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Grillo-De Magistris, la guerra dei puri

Scontro aperto e scambio di accuse gravissime, fino alla vera e propria malafede: un dissidio che diventa tanto più allarmante perché riguarda esponenti di spicco di quell’area, comunque esigua, che si contrappone alla politica tradizionale

di Davide Stasi

«Facendo a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura», diceva Pietro Nenni, ammonendo negli anni ’70 i giovani rampanti socialisti, che poi tramutarono il glorioso PSI nel circo craxiano di nani e ballerine che ancora perdura, sotto diverse spoglie. La saggezza del vecchio leader trova applicazione anche oggi, nell’aspro confronto che sta coinvolgendo Beppe Grillo e Luigi De Magistris. Ad aprire le danze è stato il comico genovese, che sul suo blog ha accusato l’ex magistrato di incoerenza e tradimento per essersi candidato a sindaco di Napoli, ed essersi appellato all’immunità da parlamentare europeo al fine di “sfuggire” a una denuncia presentata da Mastella.

L’amore sboccia tra i due all’epoca delle ultime Europee, nel giugno 2009. Grillo non ha ancora mosso le sue pedine direttamente nella politica. Il suo Movimento 5 Stelle è in fase di gestazione, e alle elezioni avvenute fino a quel momento la filosofia diffusa presso i seguaci era: «andate e infiltratevi». Sostanzialmente Grillo invitava i vari animatori dei gruppi che si muovevano sotto la sua egida, i Meet-Up, a candidarsi all’interno dei partiti classici, «per scardinarli dall’interno, come virus», diceva lo slogan. L’organismo ospitante più naturale risultò l’Italia dei Valori, e molti trovarono ricetto (e poltrone) nel partito di Di Pietro, a livello locale, facendosi chiamare “indipendenti grillini”, ma agendo poi in piena disciplina con i dettami di partito. Ed entrando in crisi d’identità alla nascita del Movimento 5 Stelle, indecisi in molti casi sulla strada più redditizia da prendere.

De Magistris sale all’onore delle cronache come magistrato presso il Tribunale di Catanzaro, dove svolge indagini che vanno a toccare personaggi potenti, a destra come a sinistra, da Mastella a Frattini, da Cesa a Fassino. E la paga cara. Costretto al trasferimento da Mastella, allora Ministro della Giustizia, il suo caso emerge sia per la scabrosità delle inchieste, sia per la ribalta che ottiene grazie ai frequenti post di sostegno che Grillo gli dedica sul blog.

Nel marzo 2009 De Magistris annuncia di volersi candidare alle europee. Grillo sposa subito la sua causa, a cui associa quella di Sonia Alfano. Entrambi diventano i “candidati grillini” prestati alla lista IdV. È la santificazione di una contiguità che, a livello locale, era presente da tempo. Mal sopportata e denunciata dai tanti che con un partito “di sistema” non volevano avere nulla a che fare. Grillo persuade gli adepti dicendo che è l’ultima volta: il suo nuovo movimento autonomo è quasi pronto, quindi per quella volta consiglia di turarsi il naso e votare IdV, dando la preferenza però solo a De Magistris e Alfano.

Alla fine entrambi ce la fanno grazie a un numero di voti di cui il comico si assume la paternità. Stare dentro i confini puristi di Grillo però non è semplice, e in breve i due eletti cominciano a sgomitare, fino a prendere le distanze. Partono da lì le accuse incrociate, su toni sempre più aspri. E mentre la Alfano, politicamente inconsistente, sparisce nel nulla, De Magistris si fa spazio addirittura come competitore di Di Pietro. E, secondo i parametri di Grillo, si vende al sistema. In quest’ottica la candidatura a sindaco di Napoli di De Magistris è un tradimento del mandato europeo, e l’avvalersi dell’immunità un’incoerenza con quanto predicato da sempre da tutto il movimento legalitario che va da IdV al Movimento 5 Stelle.

De Magistris risponde per le rime, rivendicando una maggiore purezza, nei fatti e nelle idee: «Grillo ha incominciato ad avere fastidio quando ho iniziato a recepire i tanti contenuti giusti delle iniziative dei meet-up». Come a dire: io me ne occupavo davvero, mica facevo chiacchiere. Poi l’accusa più forte: «l'attività di Grillo è guidata da ben noti gruppi imprenditoriali e della comunicazione che lavorano con lui». Il riferimento è alla “Casaleggio e Associati”, la società di comunicazione e marketing che opera alle spalle di Grillo e del suo popolo, organizzando seminari formativi per i futuri candidati e guidando le iniziative politiche. E che è già il germe del fallimento del movimento di Grillo.

Alla fine, la loro è la solita pantomima dell’ipocrisia. De Magistris, da parte sua, omette di dire che è proprio la “Casaleggio e Associati” a curare l’immagine e la comunicazione anche dell’IdV, a riprova di una perdurante contiguità, mentre Grillo nasconde dietro la solita impennata di bei principi il fastidio per avere una figura concorrente forte del partito di Di Pietro alle elezioni amministrative di Napoli, dove contava di piazzare qualcuno del suo fortissimo Meet-Up locale. E dove IdV e il Movimento 5 Stelle si sbraneranno per un brandello di elettorato. Tutto nella norma della politichetta italiana, a cui si aggiunge il disgusto della retorica rigorista di cui i due si ammantano e con cui si affrontano. Ognuno con l’unico l’obiettivo di epurare l’altro.

 

Davide Stasi

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