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Marcegaglia, ma non ti vergogni?

Sconcertante richiesta del presidente di Confindustria: il prossimo 17 marzo, dichiarato festa nazionale in occasione del 150esimo anniversario dell’Italia Unita, i dipendenti dovrebbero lavorare come sempre. In modo da non perdere neanche un giorno di produzione

di Ferdinando Menconi 

La razza padrona “italiana”, ma “italiana” si fa per dire, ormai ha perso ogni vergogna e senso del limite. L’uscita di Emma Marcegaglia, secondo cui il 17 marzo, neonata  festa dell’Unità d’Italia, i lavoratori dovrebbero celebrarlo restandosene “al pezzo” per sostenere l’economia nazionale, è veramente inqualificabile.

Ma che celebrazione è, che festa è, quella passata lavorando? Si rende conto Emma di quello che dice? Eppure anche su questo il sindacato si è diviso. Su una dichiarazione che non meritava neppure indignazione, ma solo sonore pernacchie in stile Totò.

Ma a chi può interessare, l’Unità d’Italia? Non certo a chi ci fa due palle così coi marchi made in Italy, benché anche questi, pur se spesso delocalizzati, siano possibili solo grazie a quel 17 marzo. Una giornata di ferie potrebbe quindi essere ben concessa ai dipendenti il giorno in cui divenne possibile vantare questo “plus” aziendale, da pronunciarsi rigorosamente “plas” all’inglese. Ma che ne sanno questi plurimasterizzati modelli da imitare che “plus” è parola latina? In fondo, però, la Marcegaglia non ha tutti i torti: l’Italia ormai è solo un marchio, un marchio che appartiene a loro. Anche per questo, forse, si lamenta solo delle feste Civili e non si azzarda a chiedere la soppressione di quelle religiose, magari ad indennizzo del preziosissimo giorno di lavoro perso per celebrare la “nascita del marchio”.

Naturalmente sono tempi di “austerity”, di cui le caste imprenditoriali e politiche ci danno quotidiano esempio nella loro morigeratezza di costumi, e ai tempi dell’austerity anni 70 le festività vennero falcidiate, a partire dal 4 novembre. Per una volta che una guerra la vinciamo, non si poteva sopprimere invece Ognissanti? Solo che quando l’austerity finì le feste non tornarono, e ci volle un grosso sforzo per far accettare il ripristino del 2 giugno, mentre fu più facile per l’Epifania, alla faccia della laicità dello Stato.

Secondo la Marcegaglia il 17 marzo è un giorno da festeggiare al lavoro per sostenere la produttività. Almeno avesse detto «per non far perdere margini di profitto ai padroni» sarebbe stata più onesta e meno ridicola: perché un’economia che soffre per un singolo giorno di festa in più, che schifezza di economia è? Chi sono gli incapaci che la reggono? Se l’economia non va non è certo colpa dei lavoratori, considerata anche la loro intercambiabilità. E, in effetti, i lavoratori sono totalmente intercambiabili, perché come diceva Napoleone a proposito dei soldati «non esistono soldati buoni o cattivi». Solo che il Buonaparte aggiungeva anche che «esistono solo cattivi generali», e in Italia siamo i numeri uno quanto a cattivi generali, in guerra come nell’economia.

Chi andrebbe sostituito, anche da soggetti stranieri, è chi gestisce una economia che va in difficoltà per un misero giorno di festa in più, che i lavoratori dovrebbero passare alla catena di montaggio, o giù di là, in modo tale da sostenere gli incapaci che li sottopagano e che poi, vantando i tagli al costo del lavoro, si assicurano quei guadagni che non meritano. Gli stessi incapaci che invece vengono ascoltati come degli oracoli: basta che la Ferrari evidenzi il tricolore sull’alettone e metta il logo del 150° d’Italia, e parte la corsa a ringraziarli per quanto sono sensibili all’italianità. Il logo va bene solo quand’è monetizzabile. Altrimenti che si festeggi alla catena. Altrimenti si delocalizza, dirigenza compresa, con gran sorpresa di Chiamparino che scopre in ritardo le conseguenze dell’asservimento alle strategie di Marchionne.

In fondo però Emma ha ragione. Abbiamo la classe politica che votiamo e i capitalisti che ci  meritiamo, perché il servo che non si ribella è peggiore del padrone che lo tiene in catene. Quindi c’è poco da festeggiare. Del resto, quanti italiani sapevano prima di quest’anno che il 17 marzo non è solo San Patrizio? Ben pochi. Agli altri, ben gli sta di lavorare.

Ferdinando Menconi

Secondo i quotidiani del 07/02/2011

Stop al multiculturalismo. Di facciata