terga. Uno scandalo di altri tempi, visto il degrado generale della società e della politica 

di Davide Stasi 

Qualche giorno fa è stato rimosso, in Viale Puglie, a Milano, un cartellone pubblicitario. Definito hard dalla stampa, in realtà mostrava solo il tornito lato B della solita modella, esposto al pubblico per pubblicizzare una collezione di moda. Niente di hard, in realtà. Solo un culo. Il problema era che il cartellone era stato posto presso una scuola elementare, suscitando le ire delle mamme, scandalizzate che i propri piccoli potessero vedere tanto scempio. Ne è nato un sommovimento che, supportato anche dalle maestre, ha portato alla rimozione dello scandaloso manifesto.

Non vale spendere parole sulle società pubblicitarie e le case di moda che per pubblicizzare un abito, ne privano un’indossatrice: i meccanismi contorti della propaganda consumistica non conoscono limiti né morali né di buon gusto, e ormai il confine è passato da troppo tempo per sprecare ancora riflessioni in merito. Notevole è invece l’alleanza d’acciaio tra madri e maestre, pronte a scagliarsi con una furia cieca verso un cartellone molto meno indecente di quanto si possa vedere nelle trasmissioni TV a maggiore audience. Le stesse davanti a cui magari molte di loro posizionano i figli per farli ipnotizzare e star bravi per un po’.

E mentre si verifica una mobilitazione così efficace da andare a incrinare gli intoccabili interessi di una concessionaria di pubblicità, nulla accade sul fronte della cosiddetta morale pubblica. Pochi giorni dopo la rimozione del manifesto, il Presidente del Consiglio, definito da un comico inglese «un pene eiaculante con attaccato un primo ministro italiano», si presenta con aria da cherubino al congresso dei Cristiano-riformisti, blaterando, senza che gli scappasse da ridere, di sacralità della famiglia, dell’inaccettabilità delle adozioni per le coppie gay e per i single, e del fatto biasimevole che nelle scuole pubbliche si insegnino principi diversi da quelli della famiglia.

Il tutto mentre si approfondiva l’analisi delle innumerevoli carte portate dai Pm di Milano a sostegno delle accuse proprio contro di lui per concussione, ma soprattutto per il giro di prostituzione, anche minorile, di cui sarebbe stato protagonista. Ne emerge il solito spaccato di squallore, quello che fa rappresentare l’Italia all’estero come «un regno autoritario fatto di corruzione ed orge», dove si versano 10 milioni di euro in un anno alle varie girls, che però lamentano l’incipiente ingenerosità del satiro. A cui trovano una facile soluzione: «domani se è aperto vado in un sexy shop e prendo un po' di cose. Più troie siamo più bene ci vorrà».

Da un punto di vista (im)morale, ciò che emerge dalle intercettazioni, vale più di mille manifesti scollacciati: Berlusconi che fa la morale alle sue invitate sottolineando che un operaio guadagna in cinque mesi ciò che lui dà loro per una notte, queste che rispondono chiedendo auto e benefit aggiuntivi per serate che definiscono “allucinanti”, e che sono talmente promiscue da indurle a sottoporsi a costanti esami per l’HIV. Non diremo altro per decenza, ché i contenuti penalmente rilevanti delle intercettazioni circoleranno a sufficienza e per molto tempo. Di fatto, a fronte di tali parole e della realtà che descrivono, sarebbe naturale in un paese normale una sollevazione per chiedere una morale pubblica più decente e sobria, specie per chi è investito del ruolo esemplare di governare il paese.

Invece, archiviata la manifestazione delle donne del 13 febbraio per quello che era, ossia un fuoco fatuo del tutto irrilevante, l’opinione pubblica, fatta anche di mamme e di maestre, tace, con la copertura del risibile alibi per cui “a casa propria ognuno fa ciò che vuole”. A meno che non si tratti di mobilitarsi per il manifesto in una via cittadina, secondo una comoda e rassicurante logica NIMBY (“not in my back yard”). Molto meglio, e più facile, impedire ai propri pargoli di vedere un sedere su un manifesto, che sollevarsi in massa e in modo permanente contro quella mercificazione di tutto, anche dei rapporti umani, affettivi e sessuali, che da molti anni predomina nella cultura italiana, e che col Berlusconismo si è radicata in modo totale. 

Un contesto marcio e decaduto con cui, presto o tardi, anche gli ignari scolari della scuola milanese dovranno fare i conti, scoprendo che a nulla è servita la mobilitazione delle loro madri per togliere un paio di chiappe affisse su un muro. Perché per affermarsi continueranno a non contare nulla le capacità o i talenti, ma il culo. Sia che si tratti di fortuna, sia che si tratti di qualcosa da donare al potente di turno.

 

Davide Stasi

Secondo i quotidiani del 01/03/2011

Secondo i quotidiani del 28/02/2011