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Unicef. Poveri bimbi d’Italia

Situazione drammatica e in peggioramento: la crisi abbatte i redditi e le famiglie annaspano, con ripercussioni che sono ancora più dure in presenza di minori. Un fenomeno su cui il governo interviene sempre meno, trincerandosi dietro la carenza di risorse 

di Massimo Frattin 

Le condizioni di vita dei bambini e degli adolescenti in Italia presentano negli ultimi anni un degrado superiore a quello dei paesi in via di sviluppo. La denuncia, pesante quanto dolorosa, arriva dal presidente dell’Unicef Italia, Vincenzo Spadafora, durante il meeting dei volontari tenutosi a Firenze questo fine settimana. Una testimonianza che descrive situazioni, per  quanto forse superficialmente note, di «famiglie in cui mancano i beni essenziali, a volte ai figli non viene garantito il cibo» e non solo, cita Spadafora, a «Napoli, che è la mia città e che conosco, ma anche alcune periferie del Nord». E a rincarare la dose precisa che dalla sede dell’Unicef Internazionale, a New York, «è arrivato l'invito al nostro comitato per fare pressione nei confronti del governo», in quanto trascurerebbe colpevolmente la famiglia e l’infanzia.

In realtà Spadafora non fa che sollevare il coperchio di una questione che chiede attenzione già da molto. Allarmi circostanziati e dettagliati erano giunti anche l’anno scorso da un rapporto di Save the Children Italia, l’Isola dei Tesori, in cui si dà conto di una realtà preoccupante. Si parla di 1.800 minori che ogni anno spariscono nel nulla, di 2 milioni di bimbi in stato di povertà,  di 500 mila costretti a lavorare, di 50 mila obbligati all’accattonaggio. Save the Children riporta i dati Istat, secondo i quali «le famiglie con minori fanno i conti con i più elevati livelli di deprivazione: nel 2009 più di una famiglia con 1 minore su 3 (il 39%) non si è potuta permettere una settimana di ferie, 1 su 5 ha dovuto rinunciare all’acquisto di vestiti necessari, il 10% alle spese mediche, e circa il 5% non ha avuto i soldi per mangiare».

Il problema, sottolinea Spadafora, è di carattere primariamente economico. «Si tratta di fatti oggettivi: questo governo ha tagliato la stragrande maggioranza dei fondi destinati ai comuni per le politiche per l'infanzia. Quando andiamo dai sindaci per proporre loro interventi ci dicono “non abbiamo soldi”. E grande assente è anche il piano nazionale dell' infanzia, approvato dopo sei anni di attesa, ma per la gestione del quale non c’è che uno stanziamento simbolico».

La diminuzione di finanziamenti finalizzati alle politiche del settore è infatti ormai fisiologica, come denuncia anche uno studio sul welfare della Cgil, a firma di Sandro Fattore. E, come si ricorderà, lo stesso sottosegretario Giovanardi, titolare del Dipartimento delle politiche per la Famiglia, ha platealmente alzato bandiera bianca dopo l’ennesimo taglio che avrebbe portato pressoché a zero la dotazione dei fondi a sua disposizione.

Nell’ultimo rapporto Eurispes sull’infanzia, del resto, si dice chiaro e tondo che per il 20% dei bambini fra i 7 e gli 11 anni  la propria famiglia fatica ad arrivare a fine mese; e quasi il 30 percepisce maggiore cautela da parte dei genitori negli acquisti e nella concessione di svaghi. Percentuali che, per gli adolescenti, salgono rispettivamente al 33 e al 45. 

In buona sostanza, almeno un bambino su cinque ha difficoltà a soddisfare i bisogni primari, e per quasi uno su tre c’è poco più di quelli. Di fronte a cifre come queste, si capisce forse meglio l’amarezza dell’Unicef. «È evidente – si sfoga infatti Spadafora - che la prospettiva dell'area dei diritti, delle politiche sociali, ed in particolare dei bambini, non è una priorità per il governo. Di sicuro c'è un dato tristemente coerente con questo esecutivo. Ogni volta che proponiamo qualcosa ci viene detto “non abbiamo i soldi”. Così non si può andare avanti. Ridurre i fondi ai Comuni è stato un errore, i diritti dell'infanzia nel nostro paese sono per questo compromessi». 

Massimo Frattin

 

Secondo i quotidiani del 05/04/2011

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