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Usa, Italia e le case vuote. Come le tasche

Il mercato immobiliare è in crisi profonda. Certamente in Usa, ma di fatto, rapidamente, da caso a caso, in tutto il mondo. Tra paesi in cui la crisi è già scoppiata e quelli in cui sta per esplodere. A crescere sono solo gli homeless.

di Davide Stasi

Sono stati diffusi dalla CNN i dati relativi alle case non abitate negli USA. Numeri che fanno impressione e danno la misura dello stato della crisi al di là dell’oceano per quanto riguarda il settore-chiave dell’economia drogata degli ultimi anni, l’immobiliare. Altro che piccoli segni di ripresa: in tutto il territorio statunitense, il 13% delle case risulta “vuoto”, con un aumento del fenomeno pari allo 0,9% rispetto al 2007. Oltre ai dati assoluti nascosti dietro le percentuali, preoccupa soprattutto il trend, che sembra stia scivolando lungo una china sempre più ripida.

Le cifre decimali non suscitino sollievo. In un paese sconfinato come gli USA significano milioni di case, in buona parte strappate dalle banche a mutuatari insolventi, finiti a ingrossare le fila degli homeless. Come contropartita gli istituti di credito hanno ora in mano un gran numero di unità patrimoniali il cui mantenimento e non utilizzo genera costi non coperti da alcun ricavo. Ma non solo: l’abbondanza di disponibilità di immobili vuoti, fa scendere il loro valore, creando un ulteriore danno non solo alle banche che ne detengono la proprietà, ma all’intero sistema economico. Sicuramente sul dato riportato dalla CNN pesa una discreta quantità di seconde o terze case, ma si tratta di un’incidenza a conti fatti non decisiva. Isolando il dato delle sole “prime case”, infatti, l’impatto negativo sul sistema nel suo insieme non viene meno, e questo emerge osservando i dati scorporati per i diversi stati americani, quasi tutti a due cifre.

In Italia, secondo una recente ricerca, la situazione non è dissimile. Esistono ben due milioni di case disabitate, più altre 120 mila nuove e invendute dall’inizio della crisi ad oggi, più un numero imprecisato di metri cubi in costruzione. Nonostante questo eccesso di offerta, affitti e mutui sono sempre più insostenibili,  HYPERLINK "/la-voce-del-ribelle/2011/3/30/ubi-ricapitalizza-ed-e-subito-panico-free.html" come notavamo ieri, andando contro le più elementari leggi del mercato. La politica nostrana sta a guardare, inerte, come sempre. Il massimo che riesce a concepire è un “piano casa” che incentiva la cementificazione, con libera interpretazione da parte delle regioni e dei comuni. I quali non lesinano in permessi e deroge, in vista di abbondanti oneri di urbanizzazione per rimpinguare le casse vuote.

Dall’altro lato dell’oceano, nonostante l’evidenza del trend, la politica americana sembra in grado di far peggio. Invece di limitare la causa prima della china presa dal mercato immobiliare, infatti, viene sostenuta una linea favorevole alla deregolamentazione e al liberismo spinto. Rivela il Washington Post che i due maggiori partiti USA stanno facendo a gara per liberarsi il più in fretta possibile di Fannie Mae e Freddie Mac, gli unici due soggetti che, pur traballanti, ancora potevano garantire un minimo di tutele alle fasce medio-basse della popolazione alla ricerca di un finanziamento per acquistare casa.

L’obiettivo di repubblicani e democratici è la cancellazione definitiva, seppur con tempi diversi, della natura privilegiata dei due istituti che, nazionalizzati di recente, rappresentano un soggetto potentemente concorrenziale rispetto al sistema bancario privato. Non a caso detengono il 90% dei nuovi mutui stipulati negli USA negli ultimi anni. E per rimuovere questa spina nel fianco del mercato privato, Obama e i repubblicani hanno in mente di destrutturare Fannie Mae e Freddie Mac, proibendogli di puntare al sostanzioso target medio-basso di consumatori e penalizzando fortemente i dipendenti dal lato delle retribuzioni. In breve, le due agenzie perderanno il loro valore, e a quel punto potranno essere date comodamente in pasto ai mercati, che così assorbiranno asset importanti e verranno privati del loro maggiore concorrente. 

La chiacchiera a supporto di un’azione così potenzialmente dannosa per l’intero mercato immobiliare americano, e sicuramente per i cittadini, è che la dismissione e la svendita avverrebbero in un quadro di ristrutturazione dell’intero comparto. Sciocchezze, ovviamente. La crisi galoppa, a una velocità che non può più essere fermata, in gran parte proprio a causa delle dissennate politiche di deregolamentazione attuate nel comparto immobiliare. Così, negli USA come in casa nostra, si sta solo cercando di spremere il massimo dal sistema, di raschiare il barile. Alla fine, anche in questo ambito gli operatori più potenti stanno ingaggiando una corsa ad arraffare quanto più possibile, con la complicità della politica, e a spese di tutti. In attesa dello schianto finale.

 

Davide Stasi

Università in crisi: e non usiamo neanche i fondi

Secondo i quotidiani del 31/03/2011