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Le agenzie di rating volteggiano come avvoltoi sul Portogallo

Mentre quasi tutti i media del mondo sono concentrati sulla Libia dimenticando, o quasi, il resto delle problematiche in tutto il Medio Oriente che vi sono in qualche modo collegate e che davvero possono rappresentare un cambio di scenario molto importante, allo stesso modo, per la medesima legge dell'onda montante delle notizie, e conseguentemente dell'onda calante, si è un po' persa di vista la situazione europea relativa alla crisi economica. Che invece sta avendo, proprio in queste ore, delle evoluzioni molto importanti. 

In Irlanda c'è stato un cambio di governo, in seguito alle recentissime elezioni, che vede gli abitanti della ex Tigre Celtica giustamente avvelenati con il governo uscente per le norme sul prestito che gli è stato imposto di ricevere - onde poter pagare i conti fallimentari di Banche e speculatori - che i cittadini hanno dovuto sorbirsi, con cambiali per almeno tre generazioni. Questi chiedono al nuovo governo di rinegoziare con l'Fmi i tassi usurai di interesse che si sono visti addossare sulle spalle. Ma il dato che emerge, e che rappresenta un ulteriore termometro della situazione, facendo intendere ciò che capiterà probabilmente a molti stati europei, è la insofferenza e la rabbia - anche da noi - che i popoli iniziano ad avere con i governi attualmente in carica. Sperando, vanamente, che un semplice cambio di governo possa modificare le cose, quando invece ciò che serve è una sollevazione generale contro la finanza e, in pratica, contro tutto il nostro modello.

Spostandoci in Spagna le cose non sono poi migliori. La disoccupazione è arrivata a livelli record: a febbraio le persone senza lavoro hanno toccato la cifra di 4.3 milioni, con un aumento dell'1.6% rispetto al mese precedente. In sostanza i disoccupati sono aumentati di 170 mila unità. 

Appena più a sinistra, sul planisfero, il Portogallo inizia a entrare nella fase acuta della crisi del debito, sorte che toccherà quindi agli altri paesi. Lisbona è in attesa, certa, che le agenzie di rating taglino il valore di riferimento. Standard & Poor's, in particolare, ritiene che il governo portoghese avrà bisogno di ricorrere agli aiuti internazionali. In buona sostanza si ripeterà quanto accaduto in Grecia e in Irlanda. Con tutte le conseguenze del caso che, sebbene i nostri media non ce ne rendano conto, sono costantemente nel vivo.

Il vertice europeo di fine marzo dovrebbe mettere a punto il fondo permanente anti-crisi, ovvero il Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes). Questo sarà messo a disposizione solo a condizione che gli emittenti sovrani siano disponibili a ristrutturare il debito, ponendo i detentori dei titoli di Stato in posizione del tutto subordinata rispetto al Mes stesso. 

Le agenzie di rating insomma sanno che il Portogallo dovrà fare ricorso all'Efsf, che è il fondo di salvataggio attualmente in uso (il Mes dovrebbe sostituirlo dal 2013, se ci arriveremo...).

Naturalmente il Portogallo ha ribadito di non avere bisogno degli aiuti pubblici, esattamente come dichiarato a suo tempo da Grecia e Irlanda, il che naturalmente serve a evitare che i titoli pubblici schizzino verso l'alto prima del tempo. Lisbona tenta insomma di comunicare che lo Stato è perfettamente in grado di rifinanziare il proprio debito attraverso il mercato. Ma insomma la direzione è chiara.

Anche perché il Ministro delle Finanze portoghese ha aggiunto che se dovesse essere necessario, si è in grado di adottare ulteriori norme capestro, ovviamente sulle spalle dei cittadini, al fine di ridurre l'attuale rapporto deficit-pil all'1.6%.

Da tenere a mente che solo negli ultimi 12 mesi, il rendimento dei titoli di stato decennali è passato da un interesse del 4 a quello del 7.5%, ovvero è quasi raddoppiato: ogni anno, in pratica, il paese ha bisogno di trovare sul mercato 38.5 miliardi di euro. Il che è, ovviamente, impossibile.

Considerando la disoccupazione in aumento, così come l'inflazione europea, e il prossimo conseguente aumento dei tassi di interesse, è facile immaginare non solo che il taglio delle agenzie di rating ci sarà, ma che sarà esteso, prima di quanto non si creda, anche ad altri paesi europei.

Tenere d'occhio Portogallo e Spagna è insomma fondamentale, per capire cosa aspetta all'Italia, così come lo è stato, e lo è anche adesso, verificare cosa è accaduto e accade in Grecia, quanto meno per convincersi - ove ce ne fosse ancora bisogno - della reale utilità degli aiuti di vario tipo che, mediante speculazione e usura, stanno strozzando e strozzeranno i popoli d'Europa.

 

Valerio Lo Monaco

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