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Milano. La città della Letizia

Nuovo scandalo, vero o presunto, per il sindaco di Milano: il figlio Gabriele è accusato di aver spacciato per immobile a uso commerciale un mega loft da quasi 500 metri quadri, a fini abitativi e “in stile Batman”. Il tutto, nella sostanziale inerzia da parte dell’amministrazione cittadina

di Sara Santolini

Gabriele Moratti, figlio del sindaco Letizia Moratti, è indagato per violazione edilizia. Nel 2009 ha fatto richiesta al comune di Milano per fondere quattro unità in via Ajraghi a destinazione commerciale. A quanto sembra, però, nonostante non ci sia traccia di alcun cambio di destinazione d’uso a quell’indirizzo Gabriele si sarebbe fatto costruire un’abitazione principesca di ben 447 metri quadrati, i cui dettagli architettonici sono al centro delle cronache da qualche giorno. Visto che, come si legge in molti articoli, si tratterebbe nientemeno che di «una residenza in stile Batman». 

Gossip a parte, il giovane Moratti ha attirato l’attenzione della Guardia di Finanza per non aver pagato parte dei compensi dovuti alla ditta di interni di lusso che lavorava per lui, il gruppo Hi-Lite/Brera 30, a un indirizzo dove, al posto dei previsti spazi commerciali, ci sarebbe, appunto, un loft a uso abitativo. Eppure il Comune aveva mandato dei controlli che evidentemente il proprietario dei “capannoni” aveva previsto, coprendo la costruzione con delle strutture in cartongesso e nascondendola così alla vista. Ma non finisce qui. Venerdì scorso, dopo che la questione era stata ampiamente ripresa dai media, è stata deposita una nuova denuncia di inizio attività che annuncia una variante rispetto al progetto originario del 2009.

Finirà tutto in una bolla di sapone? Quello che è certo è che l’attuale sindaco ha qualche precedente imbarazzante. Vedi l’inchiesta nota con il nome “incarichi d’oro”, nella quale Letizia Moratti era indagata per abuso d’ufficio a scopo patrimoniale, che prendeva le mosse dalle pressioni fatte a alcuni funzionari perché lasciassero il proprio incarico a favore di persone esterne, spesso nemmeno qualificate, e irregolarità nell'assegnazione di tali consulenze. Nel corso dell’indagine il gip aveva rilevato una “violazione di legge conclamata”. Qualsiasi atto amministrativo contrario allo Statuto comunale è illegittimo. E infatti, in questo caso, mentre lo Statuto comunale prevede che sia data adeguata pubblicità al conferimento degli incarichi, il regolamento comunale consente di procedere per "ricerca diretta". 

La Moratti avrebbe fatto di più: avrebbe violato anche quello stesso illegittimo regolamento ricorrendo subito alla chiamata diretta. Nonostante tutto ciò, il gip nel 2010 ha archiviato l’inchiesta, perché non c'è stata «la minaccia di un male ingiusto nel caso in cui non fosse stata accettata la risoluzione del contratto: chi non ha accettato è rimasto al suo posto e altri hanno accettato pur nella prospettiva di retrocedere nella complessiva situazione lavorativa». Tuttavia il gip ha definito “oscuri” «i percorsi che hanno portato alla nomina dei nuovi dirigenti, tanto da sembrare, in alcuni casi, addirittura casuali, pur godendo evidentemente tutti i nuovi dirigenti della fiducia della nuova amministrazione». Il comportamento dell’amministrazione comunale è considerato in ogni caso grave: la Moratti e gli altri imputati sono stati condannati dalla Corte dei Conti a versare all'erario comunale circa 261 mila euro a titolo di risarcimento.

Oggi, di fronte all’ennesimo problema di conflitto tra gli interessi del Comune e quello del sindaco, Milano ha deciso di combattere il degrado della città. Non si tratta però di porre un freno all’abuso d’ufficio, all’assegnazione di consulenze o ai danni economici provocati dall’amministrazione al comune. Esattamente come nel 2007, quando lo scandalo “incarichi d’oro” rischiava di rovinare la reputazione della Moratti, l’attenzione si sposta sulle strade. Il sindaco ha infatti presentato in questi giorni un servizio di polizia municipale dal nome che ricorda i film di spionaggio internazionale: “CharlieDelta”. Il suo unico scopo è quello di multare chi non rispetta l’articolo 80 del regolamento di polizia urbana che vieta il lavaggio auto per le strade, tutti i giorni, dalle 7 alle 20. Proprio come nel 2007, il “problema lavavetri”, elevato a problema centrale di Milano, serve a distrarre i milanesi da quello che accade in procura. Il sindaco ha inoltre dichiarato in proposito: «È un deterrente sanzionare gli stranieri, un modo più facile perché scelgano di non stare a Milano». Come se, tra l’altro, “lavavetri” e “straniero” fossero dei sinonimi. 

D’altra parte l’amministrazione Moratti non è nuova a queste facili e errate semplificazioni che tradiscono una mentalità alquanto preconcetta. A maggio scorso Letizia Moratti sollevò un vespaio per aver dichiarato durante un convegno dal titolo “Processi migratori e integrazione nelle periferie urbane” che «i clandestini che non hanno un lavoro regolare normalmente delinquono». Se per “normalmente” il sindaco intende “con una certa frequenza statistica”, allora con ancora maggiore cognizione di causa, da Nord a Sud, possiamo pervenire a conclusioni simili e innalzarle a regola generale: i politici che hanno un potere potenzialmente utilizzabile a favore del proprio entourage parentale e clientelare normalmente delinquono.

 

Sara Santolini

 

Media, veline e pubblicità: praticamente un bordello

Secondo i quotidiani del 07/03/2011