Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

"Troppi debiti in giro". Il Fondo Monetario Internazionale ci prende per i fondelli?

Uno degli organi ufficiali della grande speculazione internazionale lancia un allarme sugli effetti della speculazione che esso stesso contribuisce a creare. 

Apparirebbe, a prima vista, un sintomo di dissociazione psicologica, se non fosse che la cosa ha invece un senso generale più importante e conferma ancora una volta che, da più parti, le sorti dell'economia generale vengono decise da interventi di pochi attori, per lo più collegati tra loro e che in ogni caso si muovono di concerto. Il tutto, naturalmente, nell'ipnosi dell'opinione pubblica collettiva che difficilmente, con il bombardamento di notizie quotidiano, conserva la lucidità necessaria per capire la situazione.

Il Fondo Monetario Internazionale è "preoccupato" per la situazione del debito pubblico mondiale. Il "fiscal monitor", nello specifico, attesta che "in media il debito pubblico delle economie avanzate è per quest'anno del 101.6%". Naturalmente l'Italia è sopra la media, navigando oltre il 110% stabilmente da una vita. Entrando nello specifico il FMI punta il dito verso la crescita della spesa sanitaria e il fatto che i rischi per la sostenibilità fiscale siano molto alti.

Detto brutalmente: è preoccupato da un lato perché fiscalmente non si riesce a ridurre i debiti pubblici (che tutti hanno con tutti, fantastico no?) e dall'altro lato che le spese di ogni singolo stato siano troppo alte. Cioè, a essere responsabile dello sfacelo è la spesa pubblica, a favore dei cittadini, e non già chi soffocando le economie con le politiche finanziarie e speculative sprofonda gli stati nella crisi.

Esempio classico: è come se in Grecia, adesso, fosse colpevole lo Stato che spende troppo, e dunque deve tagliare ulteriormente le proprie spese sociali e non già chi ha prestato soldi ad Atene con tassi di carattere usuraio. 

Ma insomma, al di là dell'evidente aberrazione, la dichiarazione è interessante. In primo luogo perché, ma questa è cosa più antropologica che altro, non si capisce ancora il motivo per il quale tali economie vengono definite avanzate, considerando che in tutto il mondo viaggiano allegramente sulla soglia della bancarotta. In secondo luogo perché, come ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, il fatto che tale sistema economico vada verso la produzione di sbilanci sempre maggiori è conseguenza diretta del baraccone di cui il Fondo Monetario Internazionale è uno dei vertici. Il FMI, in altre parole, accusa se stesso non fosse che devia la responsabilità sui singoli stati.

Eppure c'è dell'altro. 

Tale dichiarazione, unitamente al focus sugli Stati Uniti che, sempre secondo il Fmi "hanno differito i piani di risanamento previsti per quest'anno, introducendo ulteriori stimoli" e "devono accelerare l'adozione di misure credibili per ridurre il rapporto debito/Pil", arriva proprio nel momento in cui Obama si trova costretto, e rapidamente, a fare dei tagli draconiani alla spesa pubblica. Il Senato dovrà votare a brevissimo sui tagli imposti dallo stato disastroso dell'economia Usa, in particolare modo facendo cadere la mannaia sul sistema pensionistico e sulla sanità, che già sono a livelli ridicoli.

Obama sarà costretto a farlo, poi del resto - comunicherà - se lo dice anche il FMI... 

Torniamo da noi. Ieri, con modo trionfalistico, i nostri media ci hanno comunicato che la spesa pubblica dell'Italia nel 2011 scenderà sotto la soglia dei 50% del Pil. La cosa è stata comunicata con grande squilli di trombe, e presumibilmente percepita come una buona notizia dai nostri connazionali. Non fosse che ciò significa in primo luogo che lo Stato spende meno a favore di chi ne ha bisogno. Perché se è vero che è proprio la Sanità a essere uno degli elementi da correggere, e se è vero che chiunque abbia avuto a che fare con essa può rendersi conto da sé dello stato nel quale versa (rispetto a quella privata) è facile immaginare cosa accadrà quando tale spesa si ridurrà ulteriormente. Come di fatto il Fmi ci suggerisce, per usare un eufemismo, di fare.

Il punto è il seguente: per raggiungere una percentuale strabiliante potremmo anche tagliare del tutto la spesa pubblica, per esempio quella sanitaria, e magari arrivare non solo sotto al 50% come adesso, ma, ad esempio, intorno al 30, che ne dite? Non fosse che, a tal punto, non avremmo più ospedali...

I conti sarebbero a posto, ma i cittadini morirebbero per strada. Ecco la ricetta verso la quale spinge chi si dice preoccupato della situazione. Con buona pace di giornali e tv, e di chi li legge o guarda, che difficilmente, converrete, riescono a mettere a fuoco la natura della questione.

Stamattina negli uffici, davanti alle macchinette del caffé, chi crede di seguire l'attualità e l'economia sarà ben contento di discutere affermando solennemente che le cose stanno girando verso il meglio - visto che la nostra spesa pubblica è scesa sotto al 50% - non fosse che ciò significa, in questo modello, che gli stanno togliendo la sedia sotto al sedere.

Valerio Lo Monaco

Secondo i quotidiani del 14/04/2011

Il Pdl contro i libri di testo “comunisti”