Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Baschi: Zapatero come Aznar

Il primo ministro spagnolo vuole mettere fuori legge Sortu, il nuovo partito della sinistra indipendentista basca. Un classico corto circuito delle democrazie occidentali e di certa sinistra: i diritti politici contano assai meno dei diritti civili

di Ferdinando Menconi 

Esiste un colorito detto ligure che, in italiano, può essere reso con: «è facile fare il frocio col culo degli altri». Senza offesa per i ghei, per usare la fonetizzazione del Vernacoliere, ma è esattamente quello che i governi occidentali, di qualsiasi colore, tendono a fare, sostenuti dai loro inebetiti elettori. Esistono però dei momenti in cui la contraddizione è troppo palese, sempre che qualcuno abbia il coraggio di dire che il Re è nudo, e di non preoccuparsi del fatto che, ad attaccare il “nobile” Zapatero, si rischiano scomuniche.

Ma oggi è proprio lui, l’idolo delle libertà civili, ad andare in controtendenza rispetto a tutto il gran parlare e straparlare, dai vertici indottrinanti alla base indottrinata, di libertà, rivolta e indipendenza. Questo plauso peloso, infatti, si applica solo a certi paesi, le dittature divenute scomode, e non viene certo esteso agli eventuali insurgent delle democrazie occidentali. Su questo destre e sinistre concordano. Nel reprimere il diritto dei baschi a perseguire l’indipendenza, sia pure seguendo metodi parlamentari, Zapatero si dimostra identico ad Aznar: il secondo vietò Batasuna, il primo vuole mettere fuori legge Sortu, il nuovo partito della sinistra indipendentista basca.

L’alfiere delle sinistre che non abbiamo, l’esempio assoluto da seguire, quando si arriva al dunque si comporta esattamente come il suo nemico “post franchista” Aznar, ma in fondo è solo l’ennesima dimostrazione di come oggi sinistre e destre siano solo due facce di uno stesso regime. Per essere “di sinistra” non basta estendere alle coppie omosessuali quella che la sinistra d’un tempo avrebbe chiamato, l’istituzione borghese del matrimonio. Sono mosse di propaganda che vanno bene solo per titillare i salotti cachemire e mulinobianchisti. Bisognerebbe andare alla sostanza delle cose, fermare l’economia della finanza, garantire diritti che vanno ben al di là degli alimenti nelle coppie di fatto. Quando si arriva al sodo, invece, Zapatero si dimostra più a destra della Thatcher. E abbiamo detto Thatcher, mica Bondi.

Sì, più a destra della Lady di ferro: colei che non esitò a scatenare la guerra delle Malvinas, e ad affamare i minatori dapprima del Galles e via via degli altri distretti carboniferi, mai si sognò di vietare lo Sinn Fein, il braccio politico dell’IRA. Si limitò solo a mantenere la grottesca legge per la quale le dichiarazioni degli esponenti di quel partito in televisione venivano doppiate. Cosa che, detto fra noi, se applicata ai partiti “indipendentisti” italiani renderebbe più intelligibili le dichiarazioni di Bossi & figlio, per tacer di Borghezio. 

Il tentativo di Zapatero di vietare il Sortu lo pone addirittura più a destra di Berlusconi, che il partito separatista lo ha inserito nella compagine governativa fino a renderlo sempre più indispensabile. Vero è che i baschi, pur non avendo la tradizione catalana, sono separatisti veri, legati a una etnia e a una cultura, e non solo ai danè: fossero stati come i baschi, i leghisti, con il consenso che hanno, avrebbero già messo a ferro e fuoco la padania da un pezzo, altro che le sparate (a salve) del Senatùr.

Si potrebbe provare a obiettare che la differenza è questa: sia Sortu sia Batasuna “sarebbero” il braccio politico dell’ETA e il “terrorismo” – meglio è però dire la lotta armata per l’indipendenza – uno Stato ha il diritto di combatterlo.  Questo è giusto, e nessuno ritiene che uno Stato debba riconoscere legalmente i gruppi eversivi, come IRA o ETA, anche quando si tifi per loro riconoscendone legittime le ragioni; ma che i loro bracci politici, proprio perché politici, debbano essere riconosciuti e avere il diritto di costituirsi in partito è invece un dovere per ogni democrazia degna di tal nome.

Questo, almeno, se poi ci si vuole permettere di tifare per i Cirenaici in rivolta e di pontificare sui deficit democratici altrui: vietare un partito di popolo è un atto di abnorme gravità, ma El Pais preferisce occuparsi delle nostre intercettine che non dei diritti di Euskadi. Questi ultimi, del resto, sono sostenuti solo da terroristi, che non hanno neppure la dignità di insurgent. Meglio non parlarne. Meglio rimuovere il problema.

Ferdinando Menconi 

 

 

L’immunità: un pasticcio bipartisan

Secondo i quotidiani del 04/03/2011