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Anche Bonaiuti finisce nel tritacarne

Sembra facile, fare carriera all’ombra di Berlusconi. Viene da pensare che basti prostrarsi ai suoi piedi e dargli sempre ragione. Errore: bisogna anche corrispondere in tutto e per tutto alle sue aspettative. Altrimenti, una bella pedata in quel posto e avanti un altro

di Davide Stasi

Ci siamo occupati di recente del forse dimissionario ministro della cultura, il povero e maltrattato Sandro Bondi, mettendo in luce come, nonostante la sua lealtà erotico-fideistica verso il padrone, venisse accartocciato e gettato via come una pezza vecchia, in quanto non più utile ai disegni di Berlusconi. Un modo di gestire le risorse umane e politiche che caratterizza tutta la carriera istituzionale del Cavaliere, si diceva. A seconda delle circostanze e delle necessità, concede a questo o a quello di sedere alla propria destra e di brillare di luce riflessa, talvolta anche facendo credere al malcapitato di essere l’erede designato. Salvo poi gettarlo nel mondezzaio quando non serve più, e riciclarlo quando può essere nuovamente utile, come si è visto per Claudio Scajola.

Questa volta tocca a Bonaiuti. Che per altro condivide con Sandro Bondi la provenienza da sinistra, e un’iniziale impostazione aspramente antiberlusconiana. Ai tempi della “discesa in campo”, come vice-direttore del “Messaggero” si scagliava furiosamente contro Emilio Fede e Berlusconi stesso, denunciando il conflitto d’interessi. Poi Vittorio Dotti, uno dei primi animatori di Forza Italia, anch’egli in seguito defenestrato con onta, lo presentò a Sua Emittenza, facendo sbocciare quell’amore che l’ha condotto a ricoprire tre volte la carica di sottosegretario, con funzione di portavoce durante l’attuale legislatura.

Una posizione di tutto rispetto, e una carriera rampante, sembrerebbe. E in effetti Bonaiuti sostiene egregiamente le telecamere, ha un eloquio chiaro ed elegante, arricchito da una lieve inflessione fiorentina, e sa rispondere con la provocazione giusta alle argomentazioni razionali atte a smontare il padrone. Insomma sembrava avere le carte in regola per restare per sempre nelle grazie del capo. Invece da alcune settimane viene tenuto fuori dalle riunioni chiave, e nella comunicazione esterna viene sistematicamente sostituito da altri colonnelli, estratti a caso dai recinti dell’entourage berlusconiano.

Ma qual è la causa di questa caduta in disgrazia? Fonti interne, riportate dal “Fatto Quotidiano”, fanno riferimento ai ritardi cronici del giornalista toscano, alla sua scarsa reperibilità, alla limitatezza dei suoi contatti stampa e alla pessima gestione mediatica del caso Ruby. E in effetti sulle vicende successive, dalla Libia all’annunciata riforma della giustizia, la sua voce non si è sentita. Certo, Berlusconi è noto per le sue intransigenze: nelle trasmissioni delle sue reti, ad esempio, non si vedono baffi o barbe, orpelli che il cavaliere odia, e che si dice abbiano bruciato il posto, anni fa, al bravo giornalista sportivo Marino Bartoletti. Idem per il lieve strabismo, che rende male in TV, e che anni fa ha comportato l’abbattimento di Elio Vito, proprio mentre era in fase di decollo come falco berlusconiano.

In realtà, dietro il tramonto di Bonaiuti ci sono altri equilibri, collegati con le manovre in atto per il futuro rimpasto di governo che dovrebbe aprire la strada alle escort in giacca e cravatta, i transfughi dai vari partiti ora rinominati coraggiosamente “responsabili”. Occorre fare spazio, insomma, e ogni pretesto è utile a questo scopo e agli obiettivi di Berlusconi. Obiettivi personalissimi, ovviamente, sia che si tratti di una serata godereccia o di una legge per sfuggire ai magistrati. Niente, comunque, che abbia a che fare con l’interesse generale.

Entrare nel novero dei reggipancia richiede un cursus honorum fatto di battaglie televisive dove si nega l’innegabile, difendendo l’indifendibile a colpi di «embè? E allora?», di aggressioni verbali o cocciuti gesti di diniego compiuti col capo a favor di telecamera. Così emerge lo stato maggiore berlusconiano, composto da prodotti di risulta, come gli ex o i transfughi folgorati sulla via di Arcore, ma anche da nuove leve, mosse da uno zelo quasi commovente. I vari Lupi, Quagliariello, Alfano, tra i parlamentari, Sechi, Porro, Sallusti e Belpietro, tra i tenutari degli house organ, e insieme a loro le “girls” istituzionali come la Gelmini, la Carfagna, la Ravetto (e il suo blackberry), la Lorenzin (e il suo apparecchio), la Santanchè e la Bernini (e il loro lifting grottesco), sono coloro che riempiono la sagrestia dell’Unto del Signore . 

Tutti a disposizione, ognuno adatto a ogni diversa situazione, a ogni diverso bisogno. Ma tutti come d’autunno sugli alberi le foglie. E a volteggiare verso il suolo oggi è Bonaiuti.

 

Davide Stasi

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