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Ogm: la Ue abbassa la guardia

Pericolosa decisione dell’Unione Europea, che allarga le maglie per l’importazione dei mangimi contenenti organismi geneticamente modificati. Ancora una volta, gli interessi commerciali prevalgono sulla tutela della salute dei cittadini

di Pamela Chiodi 

Un piccolo passo avanti verso l’approvazione definitiva dei famigerati Ogm. Il Comitato permanente per la sicurezza alimentare e la salute animale dell’Unione Europea ha deciso di innalzare fino allo 0,1% la soglia di contaminazione da organismi geneticamente modificati nei mangimi importati da paesi terzi. Come ha specificato la Fondazione dei Diritti Genetici, si tratta di una decisione che «pone fine alla tolleranza zero per quegli Ogm approvati solo nei paesi terzi, quali Usa e Brasile, e che si applica a quei prodotti che sono da almeno tre mesi in fase di valutazione da parte dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) prima di ricevere il via libera definitivo della Commissione. Alla base della motivazione c’è la volontà politica di prevenire eventuali blocchi delle importazioni, l’ultimo nel 2009, e le pressioni del settore della mangimistica che lamenta difficoltà nel reperimento di prodotti Ogm-free». 

L’Europa ha risposto alle esigenze dell’industria mangimistica che dipende quasi totalmente dalle importazioni, soprattutto da quelle di paesi dov’è ammessa la coltivazione degli Ogm. Solo lo scorso anno sono stati acquistati circa 50 milioni di tonnellate di mangimi il cui contenuto era composto prevalentemente da soia transgenetica coltivata in Brasile, con il brevetto della Monsanto. «La misura adottata ora», spiega la Fondazione dei Diritti Genetici, «crea un precedente negativo in quanto pone le motivazioni economiche dei gruppi di lobby industriali al di sopra della salute e della volontà dei cittadini Ue che hanno già espresso in maggioranza il rifiuto dei prodotti biotech». 

Nel 2010 l’Unione Europea aveva già ricevuto una richiesta da parte dei rappresentanti delle ambasciate di Usa, Brasile, Canada e Argentina per il via libera agli Ogm. All’esecutivo comunitario si spiegava che «imporre distinzioni tra cereali destinati all’industria alimentare e quelli per la zootecnica creerebbe difficoltà insormontabili alle aziende di trasformazione, poiché nelle importazioni dai Paesi terzi c’è una filiera separata». Quest’anno la richiesta è stata finalmente accolta dall’Ue che dovrà passarla al vaglio dell’Assemblea di Strasburgo. Se sarà approvata entro 90 giorni, e con la maggioranza assoluta dei membri, la norma entrerà in vigore a giugno. E a quel punto si potrà sperimentare direttamente sui cittadini se ci saranno degli effetti negativi sulla loro salute. 

Infatti, ancora non esistono studi a lungo termine sui rischi sanitari legati al consumo di Ogm. Esistono solo casi singoli che dimostrano la poca sicurezza sugli effetti del loro uso. Come quello accaduto l’altro giorno proprio negli Sati Uniti. È stato identificato un virus, finora sconosciuto, ma probabilmente connesso all’uso dell’erbicida glisosfato applicato sulle piante di soia e mais Ogm. L’allarme è stato lanciato da Don Hurber, esperto di patologia vegetale della Purdure University e coordinatore del Sistema nazionale per la cura delle patologie vegetali presso il dipartimento Usa per l’agricoltura. Dai test di laboratorio sarebbe emersa la presenza in alte concentrazioni di «un organismo micro-fungale dalla forma di un virus e capace di auto-replicarsi nei mangimi a base di farina di soia e mais Roundup Ready (il cui brevetto è della Monsanto, Ndr), modificati geneticamente per la resistenza all’erbicida a base di glifosato. L’agente patogeno si trovava anche nello stomaco e nelle placenta di maiali e bovini nutriti con tali mangimi, causando in alcuni casi infertilità (oltre il 20%) e aborti spontanei (oltre il 45%)». 

Hurber ha sollecitato il Dipartimento all’agricoltura ad «intervenire con la massima urgenza per evitare un collasso dell’agricoltura Usa e delle esportazioni di mais e soia, ma anche per l’impatto negativo che il nuovo organismo potrebbe avere sulla salute degli animale e degli esseri umani, oltre che delle piante». Secondo l’esperto «ci sono evidenti prove che lo sviluppo dell’agente infettivo sia conseguente all’abuso del glifosato sulle colture OGM quali soia, mais, colza, cotone ed erba medica. La letteratura scientifica ha documentato in tali piante una riduzione della crescita e del vigore, un aumento della popolazione dei patogeni e della loro virulenza, la modifica della microflora del suolo con diminuzione della biodisponibilità dei nutrienti, con conseguenti effetti sulla dieta animale e umana». 

 

Pamela Chiodi

 

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