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Berlusconi, Alfano, Ruby e Processo Breve. Tempo perso

Ci rifiutiamo deliberatamente di occuparci di Berlusconi & soap se non in casi in cui, ovviamente, la cosa non implichi dover sottolineare degli aspetti nuovi, a egli e alle sue vicende collegati, che abbiano una valenza ulteriore per tutti.

È il motivo per il quale, tranne che con accenni o articoli brevi, in qualche caso dovuti, abbiamo evitato ed eviteremo di seguire tutte le cronache collegate ai suoi processi, a Ruby e ai recentissimi fatti di Camera e Senato. A nostro avviso è inutile dedicarvi troppo tempo per due motivi: il primo è perché della cosa già si occupano altri e con dovizia di particolari (che del resto è noiosissimo seguire); il secondo perché di fatto, di ciò che accade all'interno del suo parlamento-harem-corte di sudditi è facile decifrarne motivazioni e obiettivi.

Può anche essere disinnescata la Magistratura, in tal senso - e questo è il senso di moltissimi interventi dei governi Berlusconi dalla sua discesa in campo a oggi - ma ciò non toglie che, al di là di sentenze che probabilmente non arriveranno mai tra prescrizioni, depenalizzazioni di reati vari ed escamotage da ladri di polli, ci si possa fare, ognuno per sé, una opinione.

Dell'Italia legata, interessata, ipnotizzata e genuflessa alla politica politicante è facile dire: una parte è con Berlusconi, per convinzione, necessità, opportunismo o idiozia, e l'altra parte è contro, per istinto, convinzioni, antipatia, invidia e, ancora una volta, idiozia.

Insomma tutti quelli legati alla nostra falsa democrazia hanno materia tra le mani per dividersi in curve da stadio. Che noi naturalmente, in politica, non frequentiamo.

Per tutti gli altri è più utile e interessante invece spostare le proprie riflessioni a livello metapolitico, ovvero oltre lo spettacolo deprimente del nostro "metaparlamento" (non è un caso che l'unica rubrica di politica del nostro mensile, curata da Alessio Mannino, si chiami proprio così, e peraltro affronti i temi con chiave di lettura molto particolare). Cercare di riflettere metapoliticamente, ovvero sul piano delle idee, rende invece semplice comprendere - e archiviare - Berlusconi e tutto quello che accade attualmente, in poche riflessioni definitive e incontrovertibili.

Crediamo che per chi pensa sul serio, tra chi ha capito che non vi è efficacia alcuna tra schierarsi con questa o quella parte politica, sia del tutto evidente - ribadiamo, al di là di sentenze della Giustizia che in ogni caso è difficile che arriveranno, visti anche gli ultimissimi sviluppi - che razza di personaggio sia Berlusconi, che cosa possa aver combinato o meno, che tipi di reato possa aver commesso, così come che razza di persone siano i suoi accoliti di vario tipo (politico, economico, mediatico, industriale o di sudditanza di vario tipo che sia).

Naturalmente - è evidente - siamo anti-berlusconiani. Ma sono altresì evidenti, o così speriamo siano, almeno altre due cose. La prima: il nostro anti-berlusconismo non ha nulla - nulla! - a che fare con quello di altri sentire del nostro paese. Non si basa su antipatie, invidie o mal di pancia, così come sul semplice giustizialismo: è invece profondo e in primo luogo politico, ragionato, riflessivo, motivato da argomenti altri e più profondi rispetto a quelli delle chiacchiere da bar (ne parleremo diffusamente sul prossimo numero del mensile). La seconda: il nostro anti-berlusconismo non ci sposta assialmente e automaticamente dall'altro lato, e per gli stessi motivi di cui sopra.

Detto questo, ed evitato di entrare nei dettagli dell'ultima porcata parlamentare - che pure abbiamo seguito e registrato - il vero dato che emerge è purtroppo la conferma che lo stato delle cose non cambia: il nostro è un paese profondamente decadente, guidato da una maggioranza assassina di ogni valore politico e prepolitico e puntellato da una speranza (di quelli che la credono erroneamente possibile) che l'attuale opposizione sia migliore, o meno peggio, e che comunque possa essere in grado un giorno, non si sa come, non si sa perché, di sostituire il berlusconismo per tirarci fuori dal pantano.

Il che implica, ancora una volta, il fatto che le uniche cose da fare, al di là delle possibilità di riuscita o meno, siano quelle di non essere complici, in nessun modo, di tale scempio, e di impegnarsi a cercare di aprire le menti, anche con martello e scalpello, a chi - e purtroppo è la maggioranza degli italiani - ancora ieri era incollata a televisioni, radio e giornali, per seguire l'ultimo aberrante show delle nostra politichetta. Altro, al momento, non è possibile fare. Troppo asfalto ancora da innaffiare sperando che cresca una pianta.

 

Valerio Lo Monaco 

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