Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Tutto male. Tutti in piazza

Disoccupazione giovanile altissima e continui tagli alla cultura. Il disagio diventa mobilitazione e si moltiplicano gli annunci di manifestazioni di protesta, anche prolungate. Una sollevazione che va dal mondo universitario a quello dei professionisti dello spettacolo, passando per i precari 

di Massimo Frattin

Università paralizzate. Cultura al collasso con la proclamazione di tre giorni di protesta il 26, 27 e 28 marzo. Precari – e non solo – che si mobilitano sul web, con lo slogan “la nostra vita è adesso”, per una grande manifestazione il 9 aprile. Sono tre aspetti della stessa faccia: quella di un paese paralizzato, con le finanze pubbliche ai minimi termini, privo di prospettive e di una guida politica degna di tal nome, in cui soprattutto le giovani generazioni faticano sempre più a gettare basi per una vita sostenibile.

Il mondo universitario sta cominciando a pagare lo scotto di una riforma che rimane orfana dei decreti attuativi e delle modifiche dei regolamenti degli atenei. Vittime di questa inerzia sono la ricerca, gli assegni di studio, le nuove nomine. Tutte  voci che rimangono in un limbo di cui non si vede per il momento la via d’uscita a causa di uno stallo burocratico senza precedenti. E che potrebbe portare per il futuro, annuncia la Cgil, prospettive anche peggiori: si stima infatti che nei prossimi cinque anni si avvierà alla pensione il 50 per cento dei professori ordinari e il 25 di associati e ricercatori, senza poterli rimpiazzare dal momento che il 50 degli atenei avrà il bilancio in rosso.

Allargando la panoramica, il settore più generale della cultura versa in una situazione ancor più disperante. La caduta verticale dei finanziamenti statali – determinata anche da innegabili abusi – potrebbe tradursi nella perdita del posto di lavoro per oltre 200mila occupati e nella chiusura di realtà di interesse internazionale. Ad onta delle stesse esortazioni della UE, che ha deplorato i tagli alla cultura, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali è passato nell’ultimo anno  da 1.710 a 1.459 milioni di euro; per di più, lo stanziamento statale per il Fondo Unico per lo Spettacolo sarà di 231 milioni di euro, quasi la metà rispetto al 2010. Cinema, teatri, fondazioni, enti lirici e di ballo, musei, biblioteche rischiano una contrazione di servizi e di addetti prossima alla crisi. «La legge quadro è bloccata – sottolinea il vicepresidente dell'Agis, Maurizio Roi – non ci sono state risposte alla richiesta di modifica dei regolamenti, non è stata concessa l'apertura del tavolo sulle misure di protezione sociale dei lavoratori, tutte le promesse sono state puntualmente disattese».

Il rischio è che la cultura – quella al servizio della collettività, non quella d’elite e quella che bene o male si è satollata alla greppia dei finanziamenti dei bei tempi –  venga sacrificata sugli altari dell’imprenditoria privata, diventando col tempo bene costoso e non per tutti.

Così, ecco partire la protesta: a Roma, alle 14,30 in piazza Montecitorio una manifestazione in difesa della danza, indetta da Federdanza Agis;  giovedì alle 11,30 sit-in di protesta al ministero dell'economia; venerdì 25 sciopero generale della produzione culturale e dello spettacolo. Per finire con la tre giorni del 26, 27 e 28 marzo.

La sensazione di crisi e di precarietà con la quale siamo ormai costretti a convivere da tempo sta infine per trasformarsi in una protesta generalizzata, che parte dalla Rete e che si fa interprete del disagio senza che si vedano segnali di cambiamento. «Questo grido è un appello a tutti a scendere in piazza: a chi ha lavori precari o sottopagati, a chi non riesce a pagare l'affitto, a chi è stanco di chiedere soldi ai genitori, a chi chiede un mutuo e non glielo danno, a chi il lavoro non lo trova e a chi passa da uno stage all'altro«».

Appelli urlati da una generazione che vede davanti a sé più ombre che luci, e per la quale l’incertezza rischia di diventare una costante. Il professor Galimberti nel suo ultimo saggio parla dell’“ospite inquietante” riferendosi appunto al diffuso senso di nichilismo che sta attanagliando l’intera generazione giovanile: «Questo governo sta distruggendo il nostro presente e il nostro futuro. Distrugge scuole e università con tagli indiscriminati e riforme scellerate, dequalifica il lavoro condannandoci a una dipendenza a vita dalle nostre famiglie, a dover vivere con l'angoscia di un contratto che scade e una borsa di studio che non ci viene più data». È una generazione che snocciola amaramente tutti i numeri della crisi. Numeri che dicono molto:  19, la percentuale di laureati italiani tra i 20 e i 30 anni contro la media europea del 40; 29, la percentuale di giovani tra i 14 e i 24 anni che ha lasciato gli studi; 827, gli euro in busta paga di un neolaureato. 

Così, anche in questo caso, l’unica strada che rimane è quella della protesta, il prossimo 9 aprile, in tutte le piazze d’Italia… e non per cantare l’inno di Mameli.

 

Massimo Frattin

Secondo i quotidiani del 24/03/2011

Acqua. Metà si perde per strada