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Trenitalia: prima gli aumenti

Non basta il monopolio di fatto e non bastano nemmeno i contributi pubblici. Secondo l’Ad Mauro Moretti l’unica maniera di migliorare il servizio consiste nell’incrementare le tariffe. Del 50 per cento

di Sara Santolini 

Se i treni arrivano in ritardo e il servizio di trasporto su rotaia in Italia è di bassa qualità la colpa non è del gestore ma del costo del biglietto. È questa l’opinione di Mauro Moretti. L’amministratore delegato di Trenitalia ha dichiarato infatti che un aumento del 50% delle tariffe permetterebbe all’azienda di offrire un servizio migliore di quello degli altri Paesi. Presi a riferimento i ricavi per il trasporto ferroviario in Italia, e considerandoli pari a 100, «in Gran Bretagna i ricavi per passeggero chilometro sono 400, in Francia sono 250 e in Germania 220». La conclusione di Moretti è che «se dobbiamo andare avanti con 100 non ce la faremo mai, se invece avessimo 150, potremmo offrire un servizio migliore di quello tedesco».

Trenitalia, anche se è una spa, per ora gode praticamente di un regime di monopolio. Infatti, tranne alcune piccole aziende concentrate al Nord, al momento non c’è nessun altro operatore a occuparsi del trasporto ferroviario in Italia. Dunque le sue sono tariffe imposte. Il pendolare che debba recarsi al lavoro non ha alcuna scelta: può solo sottomettersi ai rincari. Che, in realtà, ci sono già stati. Solo la scorsa settimana è scattato l’aumento del 10 per cento su tutti i biglietti in Piemonte, che sarà seguito da un ulteriore rialzo già previsto per il mese di maggio, mentre in Puglia gli abbonamenti sono aumentati fino a circa il 14 per cento rispetto allo scorso anno, e così via. 

A questi aumenti tariffari non è seguito, come dovrebbe avvenire a rigor di logica, un aumento della qualità del trasporto. In teoria il costo di una merce dovrebbe essere direttamente proporzionale al suo valore, alla sua qualità. Nello specifico, inoltre, i miglioramenti consisterebbero, presumibilmente, non in chissà quali lussi ma nel mero adeguamento a uno standard di servizio che invece dovrebbe essere basilare: pulizia, adeguata capienza e puntualità. In mancanza di questi tre requisiti, non solo nessun aumento di tariffa è giustificato ma, al contrario, ci si aspetterebbe che i viaggiatori, avendone la possibilità, optassero in massa per un servizio alternativo. 

Insomma: non si può chiedere agli utenti di pagare un investimento che l’azienda è costretta a fare allo scopo di prepararsi a un futuro di libero mercato. Inoltre è chiaro che i miglioramenti promessi non sarebbero comunque immediati e che quindi, per un periodo tempo non meglio precisato, gli utenti dovrebbero sborsare più soldi per un servizio che è ancora analogo a quello attuale e che, perciò, vale molto meno di quel che viene chiesto di pagare. È lo stesso meccanismo messo in atto da Autostrade spa: aumentano le tariffe ma i lavori di ammodernamento procedono, quando procedono, a rilento. 

In questo caso, poi, non c’è alcuna giustificazione, seppur flebile, a sostegno di una politica tariffaria di ammortamento di investimenti fatti sulla rete o sui treni. Come ricorda il presidente di Adoc (Associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori) Carlo Pileri, «la rete ferroviara è stata pagata dallo stato e i treni sulla maggior parte delle tratte risalgono agli anni '70. Solo l'alta velocità ha visto il rinnovo delle vetture che però come abbiamo più volte denunciato hanno carenza per i servizi igienici e sulla puntualità». Anche i costi del servizio, che Moretti giudica sotto la media, sono in realtà in molti casi più alti di quelli d’oltralpe. «In Francia il Parigi-Bordeaux (che equivale grossomodo alla tratta Roma-Milano) costa in prima classe 110 euro, contro i 114 del Roma-Milano, mentre in seconda il treno francese costa 70 euro e l'italiano 89. Da dove ha preso i suoi dati Moretti non si sa. Si sa invece che i francesi hanno treni puntuali, puliti e meno costosi degli italiani. Speriamo che la concorrenza arrivi presto anche in questo settore e che il treno possa essere un servizio efficiente anche per gli italiani, dai pendolari ai turisti».

 

Sara Santolini

 

 

 

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