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E dopo i profughi, ecco i pellegrini

Una fiumana immensa che si riverserà su Roma il primo maggio, per la beatificazione di Giovanni Paolo II. Un’iniziativa che è stata presa dalla Chiesa e che, perciò, dovrebbe essere totalmente a carico della Città del Vaticano. Ma che con ogni probabilità finirà per gravare anche sulle tasche dei cittadini italiani

di Ferdinando Menconi

L’onda non si arresta, ma la prossima non si abbatterà su Lampedusa, bensì su Roma. Stavolta, però, le tendopoli saranno pronte, anche se il problema è a spese di chi: passi dover pagare per le emergenze, ma, per la programmata celebrazione di un defunto capo di stato estero, dovrebbe essere lo stato in questione a sostenerne ogni costo. Anzi, dovrebbe pure risarcire lo Stato confinante del disagio che subirà.

Stiamo parlando, è chiaro, della beatificazione di Giovanni Paolo II che, il prossimo primo maggio, travolgerà Roma con una massa di migranti temporanei valutata fra i 400mila (fonti SCV, Stato della Città del Vaticano) e un milione e mezzo (fonti Repubblica Italiana), le tranquillizzanti dichiarazioni ufficiali dicono che non vi sarà alcun aggravio per il contribuente italiano, anche perché il Vaticano non ha voluto inserirlo fra i “Grandi Eventi”, quelli da far gestire alla protezione civile. Bontà loro, ma dovrebbe essere un obbligo e non una concessione. A che titolo, infatti, avremmo dovuto essere noi a sobbarcarci l’onere di un evento organizzato da uno Stato estero?

Tutte le dichiarazioni ufficiali della nostra amministrazione sostengono che non ci costerà un euro, ma poi la Regione Lazio si lascia sfuggire: «Allestiremo i campi nei quali daremo un’accoglienza gioiosa e ci occuperemo del loro trasferimento a Roma». Se l’italiano ha un senso, significa saranno a carico della regione, altrimenti sarebbe stato dichiarato abbiamo affittato terreni, tende e autobus al Vaticano in occasione del megaevento, una vera cuccagna per le sofferenti casse Regionali, un’occasione che nessuna amministrazione normale si sarebbe fatta scappare. Esistono dunque serissimi dubbi che tutto sarà a costo zero per l’Italia e si può legittimamente supporre che, come altri eventi Vaticani, sarà a carico del contribuente italiano, almeno fosse all’interno di quell’8 x 1000 che alcuni contribuenti, tramite anche l’IfeelCUD (http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2011/3/10/ifeelcud-non-ce-piu-religione.html), destinano a sostegno delle iniziative Vaticane.

Magari stiamo pensando male, e si sa che chi pensa male fa peccato e la Chiesa non vuole che pecchiamo. Quindi cessiamo subito, obbedienti, di pensare il peggio e accettiamo la versione ufficiale, che comunque non spiega perché, anche se terreni, tendopoli e spostamenti non li paghiamo noi, lo Stato della Città del Vaticano non debba pagarli come avverrebbe in un paese normale. Speriamo, almeno, che alla fine non si debbano pagare tonnellate di bottiglie di plastica di minerale e i “volontari” distributori delle medesime, come fu per i funerali del medesimo Papa. In quel caso, va concesso, la cosa poteva anche essere accettabile, l’evento non era stato pianificato da tempo, ma questa volta lo è stato, l’Opera romana pellegrinaggi (Orp) riteniamo, quindi, abbia già provveduto ad acquistare quanto sarà necessario per i migranti della fede ed avrà mobilitato tutte le Onlus religiose e le parrocchie per assisterli come si conviene.

Non vogliamo arrivare a doverci sentir dire, a evento in corso, che dobbiamo intervenire come Stato per sostenere i pellegrini in stato di abbandono: c’è stato tutto il tempo per organizzarsi e costoro non sono dei disperati che hanno attraversato il Mediterraneo, ma gente che ha avuto tutto il tempo per organizzare la sua vacanza romana e pagarsela come fa qualsiasi turista, perché turisti sono e tali devono essere considerati dallo Stato e dai cittadini. Neppure turisti troppo graditi, perché sono di quelli che lasciano poco alle casse di Roma, mentre il loro passaggio si lascia dietro una scia di costi per rimettere la città in ordine, e anche questi costi andrebbero messi in conto a chi invita a casa sua maree umane che non può ospitare, sistemandole d’imperio e con gran disagio sul territorio altrui.

Nessuno intende mettere in discussione il diritto della Chiesa a beatificare chi vuole e quando vuole, ma non dovrebbe neppure essere in discussione che i costi devono essere tutti a carico SCV e che questi dovrebbe, inoltre, indennizzare lo Stato confinante, e i suoi cittadini, dei disagi che le sue iniziative comportano. Discussione, in effetti, non c’è, ma solo nel senso che è dato per scontato che debba essere il contribuente italiano a sostenere, almeno, parte dei costi, e il cittadino romano a subire in silenzio il disagio. Almeno pagassero l’ICI, hanno tanto di quell’8 x 1000 per farlo. 

 

Ferdinando Menconi

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