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Il Nobel per la pace distribuisce armi come caramelle

Non farà certamente effetto, almeno per i lettori del Ribelle, conoscere le intenzioni del Presidente Obama in merito alla rivolta in Libia. Ascoltare un Nobel per la pace che dichiara la possibilità di armare dei civili per favorirli nel condurre una guerra, è cosa che almeno da queste parti ci si poteva aspettare.

Diversamente, per tutte le anime pie, anche quelle del nostro Paese e in particolare modo per gli ambienti di sinistra arcobaleno nostrani, la cosa dovrebbe suscitare uno sdegno profondo. O almeno un grande disappunto. Invece così di fatto non è, visto che le bandiere variopinte rimangono ben riposte negli armadi e non si vedono all'orizzonte le adunate oceaniche di totalitaria memoria contro l'ennesima guerra di conquista, attraverso bombe e vittime civili, targata Usa con corollario della politichetta di casa nostra al seguito. 

Eppure le cose stanno effettivamente così. Obama ha dichiarato che non esclude "assistenza militare diretta ai rivoltosi". E a rincarare la dose sono piovute le parole di Hillary Clinton secondo la quale armare i ribelli è "legittimo"

Nulla di tutto questo, ovviamente, è contenuto nella risoluzione Ono. Ma gli Usa, lo si sa da tempo, di risoluzioni e veti se ne infischiano.

Insomma un carico pieno di armi da affidare ai "civili" prescelti dalla Casa Bianca e da suoi sudditi, naturalmente da opporre agli altri, a conferma che l'unico motivo per il quale è stata varata l'ennesima aggressione a un paese sovrano, in questo caso la Libia, in luogo di essere un intervento umanitario è né più né meno che una operazione di guerra volta alla conquista di tale stato attraverso la destituzione del - pur se discutibilissimo - regime di Gheddafi.

Nulla di nuovo sotto al sole, almeno per chi ha avuto modo di leggere, poco tempo addietro, un articolo apparso sull'Independent, e mai smentito, secondo il quale gli Usa avrebbero chiesto all'Arabia Saudita di fare grossomodo la stessa cosa: armare i civili-ribelli contro Gheddafi.

Operazioni del genere, dirette, indirette, alla luce del sole o segrete, attraverso la Cia, gli Usa le hanno sempre fatte. Basta ricordare la storia recente o leggere qualcuno dei libri di alcuni intellettuali non embedded, ad esempio di Noam Chomsky. Ma oggi la cosa è vergognosamente alla luce del sole, proprio attraverso le parole del democraticissimo Obama.

Che i "volenterosi", impegnati in Libia per "portare pace e democrazia proteggendo i civili" stiano passando di fatto alla funzione di armieri dei ribelli è grottesco, ma dovrebbe quanto meno chiarire ancora meglio la situazione.

La cosa più rilevante è però un'altra, e attiene aspetti culturali, a livello mondiale così come interno, per quanto riguarda l'Italia: l'opinione pubblica - e ovviamente non parliamo nemmeno della politica - continua ostinatamente a non rendersi conto, malgrado l'evidenza lampante, del reale stato delle cose. Del reale motivo per il quale stiamo aggredendo la Libia, e di cosa, in conseguenza, realmente siano la Nato e l'Onu. Tutto il resto, in fin dei conti, è irrilevante.

 

Valerio Lo Monaco

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