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I cinesi imitano pure le Ronde

Succede a Roma, nella Chinatown a ridosso della stazione Termini. Gli immigrati si auto organizzano per sorvegliare il “loro” quartiere, e supplire così alle carenze di controllo da parte delle forze dell’ordine. Una situazione paradossale, viste le polemiche che hanno accolto iniziative analoghe da parte dei cittadini italiani

di Ferdinando Menconi

Cosa diranno quelli dei centri sociali che si sono battuti contro le ronde antimmigrati o la Lega, che ha cercato di strumentalizzare e trasformare in business un’attività altrimenti legittima, ora che sono gli immigrati a organizzare ronde per la sicurezza? Chissà. Magari si scateneranno anche i paladini del marchio made in Italy, quelli che spesso hanno fabbriche cinesi per marchi italiani, adesso che sono i cinesi ad utilizzare il marchio Ronda© nel centro di Roma.

Sembra proprio la famosa notizia “dell’uomo che morde il cane”, questa dei cinesi che organizzano ronde in zona piazza Vittorio, la Chinatown di Roma, per le troppe rapine subite dai loro business sparsi in zona. Ma, allora, quella dell’insicurezza non è una percezione ingiustificata che hanno solo i cittadini indigeni, vittime sceme di chi vuole sfruttare la paura a fini elettorali, visto che ora sono anche gli immigrati a sentirsi insicuri.

Quella cinese, va detto, è una realtà molto particolare nel mare magnum dell’immigrazione. Una realtà che, pur vivendo al limite dell’illegalità, e spesso oltre, ama legge e ordine. Magari le loro leggi e il loro ordine, quasi fossero una zona franca all’interno dello Stato, uno Stato che nella fattispecie non riesce a garantire loro sufficiente tranquillità nello svolgere i propri affari, quelli leciti: perché su quelli illeciti lo Stato di tranquillità gliene fornisce pure troppa.

Siamo all’assurdo, al più totale fallimento dello Stato, che sarebbe già tale nel momento in cui il cittadino si sente non protetto, al punto di dover fare da solo. Ma quando è l’immigrato che deve proteggersi, per vivere nella legalità, siamo al di là anche delle più fervide fantasie di uno sceneggiatore dedito agli allucinogeni: perchè non stiamo parlando delle angherie degli indigeni, ingiustificabili ma comuni, ma di una difesa della legalità di cui anche i pochi romani rimasti nel quartiere potrebbero andar grati.

Chissà come si comporteranno i centri sociali della zona? Se fossero coerenti, quelli di sinistra, dovrebbero attaccare le ronde cinesi, poiché queste concettualmente non differiscono da quelle padane e quindi dovrebbero aggredirle, anche se ad andare contro i cinesi si rischia sul serio: non è come prendere a pugni Borghezio in treno o prendere di petto i quattro velleitari leghisti, ben separati da un cordone di polizia.

Dovrebbe, però, essere un pericolo remoto: la coerenza non appartiene a certe realtà e difficilmente usciranno spranghe in mano contro le ronde gialle. Coerenza che dovrebbe, invece, portare i “fascisti” di Casapound a sostenere chi si impegna per la tranquillità del quartiere, nonostante il colore della pelle.

Questi dei centri sociali sono però solo aspetti collaterali, curiosità a margine di una notizia che non è da relegare fra quelle “curiose”: un ennesimo segnale di quanto sia malato il nostro Stato se i cinesi, oltre a borsette e giocattoli, si trovano costretti a dover imitare le Ronde© padane a Roma.

 

Ferdinando Menconi

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