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Ci siamo: inflazione in aumento. Per permettersi il pane e la benzina

Che il prezzo della benzina sia aumentato se ne dovrebbero essere accorti tutti quelli che sono costretti a fare il pieno se non altro per andare a lavorare. Al momento, in Italia viaggiamo su un livello leggermente al di sotto di 1.550 euro al litro. In città, grossomodo, la cosa vuol dire 1 euro per ogni 15 kilometri, se va bene, oppure molto meno, con consumo da calcolare a ora, se per caso si vive in un posto in cui si spende la propria vita incolonnati tra un semaforo e l'altro.

Che insieme ad essa sia aumentata l'inflazione in Europa è invece un dato del quale ci si può accorgere leggendo gli ultimi dati provenienti per esempio da Bruxelles, cosa che invece, ci si può giurare, non molti fanno.

Che si possa cercare di capire il motivo e mettere in prospettiva storica il tutto è cosa un pochino più elaborata. Ma essenziale.

Ne abbiamo parlato ieri in trasmissione, durante Noi Nel Mezzo (qui il podcast) ma in questo caso vale la pena, invece di fare una lista dei dati dell'ultimo rapporto Istat, cercare di capire la direzione generale verso la quale si sta andando in questo inizio di 2011, che rappresenta, come abbiamo detto già altre volte, un anno di svolta nella storia dell'Occidente.

Intanto l'inflazione è arrivata al 2.4%. Il che significa, come è facile comprendere, che molto presto aumenteranno i tassi di interesse, con il classico intervento della Bce. 

Ad aumentare sono stati soprattutto i carburanti e il cibo, per esempio il pane. Ovvero beni che non si possono certamente definire come voluttuari. Per vivere dobbiamo mangiare, e per vivere in questo sistema di sviluppo dobbiamo (tranne che in rari, possibili, limitati e ribelli casi) spostarci in automobile.

Dal che se ne deduce che l'inflazione attuale non è un processo che deriva dal fatto che l'economia è in salute e la gente è incline a spendere, ma che è un elemento fortemente negativo proprio per il fatto che l'inflazione, nel clima - e nel paradigma - economico nel quale viviamo, deriva da situazioni che non dipendono dai cittadini, ma da elementi macroeconomici. I Quantitative Easing americani e giapponesi, e lo stesso fatto in Europa per acquistare i Titoli degli Stati di fatto falliti che pochi ormai vogliono comperare, sono uno di questi. La carta straccia sempre carta straccia rimane, soprattutto per chi ne paga le conseguenze reali, ovvero i cittadini. I problemi in Medio Oriente, certamente non generati da cause incomprensibili quanto da ciò che l'Occidente stesso ha fatto in quei luoghi sino a ora anche. Non si penserà mica che il cappello Usa sui vari dittatoruncoli in giro, per accaparrarsi materie prime e posizioni geostrategiche importanti al fine di estendere influenza e mercati, in quei Paesi, potesse andare bene alle popolazioni locali all'infinito, no?

Comunque, economia asfittica e inflazione, dunque necessità di alzare i Tassi di interesse. 

Cosa che porterà fatalmente a un processo di stagflazione. Questo il quadro.

Economia ferma e inflazione in crescita producono peggioramenti economici nella vita di ognuno di noi. Brutalmente, prezzi più alti per i beni primari e per prestiti e i mutui in situazioni di carenza di posti di lavoro, precarietà e bassi salari. Nella nostra società pertanto, dove si è costretti a comperare quasi tutto, peggioramenti sociali di ogni genere.

La traiettoria da cogliere è dunque questa. Un solo dato: il 2 gennaio del 2007, prima che la crisi arrivasse in Europa e prima che si manifestasse a tutti anche negli Usa, un litro di benzina costava 1.133 euro al litro. Sembra un'era geologica fa, invece è appena dietro l'ultima curva appena passata. Malgrado piccole variazioni, la crescita del prezzo della benzina è stato costante. 

Quanti, tra chi legge, pensa che vi potrà essere una significativa inversione di tendenza? Oltre piccoli aggiustamenti, ora a un piccolo ribasso ora, più spesso, a un sensibile rialzo, la corsa verso l'alto del prezzo è costante e senza variazioni di tendenza. Così sarà per l'inflazione. Così per i tassi di interesse.

Così, e per ora il cerchio è chiuso, si confermano le previsioni di diversi analisti veramente indipendenti, insieme al buon senso e alla logica, che vedono un 2011 come vero e proprio anno di svolta nella nostra storia. Altro che ripresina del 2010 e accorati appelli a sforzarsi di crescere e di riprendersi. Da segnalare, di passaggio ma ci torneremo, che in Italia rispetto allo scorso mese sono diminuiti gli occupati di circa 85 mila unità. Appunto.

 

Valerio Lo Monaco

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