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Il reality sulla pelle dei disoccupati

Si intitola “Il contratto”, va in onda su La7 e mette in palio un posto di lavoro. Trasformando un diritto fondamentale in un premio da contendersi sotto gli occhi dei telespettatori

di Ferdinando Menconi

Nel panorama televisivo del digitale terrestre italiano, La7 si era sempre distinta proponendo, salvo qualche sbavatura da format a basso costo, un palinsesto di qualità superiore alla servile desolazione presente negli altri canali in chiaro della piattaforma truffa.

Le cose, però, stanno per cambiare: con il docu-reality Il contratto, gente di talento l’emittente sta per mandare in onda un programma che per indegnità supera i grande fratello, gli amici e perfino le isole dei famosi: perché trasformare il lavoro da diritto a umiliante premio in nome dell’audience è una schifezza mai vista, ma che vedremo. Passi pure che il sogno da vendere in tv sia la fama per chi non ha alcun talento, ma che il sogno debba diventare l’ottenere un lavoro è il triste segno di quanto sia degradata la nostra “civiltà” di cui la tivvù è deprimente specchio. Ancor più triste sarà, però, il fatto che ci sarà chi guarderà il programma condotto dalla nuora di Costanzo, l’unica ad essersi aggiudicata un posto per ora, e probabilmente ci sarà anche qualche Solone che lo difenderà e giustificherà: ma il risultato non cambia, il lavoro ormai è un premio che solo l’audience può farti meritare se ti umili abbastanza.

Non è, purtroppo, solo un provocatorio modo di dire perché in ogni puntata sarà messo in palio un posto di lavoro e le puntate previste sono 8, ma se il programma andrà bene se aggiungeranno altre 4. Cosa dovremmo fare? Vederlo per poter garantire così altri 4 posti di lavoro? Se fossero posti di lavoro veri, però, non ci sarebbe necessità né delle 4 puntate in più né delle prime 8. Non è che si tratta di pubblicità pagata con un “posto di lavoro” facendoci anche la figura dei benefattori? Perché, si sa, il padrone è un benefattore. Che per far soldi non ha bisogno dei lavoratori, questi strapagati mangiapane a tradimento.

Del programma si sa ancora poco. Solo che tre persone si scanneranno per un posto di lavoro, pare addirittura a tempo indeterminato, come si conviene in questa nostra società competitiva. Perché essere così ipocriti, allora? Avrebbero potuto direttamente fare un programma imperniato sulla riduzione del personale dove solo uno su tre, o magari uno su dieci, riesce a conservare il posto di lavoro, la FIAT lo avrebbe sicuramente sponsorizzato. Anche un format tipo giochi senza frontiere sarebbe andato bene, nazioni a basso costo del lavoro che si contendono la delocalizzazione del made in Italy, sponsor FIAT assicurato anche qui. Temiamo, però, con queste provocazioni di aver suggerito idee interessanti che, visto il criminale andazzo non solo di questo paese, potrebbero presto divenire realtà: nel caso non rivendicheremo le royalties. Abbiamo ancora un senso della dignità, nostra e altrui.

Quello che invece pare certo, almeno stando ai comunicati promozionali, di quelli “copia e incolla” che le testate giornalistiche trasformano in articoli, è che il programma «creerà scalpore fra i benpensanti»: fra i “benpensanti” non sappiamo, ma fra i “pensanti” non può che suscitare disgusto questo voyeurismo che trasforma il lavoro in premio. A questo punto mettiamo al televoto l’articolo 1 della Costituzione: sarebbe ormai il caso di sostituire nel testo audience a lavoro. 

Ormai non c’è più limite al peggio e sarebbe contro questo continuo svilimento della dignità umana che Napolitano dovrebbe scagliarsi, non contro le «inammissibili violenze» dei manifestanti di Arcore. Evidentemente, però, di comunista in lui è rimasta solo l’idiosincrasia verso le sollevazioni popolari stile Ungheria e Cecoslovacchia, mentre della parte riguardante la dignità del lavoratore non c’è invece più traccia. Del resto non è l’unico, e l’audience ce lo dimostrerà: chissà se avremo anche il picco di ascolto da pianto tivvù del neoassunto. Ma questi non si illuda. Come genialmente fanno notare su Spinoza.it* è già pronto il sequel: si chiama “cassa integrazione”. Non importa quanto il lavoratore si sia dovuto umiliare per ottenere il posto di lavoro, fossero gli studi di La7 o le urne di Mirafiori.

Ferdinando Menconi

 

*forum di Spinoza

 

 

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