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Investimenti a rischio. Promotori anche

Crescita vertiginosa delle sanzioni irrogate ai professionisti del settore, dalle semplici multe fino alle sospensioni a termine e alla stessa radiazione dall’albo. Un’impennata per nulla casuale che accende un nuovo campanello d’allarme per i risparmiatori a caccia di profitti: non troppo di rado, chi specula per professione tende ad anteporre i propri interessi a quelli dei suoi clienti

di Sara Santolini

Nell’ultimo anno i provvedimenti della Consob a carico di promotori finanziari per pratiche illecite sono raddoppiati rispetto all’anno precedente, toccando il massimo storico da 10 anni a questa parte. 

In 78 sono stati radiati dall’albo, in 146 hanno dovuto pagare una multa mentre in 61 sono stati sospesi per un periodo che va dai due ai quattro mesi a seconda della gravità del caso. E, se il primato negativo di espulsioni  rimane a Roma e Napoli, la metà di tutte le radiazioni riguardano promotori che operano nel Nord Italia. Quel Nord Italia fatto di piccoli imprenditori e risparmiatori che, spinti dal miraggio di un guadagno facile, si affidano a volte a operatori senza scrupoli. Questi, a loro volta, hanno fatto propria la logica del guadagno a tutti i costi, e col minimo sforzo, per cui spesso si lasciano andare a pratiche illecite come la sottrazione di denaro alla clientela per fini privati, la contraffazione della firma del cliente per poter effettuare operazioni non autorizzate di cui intascare i profitti, la richiesta di compensi non previsti ai risparmiatori o l’utilizzo abusivo delle password. 

Di solito è l'intermediario (la banca o la Sim) a sporgere denuncia dietro segnalazione del risparmiatore. In altri casi la Consob apre un dossier in seguito a verifiche ispettive: «ci insospettiamo, per esempio, quando le procedure di contratto non sono adeguate, per una politica commerciale troppo aggressiva o quando ci accorgiamo di un alto numero di reclami», ha dichiarato un suo funzionario. Il promotore finanziario vive dei contratti dei propri clienti: la sua remunerazione è di solito composta dalle provvigioni di vendita, provenienti dalle “commissioni di entrata” per ogni singolo investimento, e dal “management fee”, l’uno per cento annuo sull’intera somma investita, che il rendimento sia positivo o meno per il cliente. Insomma, il promotore guadagna sul fatto che i risparmiatori investano e che non disinvestano mai. Cosa che, dal 2008 a oggi, è praticamente impossibile.

Discorso molto simile è quello degli agenti finanziari e dei mediatori creditizi. Tutte figure sottoposte al controllo della Banca d’Italia e, come sottolineato da Roberto Rinaldi, capo del Servizio supervisione intermediari specializzati della Banca d’Italia nel corso di un convegno, «con requisiti professionali limitati e di onorabilità autocertificati e con assenza di criteri patrimoniali». Visto l’andazzo generale il decreto legislativo 141 dell’agosto 2010 prevede anche per loro rigidi criteri per l’accesso alla professione. Inoltre, al fine di contenere eventuali danni per i risparmiatori, agenti e mediatori dovranno stipulare obbligatoriamente una polizza di assicurazione per coprire eventuali danni arrecati nell’esercizio della loro attività. Ma tutto questo può bastare a far sentire gli investitori, ammesso che qualcuno ancora creda nella “bontà” del mercato finanziario, più sicuri?

Probabilmente l’andamento incerto delle Borse ha creato un certo – sacrosanto – scetticismo per i prodotti finanziari in genere e dunque i clienti disposti a rischiare il proprio capitale, magari accumulato in una vita intera, sono sempre meno. E meno ancora sono i profitti per i mediatori. Ma la materia prima c’è, visto che gli italiani sono tuttora, finché possono, un popolo di risparmiatori: il totale dei loro depositi ammonta a quasi il 6 per cento della ricchezza privata dell’intero pianeta. Un gruzzoletto niente male, e che fa gola a molti.

 

Sara Santolini

 

Se Draghi va alla BCE

Secondo i quotidiani del 21/04/2011