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Nucleare. Una moratoria per i gonzi

Tutto confermato. Il Governo sospende per un atto il decreto sulle centrali atomiche, nel tentativo di rabbonire un’opinione pubblica che in larghissima misura è drasticamente contraria. Obiettivo: indurre i più disattenti a non partecipare al referendum del 12 e 13 giugno

di Sara Santolini 

«La moratoria di un anno sul nucleare è una decisione di buon senso, di cautela, di rispetto per la preoccupazione dei cittadini di fronte a eventi straordinari che hanno suscitato grande inquietudine nell'opinione pubblica». Queste parole della Prestigiacomo aspirano a essere convincenti, ma non lo sono affatto. E dove parlano di «rispetto per la preoccupazione dei cittadini » suonano addirittura beffarde. E quindi insultanti. 

I motivi della decisione del Governo di fermare la macchina del nucleare per dodici mesi sono da ricercare altrove. Ad esempio, in un sondaggio effettuato dall'Osservatorio Giornalistico Mediawatch su un campione di 1.030 italiani tra i 18 e i 70 anni. Secondo questa rilevazione una percentuale di cittadini che tocca quota 90 preferisce di gran lunga le fonti alternative all’eventualità di tornare al nucleare. Non solo. Quasi il 70 per cento è nettamente contrario a utilizzare questa fonte di energia e il 17 ha dichiarato di aver cambiato idea sulla sicurezza delle centrali alla luce dell’incidente di Fukushima. Tutte queste percentuali si traducono per il Governo nella possibilità sempre meno remota che il referendum del 12 e 13 giugno si trasformi in una bocciatura senza appello. Possibilità che cerca di esorcizzare dando a intendere agli elettori che non c’è bisogno di disturbarsi andando a votare contro un decreto che per il momento è stato congelato. 

«La moratoria sul nucleare è l'ultima mossa disperata di un Governo che teme il risultato delle urne ed escogita ogni tipo di trucco per boicottare il referendum di giugno», sottolinea infatti Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi. «Il Governo Berlusconi vuole affossare la consultazione referendaria creando una cortina di silenzio, proprio mentre dal Giappone arrivano notizie inquietanti, visto che la crisi nucleare della centrale di Fukushima è ben lungi dall'essere risolta e mentre sta arrivando la nube radioattiva». In compenso, «la moratoria di un anno di cui si parla non farà decadere il referendum abrogativo, perché il quesito può decadere solo in presenza di un decreto abrogativo rispetto al provvedimento con cui si reintroduce il nucleare in Italia». 

Così non è stato. La “moratoria” non cancella un bel niente e si limita a interrompere temporaneamente l’attuazione del decreto sul nucleare, tramite «la sospensione, per un periodo di 12 mesi, delle procedure riguardanti la localizzazione e la realizzazione di centrali e impianti nucleari sul territorio italiano». Questo significa che, allo scadere del tempo previsto, le norme messe in naftalina dispiegheranno i loro effetti. Non c’è nessuna marcia indietro. Solo un diversivo per tentare di rabbonire l’opinione pubblica. Ma se non altro, ai fini del referendum, non cambia nulla: il ddl esiste ancora e dunque può essere abrogato. 

La strategia del Governo per evitare che questo accada si basa dunque sull’ignoranza dei cittadini. Sulla speranza che non facciano fronte comune e compatto di fronte a un programma nucleare che desiderano solo le lobby del settore e i politici che le appoggiano, per convinzione o per opportunismo. Una campagna basata sul silenzio, sulla tendenza a sminuire quello che sta accadendo in Giappone, sulla disincentivazione ad andare a votare per impedire la reintroduzione del nucleare in Italia. Anche solo sperare che funzioni, il capzioso posticipo di dodici mesi deciso da Berlusconi e dai suoi, è qualcosa che offende l’intelligenza degli elettori. E dovrebbe diventare un’ulteriore e potente ragione per partecipare in massa al referendum del 12 e 13 giugno, mandando al diavolo il nucleare e, almeno un po’, anche il Governo.

 

Sara Santolini

 

Riferimenti:

Legge n.99 del 23 luglio 2009

Decreto legislativo n.31 del 15 febbraio 2010

Consiglio dei Ministri n.133 del 23 marzo 2011

Rinnovabili. Germania ai vertici

Secondo i quotidiani del 24/03/2011