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Intercettazioni, il terrore del Pdl

L’ultimo attacco porta la firma del deputato Maurizio Bianconi. Che propone di limitare l’uso delle registrazioni alla sola fase investigativa, escludendone l’utilizzo nell’ambito del processo. Da un lato si tolgono armi agli inquirenti. Dall’altro si impedisce la pubblicazione dei verbali da parte dei media

di Sara Santolini

Mentre oggi in aula, tra le altre cose, si parlerà di conflitto d’attribuzione e processo breve, in commissione Giustizia si discute dell’ultima proposta del deputato Pdl Maurizio Bianconi. In base alla quale le intercettazioni dovrebbero essere considerate semplici strumenti investigativi, senza mai diventare elementi di prova. 

L’obiettivo è preciso: impedire che le relative trascrizioni finiscano nei fascicoli processuali, che sono pubblici per legge. Bianconi avrebbe così risolto ogni problema di immagine, e non solo, al Premier. Le intercettazioni diverrebbero praticamente inutilizzabili dal pubblico ministero e inoltre, non potendo più essere inserite in un atto pubblico, nessuno potrebbe pubblicarle senza incorrere in un illecito, con buona pace del diritto all’informazione e garantendo a chiunque vi sia implicato il silenzio stampa. Il che, se rappresenta una giusta garanzia nel corso delle indagini, diventa una comoda scappatoia per i politici indagati, in campagna elettorale permanente e, perciò, insofferenti a qualsiasi rivelazione indesiderata sul loro conto.

Oggi l’articolo 329 del Codice di Procedura Penale prevede che «gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari». L’articolo 114 vieta inoltre «la pubblicazione anche parziale di atti coperti da segreto (...) e di quelli non più coperti da segreto fino alla chiusura delle indagini preliminari». Dunque la tutela delle indagini, della privacy degli interessati e dell’informazione esiste già. 

Per evitare che gli atti vengano pubblicati prima del dovuto, grazie all’abituale compiacenza degli uffici giudiziari, si potrebbe prevedere l’istituzione di un “custode” che sia responsabile in prima persona della loro riservatezza, con drastiche sanzioni in caso di inadempienza. Voler declassare le intercettazioni a meri strumenti d’indagine, invece, si traduce nel classico rimedio che è peggiore del male. Con la scusa di evitarne la pubblicazione illecita si finisce col fare un favore ai colpevoli. 

«Le intercettazioni – sottolinea Bianconi – non possono mai rappresentare una prova, perché per loro natura sono spesso equivoche e facilmente oggetto di operazioni di taglio e cucito. Esattamente come un tempo erano i confidenti. Mi appare questa realtà di evidenza assoluta, incontestabile, tale che poteva forse risultare banale, non certo eversiva». Pronunciando queste parole, però, il deputato Pdl dimentica di dire che le intercettazioni di per sé non sono “prove”, ma mezzi di ricerca della prova. Ossia, qualora non siano utili ai fini processuali, oppure siano equivoche, non vengono considerate tali. 

Il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, lo dice senza mezzi termini: «Il ddl presentato dall'onorevole Bianconi è l'ultimo attentato allo strumento delle intercettazioni ed in particolare alla libertà d'informazione. Un provvedimento pericolosissimo. Si pensi, ad esempio, a quanto accaduto a Milano nella Clinica Santa Rita. Con questa legge non avremmo saputo nulla degli orrori commessi dai medici ai danni dei pazienti e i cittadini ignari avrebbero continuato a rivolgersi a quella struttura. Questo provvedimento, insieme a processo e prescrizione brevi, consente ai criminali di continuare a delinquere indisturbati fino alle sentenze definitive». 

Quelle sentenze definitive che la Maggioranza cerca in tutti i modi, a cominciare dal legittimo impedimento, dal lodo Alfano e similari, di non far arrivare mai. 

 

Sara Santolini

L’obiettivo è evitare i referendum. A ogni costo

Secondo i quotidiani del 05/04/2011