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Se Draghi va alla BCE

La candidatura è robusta e gode di ampio credito internazionale, sia in Europa che fuori. Così, per quelli che si fermano alle apparenze, potrebbe sembrare un’ottima notizia: uno “dei nostri” al vertice della banca centrale europea. Uno che ci darà una mano, in caso di necessità. Uno che avrà un occhio di riguardo per i suoi compatrioti. La verità è ben diversa

di Davide Stasi

Il Wall Street Journal, quotidiano molto interessato, seppur su una sponda concorrente, a quanto accade nell’Europa unita, ha raccontato tutti i movimenti che si stanno facendo attorno alla successione di Jean-Claude Trichet a capo della Banca Centrale Europea. Al momento pare che il “nostro” Mario Draghi sia in pole position. La sua candidatura è tiepidamente caldeggiata da diversi importanti settori finanziari tedeschi, disposti a rimuovere le pregiudiziali rispetto alla prospettiva di mettere un italiano a capo dell’istituto finanziario di coordinamento europeo.

Uno dei sostenitori di Draghi è l’attuale ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, e non è un sostegno da poco. Quella tedesca è l’economia che sta sostenendo gran parte del peso della stabilità europea, soprattutto rispetto ai salvataggi che via via si rendono necessari per le economie pubbliche di altri paesi in crisi. Dunque il suo posizionamento rispetto al vertice BCE può essere di per sé determinante. L’ultima parola però spetterà alla Merkel, che potrebbe opporsi per mere ragioni interne: porre a capo della BCE il banchiere centrale di uno dei PIIGS non sarebbe un segnale positivo verso i contribuenti tedeschi.

La decisione finale arriverà a giugno, e se verrà confermato il sostegno tedesco a Draghi, sarà difficile trovare opposizioni sostenibili: usualmente la presidenza BCE va a personalità di nazioni territorialmente ed economicamente rilevanti, e i “rivali” all’altezza di Draghi al momento appartengono tutti a stati di scarso rilievo (Danimarca, Finlandia, Lussemburgo). Non solo: il governatore italiano è apprezzato nei circoli finanziari “che contano”, e questo aiuta a far cadere la pregiudiziale contro le personalità del nostro paese. Una pregiudiziale diffusa e radicata.

È un fatto assodato che la nostra nomea presso gli altri partner europei, quanto a gestione dell’economia pubblica, è pessima. Tuttavia, dicono gli analisti, Draghi non ha responsabilità in questo senso. Si è anzi sempre prodigato in moniti e consigli ai decisori italiani, tutti ovviamente disattesi, o quasi, ed è per questo che l’Italia traballa. Inoltre, concedere la presidenza a Draghi garantirebbe un giro di valzer nell’ambito delle poltrone del tavolo di gestione della banca che, stando agli equilibri politico-economici europei, non è più rimandabile. La Francia, ad esempio, non ha un suo rappresentante dal 2003, e chiede spazio.

Nessun problema si sarebbe posto, e la presidenza BCE sarebbe coerentemente andata al governatore centrale tedesco Axel Weber, se quest’ultimo non si fosse dimesso dal proprio incarico nel febbraio scorso, lasciando la Germania senza un candidato credibile. Sarà quindi difficile, date le condizioni appena descritte, che Draghi non ottenga il ruolo di presidente della BCE. L’unico ostacolo vero può essere un’impuntatura della Merkel che però, secondo gli analisti, non impedirebbe un’ascesa del candidato italiano a più alti incarichi: se non sarà la BCE, quasi di sicuro sarà il FMI, in sostituzione di Dominique Strauss-Kahn.

Ma ora la domanda è: Draghi che ascende alla BCE, o indifferentemente al FMI, è una buona notizia per l’Italia o no? Superficialmente si potrebbe dire di sì. Di certo non mancheranno nei media italiani i peana elevati dai trombettieri leali al sistema liberista vigente. Ed è certo che, nonostante le sbandierate, e chissà quanto vere, rivalità con Tremonti, il nostro ineffabile governo troverà il modo di attribuirsi il merito di una promozione che ci porta ai vertici della finanza europea. Il mantra sarà bell’e fabbricato per i boccaloni che si abbeverano ai media allineati: Draghi alla BCE aiuterà l’Italia e la sosterrà nel difficile percorso d’uscita dalla crisi. Quanto meno avrà un occhio di riguardo. Dunque la sua nomina è una buona notizia.

Così si nasconderà una realtà ben più cinica: i banchieri non hanno nazione, se non quella dove circolano business e speculazione. Trapela proprio dalle righe dell’articolo del Wall Street Journal: l’opinione degli analisti tedeschi è che un presidente italiano alla BCE sarà più credibile nello spingere i paesi in crisi, tipo la Grecia (ma anche l’Italia stessa), alle dure riforme economiche richieste dal sistema. Insomma sarà uno dei nostri a dirci di stringere la cinghia fino a strozzarci. È questa la marcia in più della candidatura di Draghi: sarà la zolletta di zucchero che precede una pillola amarissima. Stracciamo dunque il velo, da subito: la sua nomina sarà una brutta, orribile notizia.

 

Davide Stasi

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