Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Giappone: alimenti a rischio

Quello che si temeva, e che era pressoché inevitabile, sta accadendo. La radioattività intorno alla centrale di Fukushima è molto più alta del previsto e la contaminazione interessa sia l’acqua sia i terreni, riversandosi nei cibi. Le autorità sottilizzano negando che vi sia una  «minaccia immediata», ma sconsigliano di bagnarsi con la pioggia

di Andrea Bertaglio

Cresce in Giappone il timore per una contaminazione alimentare, in seguito al ritrovamento di tracce di radioattività in verdure, acqua e latte. Complici nel creare allarme anche le due colonne di fumo elevatesi negli scorsi giorni dai reattori 2 e 3 della Fukushima 1, ormai ad un rischio di livello 6. Non si esclude che prodotti contaminati abbiano già raggiunto altri Paesi, fra cui Cina, Taiwan, Corea del sud ed Hong Kong. 

Per l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) la situazione è «grave», ed è andata ben oltre le sue previsioni: i problemi dovuti alla contaminazione provocata dall'incidente di Fukushima Daiichi, infatti, si sarebbero dovuti limitare ad un raggio di 30 km dalla centrale. Il governo di Tokyo ha annunciato che nelle quattro prefetture più vicine alla centrale devastata da terremoto e tsunami è stato ordinato come «misura precauzionale» di sospendere la distribuzione del latte e di verdure come fave e spinaci. Rilevate tracce di radioattività anche nell’acqua che sgorga dai rubinetti della capitale. E nella pioggia, tanto da portare la Nuclear and Industrial Safety Agency (Nisa) a consigliare agli abitanti della zona di «evitare di bagnarsi» con essa. Nel frattempo la Tokyo Electric Power Company (Tepco), che dalle pagine del suo sito si scusa per i disguidi e fa le condoglianze ai parenti delle vittime, ha ammesso che lo scorso 28 febbraio spedì all'Agenzia per la sicurezza nucleare un rapporto in cui spiegava di aver omesso alcune verifiche alla centrale di Fukushima.

La contaminazione di prodotti alimentari dovuta alle radiazioni del sito nucleare danneggiato potrebbe essere più grave di quanto si potesse pensare fino a pochi giorni fa. Secondo i tecnici di Tepco, lo iodio radioattivo in alcuni campioni marini è di ben 126,7 volte superiore ai limiti consentiti. Rilevante anche la presenza di cesio, di oltre 24 volte superiore alla norma. Livelli che, però, per i tecnici giapponesi non rappresentano ancora una «minaccia immediata» alla salute. Per Peter Cordingley, portavoce regionale dell' Oms, è invece «abbastanza chiaro che si tratta di una situazione grave. Il danno è molto più serio di quanto tutti avevano pensato in un primo momento, quando credevamo che questo tipo di problema fosse limitato entro 20-30 km dalla centrale». Nonostante al momento non si abbia la certezza che il cibo contaminato abbia già raggiunto altri Paesi, è «lecito supporre che prodotti contaminati siano usciti dalla zona contaminata». 

L’Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare, però, ritiene che non sia necessario espandere l’area di evacuazione attorno a Fukushima rispetto agli attuali 20 km. L’intenzione delle autorità giapponesi è quella di controllare i livelli di radioattività nelle acque marine limitrofe alla centrale nucleare, usate in grandi quantità nei giorni scorsi per raffreddare i reattori danneggiati e scongiurarne una fusione del nocciolo. «È possibile che delle sostanze radioattive si siano propagate nel mare», ha affermato un responsabile dell'Agenzia per la sicurezza nucleare. Ma «anche se così fosse», ha aggiunto, «considerato il basso livello di radioattività nell'aria, la cosa non avrebbe conseguenze sulla salute». 

Di diverso avviso Daniel Zurosky, direttore del reparto dedicato alla sicurezza da radiazioni presso la University South Carolina School of Medicine: «La contaminazione potrebbe anche aumentare nel pesce, un ingrediente base della dieta giapponese, a partire dal materiale radioattivo che è entrato in acqua, diventando così parte della catena alimentare. I funzionari giapponesi devono monitorare gli alimenti», suggerisce Zurosky. E ricorda che «dopo Chernobyl, le autorità sovietiche non erano state in grado di capire i pericoli del fallout radioattivo che si diffuse in tutta l'area dei terreni coltivabili».

Andrea Bertaglio

UK. E adesso: rinnovabili!

L’acqua in bottiglia fa bene. Al business