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Centrali atomiche. Il governo mira a bypassare le Regioni

Molti esponenti della Maggioranza ribadiscono che a decidere dovranno essere le autorità territoriali. Intanto, però, il Consiglio dei Ministri si accinge a varare un decreto legislativo in cui si stabilisce che quel parere non è più vincolante ma solo consultivo

di Sara Santolini

Mentre la Germania blocca i reattori e il resto d’Europa si interroga sull’opportunità stessa del nucleare, l’Italia continua a darsi da fare proprio in questo settore. Di fronte all’evidente calo di consensi che l’energia atomica sta subendo, all’indomani dell’incidente di Fukushima, il sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, Stefano Saglia, si è affrettato a dichiarare che le centrali non verranno realizzate «nelle regioni che si esprimeranno negativamente sulla localizzazione degli impianti nel loro territorio». 

Ciò praticamente significa, in parole povere, non poterle costruire. Proprio nessun presidente di Regione italiano vuole sentir parlare di centrali in casa propria. Quelli non dichiaratamente contrari al nucleare giurano che il loro territorio non ha le caratteristiche morfologiche richieste per l’istallazione delle centrali nucleari. Per esempio Luca Zaia, governatore del Veneto, ha detto che, finché resterà in sella, «è e sarà sempre no all’ipotesi di ospitare una centrale nucleare: il Veneto non ha le caratteristiche necessarie». Stefano Caldoro, governatore della Campania, ha invece sottolineato che le scosse che si registrano nel beneventano non permettono alla sua regione di ospitare il nucleare, seppure benvoluto: «Le condizioni morfologiche della Campania non lo consentono, decideranno gli esperti, ma non mi risulta che il governo pensi a una centrale da noi» ha concluso. Dello stesso avviso Roberto Cota per il Piemonte mentre secondo il governatore del Lazio Renata Polverini non ci sarebbe proprio alcun bisogno di nuove centrali. Il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, nel frattempo, ha fatto notare che il governo, nello scegliere i siti, dovrà tenere presente che la sua regione è autosufficiente dal punto di vista energetico. Insomma, la mettessero laddove c’è bisogno di energia. 

A conti fatti, sarà difficile trovare qualcuno che si offra volontario. O perché già precedentemente contrario oppure perché, vista l’eco che l’incidente di Fukushima sta avendo sull’opinione pubblica, timoroso per il proprio futuro politico alle prossime tornate elettorali. A queste nuove necessità politiche il governo Berlusconi contrappone la volontà di andare avanti col nucleare, qualunque cosa accada. In proposito «il governo e la maggioranza si stanno comportando in modo schizofrenico», come sostiene l’onorevole Carmen Motta: «da un lato il sottosegretario Saglia afferma che se le Regioni non lo vorranno, il nucleare non si farà; dall’altro la maggioranza vota favorevolmente ad un nuovo decreto legislativo nel quale il parere delle Regioni e degli Enti locali sulla localizzazione delle centrali nucleari non è vincolante per il governo». Inoltre «I Presidenti di Regione del centrodestra, con in testa quelli della Lega Nord, dicono sì al nucleare ma negano la disponibilità dei loro territori; anche per questo il governo non ha il coraggio di dire dove pensa di collocare le nuove centrali.»

In realtà il nodo è proprio questo: il parere di Regioni ed Enti locali sulla questione dell’individuazione dei siti. Un anno fa la Cassazione ha stabilito l’obbligo del Governo di interpellare le Regioni sul territorio delle quali intende costruire gli impianti nucleari. Tali pareri non sono però in nessun caso vincolanti per la decisione finale, che spetta esclusivamente allo Stato Centrale. Così le commissioni Ambiente e Lavori pubblici e attività produttive della Camera hanno espresso parere favorevole al decreto legislativo correttivo sulla localizzazione dei siti nucleari, che prevede proprio un parere obbligatorio, ma non vincolante, di Regioni ed Enti locali nella scelta dei siti. Il decreto dovrebbe riuscire ad arrivare a una approvazione definitiva da parte del Consiglio dei ministri entro mercoledì prossimo. 

In quest’ottica, se Saglia ha bene in mente qual è la situazione attuale, le sue parole sono null’altro che fumo negli occhi. O si aspetta che i Presidenti non sappiano distinguere tra un parere “obbligatorio” e uno “vincolante”, oppure si augura che si fidino delle sue dichiarazioni di intenti. Oppure, ancora, spera di rassicurare i cittadini e convincerli a non andare a votare al referendum di giugno che, quello sì, porrebbe un vincolo all’azione di governo. Almeno per altri vent’anni

Sara Santolini

 

Celentano no nuke: tocca ai cittadini. Ora o mai più

Secondo i quotidiani del 18/03/2011