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Nucleare. Tovarish Bersani pizzicato da Wikileaks

Alla fine il Pd ha deciso di sostenere il referendum contro il ritorno all’energia atomica. Più che per convinzione, però, lo ha fatto nel tentativo di riavvicinarsi alla sensibilità della maggioranza degli elettori. E infatti, come rivelano i cablogrammi Usa pubblicati da Assange, appena quattro anni fa l’attuale segretario sosteneva tutt’altro

di Davide Stasi

È curioso, ma del tutto spiegabile, che non si riesca a trovare una dichiarazione di Bersani nettamente contro l’ipotesi nucleare. Le prese di posizione sembrano piuttosto veltroniane, ovverosia ambigue. In un’ANSA del 15 marzo, ad esempio, il segretario del PD definisce “sbagliato” il ricorso al nucleare, spiegando però che si tratta di una “tecnologia molto giovane” (!!!), che presenta seri problemi sia per lo smaltimento delle scorie, sia per le conseguenze di eventuali incidenti. A conclusione dice di essere “preoccupato” non per il fatto che in qualche modo si diffonda nuovamente l’ipotesi atomica in Italia, ma per «il modo con cui il governo sta affrontando il problema».

Questa dichiarazione, come tutte le altre, lascia ampi margini di fuga: i problemi sono soltanto seri e non tragici (per dettagli, chiedere a Fukushima), e questa “giovane tecnologia”, in realtà ormai più che decrepita, viene rappresentata ancora come un’opportunità, se gestita da un governo diverso dall’attuale. La maggioranza del partito lo segue su questo approccio ondivago, con qualche frangia minoritaria ben più ostile al nucleare, e più di un gruppo schierato palesemente a favore dell’atomo. Meno di un anno fa, alcuni studiosi di fama chiedevano a Bersani di rivedere in modo più aperto le posizioni del Pd sul tema. Tra i firmatari, Umberto Veronesi (86 anni), Margherita Hack (89 anni), Giorgio Salvini (91 anni), Carlo Bernardini (81 anni), e altri giovincelli d’ugual pasta. Il consesso scientifico di Villa Serena. Insomma il luogo migliore dove progettare i prossimi cent’anni di futuro energetico del paese.

Ma la sinistra italiana da sempre è ambigua sul nucleare, che rappresenta per gli ex comunisti un fascinoso simulacro delle enormi politiche economiche pianificate e supportate dallo Stato, per la creazione di gigantesche infrastrutture in mano pubblica. Un’attrazione fatale che è venuta meno nel 1987, dove si è preferito cavalcare l’onda del dissenso post-Cernobyl per puro calcolo politico, ossia per recuperare consensi. Fenomeno che si sta ripetendo ora. Con la solita prudente ambiguità, infatti, il PD si sta ora accodando ai movimenti antinuclearisti, e cavalca l’onda radioattiva di Fukushima in vista del referendum di giugno. Non per convinzione, bensì con la sola speranza di fermare l’emorragia di consenso che sta inesorabilmente subendo da anni.

A riprova giunge un cable di Wikileaks, che sta facendo il giro della Rete in questi giorni. Solo quattro anni fa, l’allora ministro dell’economia e dello sviluppo, Luigi Bersani, firmava con il segretario USA per l’energia Samuel Bodman, un accordo bilaterale per la partecipazione dell’Italia allo GNEP, la Global Nuclear Energy Partnership. Si trattava di un organismo internazionale voluto da Bush jr. che mirava a razionalizzare il mercato e le politiche mondiali nel settore, dichiaratamente per contenere la proliferazione delle armi atomiche, in realtà per garantire all’industria nucleare un riordino nella gestione della fornitura di uranio. Va detto che due anni dopo, nel 2009, il Dipartimento per l’Energia ritirò la partecipazione USA al GNEP, di fatto determinandone la cancellazione, alla faccia della tanto decantata renaissance nucleare.

Nell’occasione della firma dell’accordo, come riporta l’allora ambasciatore USA in Italia Ronald Spogli, citato da Wikileaks, Bersani si espresse in questi termini: «il risultato del Referendum del 1987 non esclude l'Italia dalla generazione di energia nucleare, l'ha solo sospesa». L’allora ministro, dunque, non solo interpretava unilateralmente la Costituzione, trasformando i referendum da “abrogativi” a “sospensivi”, ma parlava e agiva in spregio alla volontà popolare. Leggere l’intero cable di Wikileaks è illuminante, in questo senso. Tra le altre cose, Bersani dichiarò ossequiosamente agli americani che il GNEP poteva servire a «modificare gli atteggiamenti italiani nei confronti dell’energia nucleare». Quegli stessi atteggiamenti che il PCI, nelle cui fila Bersani militava, nel 1987 aveva condiviso, sostenendo il referendum.

E dunque siamo all’oggi, con i pronipoti di quel PCI che, guidati proprio da Bersani, agiscono come nell’87, schierandosi a favore del referendum di giugno, ma mantenendo sul tema un’ambiguità di fondo, utile per esercitare il cinico e disgustoso esercizio della peggiore politica italiana: lasciarsi sempre aperte tutte le strade. Specie le peggiori. E i militanti di sinistra, come sempre, si allineano obbedienti e plaudono acriticamente al proprio segretario, attribuendogli un posizionamento nettamente antinucleare. Sempre ignari e felici, come da copione storico, di essere presi per il culo. E di prenderlo costantemente nel medesimo.

 

Davide Stasi

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