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Rugby: la distrazione sana

Comincia stasera il Sei Nazioni, la massima competizione europea di questo sport che almeno per ora resta agli antipodi del calcio. Per quanto acceso e appassionato, lo scontro rimane leale tanto in campo quanto sugli spalti

di Ferdinando Menconi

Lo sport, anche se sarebbe più proprio dire il calcio, viene spesso usato per distrarre le masse dai loro reali problemi, ed è addirittura più efficace di culi e tette di palazzo, specie dopo l’invenzione del connubio calciatore-velina. Allora distraiamoci anche noi: questa sera, con la partita tra Galles e Inghilterra, comincia il Sei Nazioni di Rugby, la più antica manifestazione sportiva a squadre della storia. In fondo non si può vivere l’impegno politico e culturale in maniera totalizzante, si rischierebbe di perdere la necessaria dose di umanità che rende l’analisi lucida e non astrusa.

Il rugby, poi, è anche una bella scuola di vita (fortunati coloro che l’hanno praticato) che alla politica ha dato uomini come Che Guevara, che meritano rispetto anche da chi non ne condivide le idee. Rispettare le idee senza condividerle: gli stadi del rugby ne sono una allegoria che può insegnare molto, anche al tifoso che non hai mai “messo la testa dove la gente normale non metterebbe neppure le gambe”: non vi sono separazioni fra i tifosi, nonostante la passione sia fortissima e il supporto alla propria squadra incondizionato, ma si applaude la bella meta avversaria e si accettano senza fiatare le decisioni dell’arbitro.

La trasposizione nella politica attuale, sempre più divisa fra curve faziose e urlanti che hanno sostituito ben più nobili ideologie, ha una sua efficacia: chi rispetta più le legittime posizioni dell’altro?  Chi sa più apprezzare il valore nell’altro? Chi non pensa che le decisioni arbitrali contrarie siano sempre persecutorie? La politica attuale sembra sempre più tifo da stadio di calcio, e come nel calcio i tifosi-elettori sono peggiori di giocatori e dirigenti, che almeno ci guadagnano qualcosa.

Il tifoso di rugby siede fianco a fianco con quello avversario e con lui commenta serenamente, ma con passione, la partita. Certo tifa per la sua squadra, la vuole vedere vincere, ma quando alla fine degli 80 minuti il verdetto è stato dato, come alla fine delle elezioni, lo accetta, magari in maniera critica. Arrivati al terzo tempo ci si sbeffeggia un po’, ma mentre si beve insieme, e nessuno si accanisce contro il magistrato arbitrante, anche fossero stati palesi i suoi errori. Ma nel rugby c’è la moviola in campo, quella che il calcio ha vietato anche in TV, e dove nessuno ha nulla da nascondere, né interesse a farlo, in TV sono “intercettate” anche le comunicazioni dell’arbitro, che deve sempre dar conto pubblicamente delle sue decisioni.

Le regole, sia quelle scritte che quelle non scritte, sono sempre rispettate dai 30 “energumeni”, anche se con la dovuta sportiva malizia, e nessuno vorrebbe mai vincere coi sotterfugi. Come dire allegoricamente: il mio avversario deve cadere per motivi politici e non perché mi sono aggrappato all’arbitro nella mia incapacità di gestire il gioco. Questo accade anche perchè l’altro non è un nemico, ma un avversario che è indispensabile affinché il gioco possa essere giocato, visto che l’amore primo è per il gioco. In politica potrebbe essere traslato in: ciò che si ama è la Nazione o, se preferite, la democrazia il cui corretto funzionamento prevede una opposizione. Naturalmente si preferisce quando la nostra fazione vince, e si vorrebbe vincesse sempre, ma guai se non vi fosse una fazione  opposta, che va combattuta a fondo. Pacchetto di mischia contro pacchetto di mischia, ma sempre con la dovuta lealtà.

Al di là di ogni allegoria, però, non dimentichiamo che il rugby è soprattutto uno sport, che la RAI non trasmette, e se per cinque fine settimana ci lasceremo andare a un po’ di spensierata passione, anche “leggermente” alcolica, non sarà un delitto. Anzi, il lasciarsi andare ricarica la mente. Magari, senza accorgercene, ne usciremo migliori, e se poi l’Italia farà risultato, regalandoci il sogno di strappare alla Francia il Trofeo Garibaldi del 150°, tanto meglio. Altrimenti ci saremo goduti i terzi tempi e aspetteremo la prossima tornata elettorale per supportare chi “scende in campo” con coraggio e nel rispetto delle regole.

Ferdinando Menconi

 

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