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Sarkò vedrà Silvio. Con calma

Fissato a fine aprile il vertice tra i due capi di governo. Un lasso di tempo così lungo da lasciare sconcertati, vista la conclamata emergenza del problema immigrati. Ma evidentemente la parola d’ordine è prendere tempo, piuttosto che affrontare insieme la questione. Proprio come avviene anche a livello Ue, con dichiarazioni di principio che almeno per ora non portano a nulla

di Sara Santolini

Il prossimo 26 aprile, cioè fra ben tre settimane, Sarkozy sarà a Roma per incontrare Silvio Berlusconi e parlare di emergenza immigrati e questione libica. 

Un anno fa i due Paesi avevano sottoscritto accordi politico-economici riguardanti il nucleare civile e la politica dell’immigrazione nei confronti dell’Unione Europea. In quest’ultimo periodo, però, i rapporti si sono incrinati: oltre che per motivazioni prettamente economiche, prima perché l’Italia preferiva il comando Nato per le operazioni libiche a quello francese, poi per la questione dell’immigrazione che dal Nord Africa spinge sulle nostre coste migliaia di rifugiati. Quest’ultimo tasto è particolarmente dolente. Specie perché Parigi ha deciso di bloccare a Ventimiglia i tunisini che, in fuga dai nostri centri di accoglienza, cercano di entrare in territorio francese. Il tutto nonostante l’Ue abbia condannato duramente il comportamento tenuto oltralpe, nel presupposto che quella rigidità sia giustificabile solo qualora l’ondata migratoria costituisca una grave minaccia all’ordine pubblico.

L’emergenza immigrati è sotto gli occhi di tutti, ma la volontà di arginarla o risolverla in modo congiunto sembra flebile, per non dire assente. Soprattutto da parte francese. La stessa data scelta per l’incontro tra i due premier, fissato appunto tra una ventina di giorni, appare un segnale della volontà di prendere tempo, piuttosto che di affrontare insieme un’emergenza. Inoltre, mentre Sarkozy si prepara a venire a Roma, Claude Guéant, il ministro dell’Interno francese, sta studiando una strategia per bloccare alla frontiera gli immigrati con visto provvisorio italiano e per ridurre il flusso migratorio in genere, compreso quello legale già previsto prima che la crisi libica moltiplicasse il numero degli arrivi.

Sul versante italiano, intanto, Maroni e Berlusconi si sono dedicati alle intese col governo tunisino, pervenendo a un accordo la cui efficacia resta tutta da verificare. Il rischio, tutt’altro che inverosimile, è che gli impegni siano solo di facciata e che servano a rabbonire la nostra opinione pubblica, in attesa di addebitare il sostanziale fallimento dei controlli alle difficoltà logistiche piuttosto che alla mancanza di collaborazione da parte delle autorità nordafricane.

Allo stesso tempo, qui da noi continuano le polemiche sulla mancanza di sostegno da parte dell’Unione Europea. In proposito Cecilia Malmstroem, Commissario agli affari Interni e responsabile per le questioni di immigrazione, ha dichiarato che «i larghi flussi di migranti costituiscono una sfida per tutta l'Europa. E la Commissione farà tutto il possibile per assicurare che il problema sia affrontato dalla Ue in modo unito, sulla base del principio di solidarietà e di condivisione delle responsabilità». Ma cosa sia di preciso “tutto il possibile” non è dato saperlo. Le norme europee non prevedono infatti alcun meccanismo automatico di redistribuzione dei rifugiati tra i membri dell’Unione. Inoltre, mentre per quanto riguarda i rapporti finanziari esiste il controllo ferreo della Bce, ogni solidarietà tra Paesi Ue rispetto al tema dell’immigrazione è prevista solo ed esclusivamente su base volontaria. 

 

Sara Santolini

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