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Europa dentro o fuori non è più un tema tabù

Fuori dall'Europa. Il concetto si inizia a sentire da diverse parti. Dichiarazioni insospettabili, oltre a quelle di chi invece porta avanti l'argomento da tempo. Ma insomma il fatto che una cosa del genere si senta ormai ripetere da molti, talvolta da parte di chi è preda di collera, oppure da parte di chi sta subendo forti contrazioni economiche e sociali, è una notizia che va necessariamente registrata. 

L'argomento è ampio e necessita naturalmente di uno spazio e di un tempo maggiori: ne parleremo in uno dei prossimi numeri del mensile, promesso. Non tanto del fatto in sé - di ripudio del debito, di ritorno alla moneta propria e alla propria sovranità parliamo da anni, almeno qui - ma il fatto che tale argomento sia oggi preso in considerazione, almeno a parole, da tanti altri, è ovviamente il segno dei tempi. Dei tempi in cui risulta con tutta la sua evidenza - tranne che per chi non vuole vedere, o ha tutto l'interesse a far finta di non vedere - il fatto che l'Europa di Bruxelles in realtà non è mai esistita, se non monetariamente, anzi, finanziariamente. 

Nel primo numero assoluto de La Voce del Ribelle, e parliamo di ottobre 2008, scrivevamo proprio a riguardo di una Europa che non c'era. È Il caso di aggiornare la situazione, naturalmente. Anche perché, e oggi la cosa è più evidente che mai, una reazione alla situazione generale attuale, dal punto di vista economico e geopolitico, potrà essere solo se gli Stati torneranno ad avere la propria sovranità - in modo particolare sulla propria moneta - e se essi, forti di una confederazione di piccole patrie al loro interno, si confedereranno sul serio a loro volta in una Europa autenticamente federale e sovrana.

Sinteticamente, e chiudiamo l'argomento, almeno per ora: l'Europa si farà contro la finanza mondiale e in opposizione agli Stati Uniti e a quello che rappresentano oppure non si farà per niente. Che è poi lo stato attuale delle cose.

L'ultimo, in ordine di tempo, a parlare di uscita dall'Europa, è stato quel Jean-Marie Le Pen, leader del Fronte Nazionale francese, il quale ha dichiarato che in caso di prossima vittoria elettorale proporrà ''un referendum per far uscire la Francia dall'Unione europea".

Già la notizia in sé del referendum è cosa sconcertante. Fuori di ironia, tranne che in Irlanda, dove si è votato a oltranza fino a che non ha prevalso il sì, tutti i burocrati e i servetti politici europei, italiani inclusi, ben si sono guardati, allora, di indire una consultazione popolare sulla carta costituzionale. Segno che prevedevano sconfitte sonanti…

Oggi, in ogni caso, i limiti dell'Europa sono più evidenti che mai. E non solo per il nostro piccolo caso italiano. Che di questo si tratta: l'incapacità del nostro governo di reagire a una situazione di difficoltà. Oggi i limiti si evincono dalla fine ingloriosa che stanno facendo gli stati "aiutati" da Fmi e Ue, dal fatto che siamo nulli di fronte al tema energetico, di fronte al tema geopolitico e di fronte al tema della crisi mondiale.

Le Pen naturalmente si spinge più in là, riposizionandosi in modo ancora più oltranzista viste le recenti sfuriate di Sarkozy sugli immigrati, fatte naturalmente in chiave pre elettorale per disinnescare proprio il Fronte Nazionale di Le Pen, così come le dichiarazioni di quest'ultimo vanno lette ovviamente come una reazione alla mossa dell'attuale inquilino dell'Eliseo.

Ma il dato rimane: discutere se rimanere in Europa o meno non è più un tabù. Il che, per tutti quelli che si battono per un cambiamento delle cose, è, tra tanti di tendenza opposta, un segno positivo.

 

Valerio Lo Monaco

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