Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Pacifico: l’Oceano radioattivo

L’acqua contaminata della centrale di Fukushima si è riversata in mare. Aggravando un problema che esiste da tempo, a causa degli esperimenti nucleari e dei depositi di scorie, e che colpisce innanzitutto le popolazioni che abitano sulle coste. Ma che si estende alla fauna ittica e che perciò, tramite la pesca a fini alimentari, riguarda tutto il mondo

di Andrea Bertaglio

Le persone che vivono sulle coste dell’Oceano Pacifico sono centinaia di milioni: fra queste si trovano svariate popolazioni native delle isole, che vivono di pesca, e che dipendono completamente dal mare per il loro sostentamento. Ora, vedono la propria incolumità e la loro possibilità di sopravvivenza minacciate dalle migliaia di tonnellate di acqua radioattiva riversata in mare presso la centrale di Fukushima Daiichi. Che vanno ad aggiungersi agli scarti prodotti in quelle aree da decenni di test atomici. Non bastano le dichiarazioni di “autorevoli” scienziati e le minimizzazioni dei politici giapponesi (e non solo) per tranquillizzare questi popoli. Che, ormai, hanno capito bene a che livello sia la credibilità delle rassicurazioni di europei e nord americani.

Hanno subito per lunghissimi anni le decisioni delle grandi “potenze” economiche e nucleari del mondo “sviluppato”. Ma ora, anche grazie ad Organizzazioni come l’Associazione per i Popoli Minacciati APM di Bolzano, queste popolazioni possono fare sentire la loro voce, il loro disappunto ed i loro timori, dopo che il Pacifico è stato per decenni teatro di numerosi test atomici. La Francia ne ha eseguiti sulle isole Moruroa e Fangataufa dal 1966 al 1996, mentre gli USA scelsero gli atolli Bikini e Enewetok (1946-1958). Tutte isole in cui vivono comunità indigene, e nelle quali ora si trovano enormi depositi di scorie radioattive. Ed a cui ora si vanno ad aggiungere gli effetti del sisma nipponico.

«Le dichiarazioni degli scienziati giapponesi secondo cui la contaminazione dei pesci non sarebbe poi tanto grave, visto che la radioattività si concentrerebbe nelle spine che l'uomo non mangia, non sono solo un'irresponsabile minimizzazione - accusa l’APM - ma sono addirittura criminali». C’è da considerare, infatti, che migliaia di tonnellate di pesce (incluse le spine) vengono trasformate in farina di pesce da cui si ricavano sia alimenti per animali che prodotti come i famosi bastoncini, che piacciono così tanto ai bambini. 

Ma soprattutto, le tesi scientifiche sulla rapida diluizione delle particelle radioattive presenti in mare non tranquillizzano gli abitanti nativi delle isole del Pacifico. Questi, dopo anni di esposizioni più o meno intense alle radiazioni provocate dai test francesi ed anglo-americani, presentano infatti gravi problemi di salute in percentuali decisamente maggiori alla media mondiale. Una conseguenza dell’arrivo dello “sviluppo” anche nelle aree più remote del Pacifico. Test ed esplosioni nucleari che, secondo coloro che per decenni li hanno condotti, non avrebbero dovuto comportare alcun rischio per la loro incolumità.

Il mare è per gli Indigeni del Pacifico fornitore di cibo, di medicine e di ricreazione. Nessuno al mondo vive in una tale simbiosi con il mare. La radioattività, quindi, intacca in modo decisamente pervasivo le vite di queste persone, contaminando sia l’ambiente in cui vivono sia la catena alimentare. «Le popolazioni indigene del Pacifico si considerano a tutti gli effetti vittime dell'era nucleare», affermano a ragione dall’APM: «Mai nessuno ha chiesto loro se erano favorevoli a questo tipo di produzione energetica, ma ciò nonostante ne subiscono tutte le conseguenze». 

«Dopo decenni di test atomici eseguiti nel Pacifico da USA, Gran Bretagna e Francia, l'Oceano Pacifico si è trasformato in una cloaca radioattiva dalle conseguenze incalcolabili». E non si tratta in questi casi di catastrofi fortuite. Secondo Legambiente i test atomici che hanno provocato ingenti danni, sia all’ambiente che alle popolazioni, «sono oltre un centinaio, venti dei quali molto gravi, solo negli ultimi 50 anni». E gli esperimenti deliberatamente provocati, a livello mondiale, arrivano all’incredibile cifra di 2.054.

Oggi nelle zone interessate dai test atomici francesi, britannici e statunitensi, le vittime della radioattività si sono unite in associazioni di lotta. «Per decenni è stato loro mentito sul proprio stato di salute, mentre la percentuale di malati di tumore e di malformazioni nei neonati andava assumendo valori eccezionalmente alti», ricorda l’APM. Diretta conseguenza di radiazioni che, secondo gli scienziati, non avrebbero dovuto causare alcun danno alla loro salute. Proprio come oggi le migliaia di tonnellate di acqua radioattiva non dovrebbero compromettere né la salute dei giapponesi, né tanto meno il settore della pesca.  

 

Andrea Bertaglio

Secondo i quotidiani del 13/04/2011

Tremonti “double face”, anche sul nucleare