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Ah già: intanto il nostro debito aumenta

I dati sono impietosi, le motivazioni addotte dal nostro Presidente del Consiglio ridicole, le cure in atto e previste per risolvere il problema inefficaci.

Nell'ordine, rispettivamente, si tratta di disastro annunciato, di una classe politica incapace, di una visione sbagliata non solo dal punto di vista filosofico, che sarebbe richiedere troppo, ma anche dal punto di vista prettamente matematico. E non parliamo di matematica avanzata, ma di semplice aritmetica da terza elementare.

Dunque, il Bollettino Statistico della Banca d'Italia riporta che nello scorso gennaio il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 36.7 miliardi rispetto alla rilevazione precedente. Siamo, al momento, a quota 1.879 miliardi e rotti di debito. Chi riesce a immaginare una cifra di denaro tanto elevata? 

Rispetto a gennaio 2010 c'è un aumento del 4.9 per cento. Ma attenzione, solo rispetto a dicembre l'aumento e dell'1.9%. A dicembre il debito era infatti di 1.843 miliardi e rotti, adesso siamo a oltre 1.879. 

Come è evidente non solo siamo ancora in piena crisi, ma non c'è alcuna tendenza di inversione di rotta (a proposito: leggete l'articolo di Stasi di oggi, sul Ribelle, dove parole di un certo peso, in tal senso, arrivano dal Governatore della Banca di Inghilterra).

A questo proposito, le motivazioni addotte da Berlusconi - che pure si devono commentare, visto che è lui a capo del governo che dovrebbe fare qualcosa per rispondere alla crisi attuale, il che è tutto dire - riguardano situazioni pregresse che ci portiamo dietro da tempo. Secondo il Presidente del Consiglio ''abbiamo ereditato un debito che è circa il doppio di quello degli altri Paesi europei  e l'Europa ci ha dato un aut aut: 'dovete ridurlo di un ventesimo all'anno'''. Da qui, ancora, il premier si è difeso affermando di aver "tagliato da tutte le parti", e ammonendo che siccome "abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità e abbiamo ereditato un debito molto elevato'', la colpa è di ''chi ha speso prima".

Ora, in sostanza, non ci resta che tagliare ancora. Il che implica alcune riflessioni. La prima riguarda il fatto che questo governo è indifendibile dalle accuse di aver tagliato a man bassa: la cosa è certa e non bastano ospitate televisive in ogni dove o interviste in ginocchio per negare una evidenza della quale in realtà il Paese si è già accorto da un pezzo.

La seconda è che Berlusconi ignora (o fa finta di ignorare, che è la cosa più probabile) la reale motivazione della crescita del debito pubblico: questa deriva in primo luogo da due situazioni di cui il popolo italiano non ha alcun controllo. Da una parte il signoraggio monetario, ovvero il fatto che siccome non siamo più proprietari e sovrani della nostra moneta, dobbiamo chiederla in prestito ad una azienda privata che ce la vende a carissimo prezzo, ovvero la Banca Centrale Europea, con un meccanismo che non può, in alcun modo, che esitare posizioni economiche sempre in perdita e dunque con debiti sempre crescenti. Dall'altra parte il fatto che i nostri Titoli di Stato, che siamo costretti a mettere sul mercato proprio perché il bilancio tra ingressi tributari e spese del nostro Stato sono in costante perdita, hanno i tassi influenzati dalle grandi speculazioni internazionali.

C'è ancora la maggior parte degli italiani che non capisce questi due punti cruciali. Sulla moneta: è evidente, se fosse nostra non dovremmo chiederla ad altri pagando degli interessi. Sulla speculazione: se avessimo i conti in pareggio - il che, senza il signoraggio sarebbe cosa normale, malgrado i tanti sprechi del nostro Paese che possono, e devono pur essere eliminati o almeno ridotti - non dovremmo mettere sul mercato, all'interesse pilotato dalle speculazioni (agenzie di rating & company) i nostri Titoli di Stato.

A fronte di questa doppia miopia, che del resto comporta il continuare a eleggere esponenti politici che sono portatori stessi, o quanto meno non si oppongono a questa logica e di tutto quello che ne consegue, siamo dunque costretti a seguire pedissequamente la direttive e le cure imposte dall'Europa, dalla Banca Centrale che ha in questo tutto l'interesse, e a subire ulteriori tagli per rientrare in parametri che, aritmeticamente, con queste logiche e questi interventi non possono ovviamente essere raggiunti. Se non con il dissolvimento definitivo - che infatti sta puntualmente verificandosi - di tutte le capacità economiche e sociali che il nostro Paese aveva.

 

Valerio Lo Monaco

La Patria. Col punto interrogativo

Secondo i quotidiani del 15/03/2011