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Colpo di Stato?

Domani dovrebbe esserci un colpo di Stato. All'Europa, per essere precisi. Un vertice che vedrà riunirsi i rappresentanti dei Paesi dell'Eurozona con, all'ordine del giorno, praticamente un tema solo: la situazione economica e i sistemi per tamponarla.

Dal punto di vista politico, come sappiamo, l'Europa non esiste. Ce ne accorgiamo in ogni frangente e lo stiamo vedendo anche in queste ore con la situazione relativa alle rivolte del Nord Africa e con l'ondata di immigrazione, solo all'inizio, che vede di fatto una avanzata senza precedenti da parte di popolazioni tenute sotto scacco per decenni e decenni e ora giustamente rivoltose. Dal punto di vista economico l'Europa esiste perché esiste l'Euro, ovvero la politica di monopolio della Banca privata centrale, che grazie a un vero e proprio colpo di mano piovuto dall'alto, alcuni anni addietro si è vista regalare la possibilità di privare tutti i cittadini di tutti gli stati europei della propria moneta al fine di vendergli quella propria. Dietro pagamento a debito, s'intende.

Proprio sulla logica dell'economia e del debito, infatti, si gioca il futuro del nostro continente. Che l'Europa sia alle corde è un dato di fatto, basta guardare i conti di quasi tutti i paesi che ne fanno parte, alcuni tecnicamente falliti, altri tenuti in piedi con artifici finanziari, altri, infine, non ancora a quel punto in virtù dello smantellamento del welfare e dei diritti dei lavoratori che hanno operato per continuare - per un po' - a esportare. 

Al vertice si arriva con due proposte, entrambe come conditio sine qua non per concedere altri aiuti (aiuti si fa per dire): la prima ufficiale, la seconda un po' meno, ma non per questo meno importante. Da una parte Barroso, ovvero l'Europa, dall'altra il duo Sarkozy-Merkel, ovvero Francia e Germania che siccome al momento non patiscono effetti devastanti come gli altri paesi, si arrogano il diritto di lanciare una proposta bilaterale da far applicare a tutti gli altri. Logiche di forza - economica - ovviamente.

Sinteticamente: da una parte, la prima, si vuole lasciare ai singoli Stati il dovere e l'onere di trovare i sistemi per ridurre i deficit entro limiti stabiliti; dall'altra parte, Francia e Germania vogliono imporre dall'alto alcune norme con effetti immediati. Il che se da una parte è ridicolo, ovvero è ridicolo pensare che un duo di paesi vada a sostituire un potere centrale deputato alla materia, dall'altra ha però il pregio di far capire almeno una cosa: in Europa si è ormai al tutti contro tutti, altro che unione.

Non solo: ciò che non cambia, come dovrebbe essere chiaro a tutti, cosa che poi rappresenta il dato più importante a emergere, è la direzione generale. Che si tratti di imposizioni di Bruxelles da far adottare ai singoli stati, oppure di norme piovute in maniera diretta da un patto promosso da una coppia di Paesi, la sintesi rimane la medesima: lacrime e sangue.

Che pagheranno i cittadini, al fine, naturalmente, di poter pagare per interessi dei quali non sono responsabili. 

Il gioco è semplice: i Paesi sono schiavi delle Banche, in primo luogo della Banca Centrale Europea che ha espropriato la sovranità monetaria e della speculazione internazionale, alla quale l'Europa delle Banche, della politica e dei media allineati non oppone praticamente alcuna resistenza. L'incremento degli interessi dovuto alla moneta (stampa e tassi) e alla speculazione (titoli di Stato con tassi in crescita, congiuntamente alle mosse delle varie agenzie di rating) devono essere onorati dai sudditi, cioè da tutti noi.

Non solo non siamo padroni della nostra moneta, ma paghiamo le conseguenze della globalizzazione finanziaria, o meglio della speculazione, che ovviamente non trova terreno più fertile che da noi per intervenire e succhiare sangue, visto che politicamente, a livello comunitario e a livello locale, non possiamo nulla, e visto che economicamente siamo senza possibilità di difenderci in alcun modo dai mercati oltre che dalle variazioni internazionali dei tassi di scambio e dei prezzi delle materie prime. Insomma non possiamo che subire le conseguenze di fatti che non possiamo controllare. E ai quali non possiamo opporci.

La crisi dell'ultima bolla possibile della quale parlammo ormai anni addietro, ovvero quella dei debiti pubblici, è in procinto di esplodere in modo diffuso, visto che localmente è già scoppiata in diversi posti. Ma prima che tutto crolli definitivamente (rivoluzioni? insolvenze? ripudi del debito?) non faremo altro che pagare il massimo possibile. Che lo decida Barroso oppure Sarkozy-Merkel.

 

Valerio Lo Monaco

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