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Berlusconi, il sovrano mancato

Il presidente del Consiglio dà fondo alla demagogia: il Quirinale lo ostacola, il Parlamento non serve a niente, la Scuola fa schifo e in economia ci vuole una bella deregulation. Unico rimedio, un premier che una volta eletto possa decidere tutto da solo

di Massimo Frattin

Stavolta c’è anche il Quirinale nel mirino del premier Berlusconi. Secondo il presidente del Consiglio infatti, l’azione del Governo sarebbe sistematicamente intralciata dalle lungaggini burocratiche provenienti dallo staff del Capo dello Stato e dalle continue intromissioni di quest’ultimo negli iter dell’approvazione delle leggi. 

Parlando a un convegno della Confcommercio a Milano, infatti, Berlusconi ha manifestato il proprio disappunto per il fatto che il lavoro del Parlamento preveda un cammino tortuoso, non solo per i passaggi alle due Camere, ma anche per la necessità di sottoporre le leggi alla firma del Presidente della Repubblica e per il fatto che siano previsti «i giudici che dicono la loro e altre autorità che intervengono anche se non dovrebbero farlo». Ma le lamentazioni non sono finite. Ce n’è anche per il Parlamento, la cui scarsa operatività porta a conclusioni drastiche: «Bisogna ridurre della metà il numero dei parlamentari. In Parlamento lavorano solo 50 o 60, gli altri si fanno dare le indicazioni dai capigruppo. Penso che gli italiani siano tutti favorevoli a questo, anche se sarà difficile far approvare questa riforma proprio dai parlamentari».

Una dichiarazione, l’ennesima, che fa il paio con quella di sabato sulla scuola che tante polemiche ha sollevato.

Al di là delle prevedibili nuove ondate di polemiche per l’attacco a Napolitano, reo di aver bloccato il famigerato Milleproroghe, la discussione dovrebbe concentrarsi proprio sul Parlamento. Il capo del governo viene a dirci bellamente che su un migliaio di eletti (anzi di nominati) messi lì a reggere le sorti dell’Italia, solo una cinquantina lavorano davvero. Evidentemente per gli altri è una ricreazione continua. Non solo, abbiamo un presidente del Consiglio che condivide il pensiero degli italiani per una riduzione del numero dei parlamentari – e questa è una questione estremamente seria, visto che solo qui ce ne sono così tanti – ma sa che gli stessi parlamentari non vorranno mai cambiare lo stato di cose. 

Non che ci fosse ignoto, ma ci è stato comunicato ufficialmente dal presidente del Consiglio che nel nostro sistema di governo, fra maggioranza e opposizione, vivacchiano qualche centinaio di parlamentari, pagati centinaia di migliaia di euro, che, vivaddio, non servono a un tubo! 

L’impressione, di fronte a tanta demagogia, è che ormai si sia allo sparo delle ultime cartucce. Secondo Berlusconi in Italia bisogna cambiare tutto: il sistema giudiziario, ed è cosa fin troppo nota; il sistema scolastico, con affondi velenosi sulla scuola pubblica; il sistema economico, grazie all’eliminazione dell’articolo 41 e alla non meglio precisata libertà imprenditoriale; il sistema del lavoro, con interventi alla Marchionne per quantificare meglio il valore in denaro degli operai in rapporto alla merce che producono; da ultimo, con questa esternazione, anche il sistema parlamentare e le competenze del Presidente Napolitano, un po’ troppo invadente rispetto al lavoro (?!) del governo.

In sintesi, lo Stato ideale, per come lo vede il premier, è quello dove chi governa può stabilire quali siano le ideologie delle quali si può parlare nelle scuole, dove il potere è saldamente nelle mani della classe imprenditoriale, dove chi lavora deve essere felice di farlo, e dove la classe politica – una cerchia ristretta e selezionata – non deve sottostare ad alcun tipo di veto né di controllo, vuoi da parte del presidente della Repubblica, né tanto meno dalla Corte Costituzionale o altri organismi consimili.

Esiste una definizione per questo tipo di stato ideale? 

Massimo Frattin

Mille fazioni, zero rivoluzioni

Secondo i quotidiani del 01/03/2011